Il Papa, «No all’autoreferenzialità e al neoclericalismo di difesa»

Papa Francesco conclude la 77ª assemblea Cei (22-25 maggio 2023) incontrando i 330 referenti del «Cammino sinodale» da due terzi delle diocesi italiane e chiarisce: «No all’autoreferenzialità e al neoclericalismo di difesa».

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Papa Francesco conclude la 77ª assemblea Cei (22-25 maggio 2023) incontrando i 330 referenti del «Cammino sinodale» da due terzi delle diocesi italiane e chiarisce: «No all’autoreferenzialità e al neoclericalismo di difesa. Nella Chiesa a volte ci sono scomunicati a priori e si ha l’impressione che le comunità religiose, le curie, le parrocchie siano ancora troppo autoreferenziali. Sembra che si insinui una sorta di neoclericalismo di difesa», generato da un atteggiamento timoroso, dalla lamentela per un mondo che non ci capisce, dal bisogno di far sentire la propria influenza. L’autoreferenzialità è una malattia della Chiesa e il clericalismo è una perversione e quando entra nei laici è terribile». Indica la rotta: «Essere una Chiesa aperta; riscoprirsi corresponsabili non equivale a mettere in atto logiche mondane di distribuzione dei poteri, ma coltivare il desiderio di riconoscere l’altro nella ricchezza dei carismi e della singolarità. Così trovano posto quanti faticano a vedere riconosciuta la loro presenza nella Chiesa, quanti non hanno voce, o le cui voci sono coperte o zittite o ignorate».

«Abbiamo bisogno di comunità nelle quali si allarghi lo spazio, dove tutti possano sentirsi a casa e corresponsabili». Fare Chiesa è un’esigenza: «Essa deve lasciar trasparire il cuore di Dio aperto a tutti e per tutti. Quanto facciamo spazio e quanto ascoltiamo nelle comunità le voci dei giovani, delle donne, dei poveri, dei delusi, di chi è ferito nella vita? Fino a quando la loro presenza resterà una nota sporadica, la Ciesa non sarà sinodale, sarà una Chiesa di pochi». Si augura che l’assemblea dell’ottobre 2023 «prenda sul serio la vulnerabilità». Cita la parola di don Primo Mazzolari che metteva in guardia dai «preti soffocatori di vita»: «Una Chiesa appesantita dalle strutture, dalla burocrazia, dal formalismo faticherà a camminare nella storia incontro agli uomini e alle donne».

«Coraggio e unità» sono i due binari indicati dal presidente Zuppi, che presiede la Messa dei vescovi in San Pietro. «Non siamo funzionari anonimi ma un popolo grande, che accoglie tutte le etnie perché popolo santo di Dio», ma sempre famiglia che ci chiede di vivere con lo stile e i sentimenti della famiglia, non da funzionari anonimi, anche zelanti ma con il cuore e gli affetti da un’altra parte o interessati solo a quello che li riguarda direttamente». Accenna alla missione che gli ha affidato Papa Francesco quando afferma: «La guerra è una macchina di morte fratricida». Ricorda «l’angoscia che grava nell’anima del popolo ucraino che anela alla pace e quanti piangono chi non è tornato più, inghiottito dalla macchina di morte fratricida».

«La Chiesa italiana è viva, dobbiamo compiere un grande sforzo missionario» dice Zuppi all’assemblea nazionale dei referenti diocesani del «Cammino sinodale». Rammenta che oltre 500 mila persone sono state coinvolte, e non era assolutamente scontato: «Non esercitiamo un ruolo, ma siamo una casa. La caratteristica più bella della Chiesa in Italia è avere ancora tante persone che, pur nelle difficoltà, camminano insieme e si sentono a casa»:  «La sfida è intrecciare il vissuto diocesano con le riflessioni nazionali, valorizzando l’apporto locale arricchendolo con il contributo di esperti e di rappresentanti del mondo ecclesiale, sociale e culturale».

Maternità surrogata e abusi sui minori – Sono alcuni temi della conferenza stampa conclusiva. Zuppi: «Indicazione importantissima» definisce il recente no della Corte Costituzionale alla maternità surrogata: «Ci vuole un po’ di buon senso. La vita non si compra mai». «La giustizia è una cosa molto seria: non c’è bisogno di giustizialismo. È nostra preoccupazione e nostro interesse collaborare» dice sugli abusi dei minori. Il segretario Cei mons. Giuseppe Baturi parla del caso della diocesi di Tivoli e Palestrina: «Essa e la Chiesa italiana hanno rispetto per la giustizia, ma non possiamo accettare l’accusa di atteggiamento omertoso. È un tema che ci preoccupa e ci addolora». Nelle diocesi e nelle associazioni, a cominciare dall’Azione Cattolica, si stanno mettendo in atto specifiche «prassi, protocolli e linee guida. Naturalmente la vigilanza non è mai sufficiente, e anche un solo caso di abuso è motivo per un’azione più serrata». Quanto all’obbligo di denuncia, Baturi fa notare che in Italia «non esiste un obbligo giuridico, ma i vescovi già nel 2019 hanno parlato di obbligo morale, a cui ci atteniamo, e di collaborazione con le autorità statali». Con alcuni vincoli: l’accusa sia fondata; la denuncia non incontri l’opposizione del minore; non sia in gioco la salute del minore».

Guerra in Ucraina e missione di pace: il Papa coinvolto «fino alle lacrime» – Sulla missione di pace affidatagli da Francesco, il presidente Cei sottolinea – in sintonia con il comunicato della Sala Stampa vaticana – che «si tratta di una missione in accordo con la Segreteria di Stato, come tante altre esperienze formali e informali del passato». L’obiettivo è «contribuire ad alleviare le tensioni del conflitto, nella speranza che possa avviare percorsi di pace. Una speranza arrivata fino alle lacrime».

Pier Giuseppe Accornero

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