Il Papa: “pace in Terra Santa, inaccettabile la morte dei bambini”

Vaticano – «Pace in Terra Santa, inaccettabile la morte dei bambini»; in Myanmar «i cristiani sono testimoni del Vangelo anche a rischio della vita». Papa Francesco si fa carico delle sofferenze del mondo e incontra John Forbes Kerry, inviato speciale del presidente degli Stati Uniti per il clima, che testimonia: «È una delle grandi voci della ragione e una convincente autorità morale sulla crisi climatica»

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Papa Francesco al Regina Coeli del 16 maggio 2021 - foto Vatican news

«Pace in Terra Santa, inaccettabile la morte dei bambini»; in Myanmar «i cristiani sono testimoni del Vangelo anche a rischio della vita». Papa Francesco si fa carico delle sofferenze del mondo e incontra John Forbes Kerry, inviato speciale del presidente degli Stati Uniti per il clima, che testimonia: «È una delle grandi voci della ragione e una convincente autorità morale sulla crisi climatica».

«Preghiamo incessantemente affinché israeliani e palestinesi possano trovare la strada del dialogo e del perdono per essere pazienti costruttori di pace e di giustizia, aprendosi a una speranza comune e alla convivenza tra fratelli. Preghiamo per le vittime, in particolare per i bambini; preghiamo per la pace la regina della pace» dice al «Regina coeli» di domenica 16 maggio 2021. Segue con «grandissima preoccupazione» i violenti scontri nella Striscia di Gaza e in Israele che «rischiano di degenerare in una spirale di morte e distruzione»: numerosi feriti e «tanti innocenti morti. Tra di loro i bambini, e questo è terribile e inaccettabile. La loro morte è segno che non si vuole costruire il futuro ma lo si vuole distruggere». Si appella a chi è responsabile di far cessare «il suono delle armi».

Celebra Messa per i cittadini del Myamar residenti a Roma. Non bisogna cedere alle logiche dell’odio e della divisione, ma ricostruire la fraternità, impegnarsi con «scelte sociali e politiche» ed essere fedeli alla verità che è Gesù «nella notte buia del dolore». Porta all’altare le sofferenze del popolo birmano, segnato dalla violenta repressione dei militari dopo il golpe del 1° febbraio. Prega Dio perché converta i cuori di tutti alla pace. Negli occhi dei fedeli legge il grido di dolore. Ai cittadini di un Paese segnato da dolore e paura, Bergoglio chiede «di custodire la fede, l’unità e la verità, rischiando anche la vita per il Vangelo». Commentando il brano di Marco 16,15-20 spiega: «Custodire la verità non significa difendere delle idee, diventare guardiani di un sistema di dottrine e dogmi ma restare legati a Cristo che è la verità; significa essere profeti in tutte le situazioni».

Servono cristiani controcorrente: «A volte cerchiamo il compromesso ma il Vangelo chiede di essere nella verità e per la verità donando la vita per gli altri. Dove c’è guerra, violenza, odio, essere fedeli al Vangelo e artigiani di pace significa impegnarsi, anche attraverso le scelte sociali e politiche, rischiando la vita. Solo così le cose possono cambiare. Il Signore non ha bisogno di gente tiepida, vuole consacrati nella verità e nella bellezza del Vangelo perché possiamo testimoniare la gioia del Regno di Dio nella notte buia del dolore». Ricorda: «Quando gli interessi di parte, la sete di profitto e di potere prendono il sopravvento, scoppiano scontri e divisioni». Spesso le situazioni politiche e sociali «sono più grandi di voi, ma l’impegno per la pace e la fraternità nasce dal basso: ciascuno sia costruttore di fraternità, seminatore di fraternità per ricostruire ciò che si è spezzato». Prosegue a braccio: «Non lasciamo entrare nella Chiesa la logica dei partiti, che divide e che ci mette al centro scartando gli altri». La preghiera non è fuga dai problemi ma è l’unica «arma dei cristiani in mezzo alle armi di morte». Cita la donna anziana che dice ai nipoti: «Anche arrabbiarsi con Dio può essere una preghiera».

Sul clima la voce del Papa più importante che mai. Dopo l’incontro con Francesco, Kerry nell’intervista a «Vatican News» definisce il Pontefice «un precursore» sulla crisi climatica, grazie all’enciclica «Laudato si’» (24 maggio 2015), «documento molto, molto potente, eloquente e persuasivo dal punto di vista morale. La sua è una voce molto importante che ci accompagnerà fino alla Conferenza di Glasgow» (1°-12 novembre 2021) e Kerry si lascia scappare «alla quale credo intenda partecipare». Concorda sulle «differenze tra i Paesi, tra quello che possono fare e quello che fanno. Abbiamo tutti una responsabilità comune; nessun Paese è esente dalla necessità di prendere misure per affrontare la crisi». Fa mostra di ragionevolezza: «Non ci aspettiamo che un Paese piccolo che emette piccole quantità di gas serra faccia la stessa cosa che faremo noi».

Siamo il secondo Paese per gas serra, dopo la Cina, poi c’è l’India, la Russia e altri. La linea è: nessun Paese può risolvere il problema da solo. Gli Stati Uniti devono mettere la loro giusta quota di finanziamento e fare il possibile per la riduzione dei gas. Il presidente Biden vuole ridurre le emissioni nel prossimo decennio del 50-52 per cento. Ma anche gli altri Paesi emettitori facciano la loro parte. Gli Usa rappresentano l’11% delle emissioni nel mondo e 20 Paesi sviluppati producono il 73-75% delle emissioni. Possiamo avere aria più pulita e salute migliore, ridurre il cancro e creare milioni di posti di lavoro. Possiamo essere più sicuri perché l’energia è rinnovabile, alternativa, sostenibile. Lo dobbiamo fare tutti insieme».Terra

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