«No alla manipolazione perversa dell’Intelligenza artificiale; si guardi piuttosto al bene comune». Con parole insolitamente dure Papa Leone, ricevendo i partecipanti al seminario, promosso dalla Pontificia Accademia per la vita, «Etica nella gestione delle aziende sanitarie» (Roma, 17-21 novembre 2025), ri-elenca in spagnolo gli aspetti negativi dell’Intelligenza artificiale. Come già nel messaggio al congresso «Intelligenza artificiale e medicina: la sfida della dignità umana», evidenzia i pericoli del progresso tecnologico e la possibilità che «la percezione della realtà sociale e del malato sia distorta, creando una situazione di ingiustizia nella gestione delle risorse». «Se come individui e come società siamo chiamati a difendere l’inequivocabile dignità di ogni essere umano, in tutte le tappe e sfaccettature dell’esistenza, ciò non corrisponde sempre alla realtà. Strumenti tanto efficaci come l’Ia possono essere manipolati, addestrati, orientati affinché, per motivi di opportunità o interesse, economici, politici o di altra indole, si generi pregiudizio nell’informazione, nella gestione e nel modo in cui ci presentiamo o ci avviciniamo all’altro». Proprio questo sta accadendo nelle opulente società americana ed europee.

C’è, quindi, il rischio che le persone «siano classificate in base ai trattamenti necessari e al loro costo e siano trasformate in oggetti, dati, statistiche e in cartelle cliniche», come da sempre succede nell’organizzazione della sanità che espropria il malato della personalità e lo tratta come un numero. In Italia neppure l’introduzione nel 1978 del Servizio sanitario nazionale, caparbiamente voluto dal ministro della Sanita la dc Tina Anselmi, ha modificato il quadro.
Per questo il Pontefice chiede di «guardare come guarda Dio, per non concentrarci sul profitto ma su ciò che sarà meglio per tutti, sapendo essere pazienti, generosi e solidali, creando legami e costruendo ponti, per lavorare in rete, per ottimizzare le risorse, affinché tutti siano protagonisti e beneficiari». Perché Dio «insegna a non separare questo sguardo dal rapporto umano, dalla carezza, dal riconoscimento della persona nella sua fragilità e nella sua dignità». Questo modo di vedere le cose «è l’antidoto migliore affinché le strutture gestionali non perdano di vista il bene da custodire».
Non è la prima volta che Papa Prevost interviene su questi tempi, come intervenne molte volte il predecessore perché – disse Papa Francesco – «la tecnologia può essere distruttiva e la dignità umana è una priorità e ha la priorità». Due settimane fa, Leone XIV ne scrisse al congresso della Pontificia Accademia per la vita «Intelligenza artificiale e medicina: la sfida della dignità umana». Il progresso tecnologico porta «benefici significativi all’umanità, specie nella medicina e nella salute, ma perché sia un progresso autentico, è necessario che la dignità umana e il bene comune continuino a essere solide priorità per tutti». La tecnologia e la ricerca hanno «un enorme potenziale distruttivo se sono al servizio di ideologie antiumane. Gli strumenti di cui disponiamo sono molto potenti e possono produrre un effetto ancora più devastante sulla vita di individui e popoli». Invita a riflettere sulla «rivoluzione digitale che sta portando a quello che Papa Francesco ha definito un “cambiamento epocale”. Oggi è più pervasivo il nuovo progresso tecnologico per alcuni aspetti paragonabili alla rivoluzione industriale, progresso che altera la nostra comprensione delle situazioni e il nostro modo di percepire noi stessi e gli altri. Interagiamo con le macchine come se fossero interlocutori, diventando quasi una loro estensione. Ma così si perdono di vista i volti delle persone e ci si dimentica di riconoscere e apprezzare tutto ciò che è veramente umano».
Ricorda «Antiqua et nova. Nota sul rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana», redatta dai dicasteri per la Dottrina della fede e per la Cultura e l’educazione e pubblicata il 28 gennaio 2025. Affermava: «L’Intelligenza artificiale è solo uno strumento e non prenda il posto dell’uomo». Ora il Pontefice evidenzia che «gli operatori sanitari hanno la vocazione e la responsabilità di essere custodi e servitori della vita umana. Lo stesso si può dire di quanti sono responsabili dell’uso dell’Intelligenza artificiale» e, quindi, «i dispositivi tecnologici non devono mai distogliere dalla relazione personale tra pazienti e operatori sanitari, semmai devono favorire i rapporti interpersonali e la cura».
È un campo, quello della medicina e della tecnologia, dagli stratosferici interessi economici, in mano ai soliti super-miliardari impegnati in una lotta senza esclusione di colpi. Leone XIV invita «a promuovere un’ampia collaborazione a livello internazionale, fra chi opera nei settori tecnologico-sanitario e chi opera in politica».
Pier Giuseppe Accornero


