Papa Francesco su Dante: “profeta di speranza”

Analisi – Con profonda convinzione,  grande entusiasmo e geniali interpretazioni la Lettera apostolica di Papa Francesco «Candor lucis aeternae» (25 marzo 2021) legge l’Incarnazione come «centro ispiratore ed essenziale della “Divina Commedia” che realizza il prodigioso scambio tra Dio, che entra nella nostra storia facendosi carne, e l’umanità che è assunta in Dio nel quale trova la felicità vera»

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Dante Alighieri

«Nella visione profetica di Dante c’è anche denuncia e critica di chi tradisce la Chiesa; Dante paladino della dignità di ogni essere umano; punto di riferimento per l’umanesimo che vogliamo costruire nel nostro tempo». Con profonda convinzione,  grande entusiasmo e geniali interpretazioni la lettera apostolica di Papa Francesco «Candor lucis aeternae, Splendore della luce eterna» (25 marzo 2021) legge l’Incarnazione come «centro ispiratore ed essenziale della “Divina Commedia” che realizza il prodigioso scambio tra Dio, che entra nella nostra storia facendosi carne, e l’umanità che è assunta in Dio nel quale trova la felicità vera».

Sette secoli dopo la morte, il 13 o 14 settembre1321 a Ravenna, in doloroso esilio dall’amata Firenze, Dante «parla a noi, uomini e donne di oggi e ci chiede di essere non solo letto e studiato, ma soprattutto ascoltato e imitato nel cammino verso la felicità, l’amore infinito ed eterno di Dio». Nella sua missione si inseriscono anche la denuncia e la critica ai credenti che tradiscono l’adesione a Cristo e trasformano la Chiesa in uno strumento dei propri interessi: «Attraverso le parole di San Pier Damiani, San Benedetto e San Pietro, denuncia la corruzione di alcuni settori della Chiesa, si fa portavoce di un rinnovamento profondo e invoca la Provvidenza perché lo favorisca e lo renda possibile».

I Papi lo hanno onorato e proposto alla ChiesaBenedetto XV nell’ enciclica «In praeclara summorum» (30 aprile 1921) raccoglie gli spunti di Leone XIII e Pio X. Paolo VI celebra i 700 anni della nascita (1265-1965), regala una croce dorata al tempietto ravennate che ne custodisce il sepolcro (9 settembre); invia a Firenze un’aurea corona d’alloro da incastonare nel Battistero di San Giovanni (14 novembre); a conclusione del Vaticano II dona ai padri conciliari un’artistica edizione della «Divina Commedia»; nella lettera apostolica «Altissimi cantus» (7 dicembre) ribadisce il forte legame tra Dante e la Chiesa della modernità. Per Giovanni Paolo II «parla della vita dell’oltretomba e del mistero di Dio con la forza del pensiero teologico, trasfigurato dallo splendore dell’arte e della poesia» (30 maggio 1985). Benedetto XVI ripropone spesso l’itinerario dantesco: «Presenta la luce eterna in tre cerchi che descrive con densi versi: “O luce etterna che solo in te sidi, / sola t’intendi, e da te intelletta / e intendente te, ami e arridi!”» (enciclica «Deus caritas est», 15 dicembre 2005).

Papa Bergoglio cita più volte il «sommo poeta» – Nel messaggio al cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura per i 750 anni dalla nascita (1265-2015), auspicando «che la figura dell’Alighieri e la sua opera siano nuovamente comprese e valorizzate» e proponevo la «Divina Commedia» come «grande itinerario, anzi un vero pellegrinaggio, personale e interiore, comunitario, ecclesiale, sociale e storico». Nella «Candor lucis aeternae» si accosta alla vita e all’opera «per percepirne la risonanza, manifestandone l’attualità e la perennità, coglierne i moniti e le riflessioni ancora essenziali per tutta l’umanità, non solo per i credenti. L’opera di Dante è parte integrante della nostra cultura, ci rimanda alle radici cristiane dell’Europa e dell’Occidente, rappresenta il patrimonio di ideali e di valori che Chiesa e società propongono come base fondamentale della convivenza umana, in cui possiamo e dobbiamo riconoscerci tutti fratelli».

Vede Dante come «profeta di speranza; esule, pellegrino, fragile, ma forte della profonda e intima esperienza che lo ha trasformato, rinato grazie alla visione che dalle profondità degli inferi, dalla condizione umana più degradata, lo ha innalzato alla visione di Dio, si erge a messaggero di una nuova esistenza, a profeta di una nuova umanità che anela alla pace e alla felicità. Cantore del desiderio umano, sa leggere in profondità il cuore umano e in tutti, anche nelle figure più abiette e inquietanti, o lontane dalla fede, scorge una scintilla di desiderio per raggiungere la felicità e la pienezza di vita. Si ferma ad ascoltare le anime che incontra, dialoga con esse, le interroga per immedesimarsi e partecipare ai loro tormenti o alla loro beatitudine. Partendo dalla propria condizione, si fa interprete del desiderio di ogni essere umano di proseguire il cammino fina a raggiungere l’approdo finale, la verità, la risposta ai perché dell’esistenza, finché il cuore non trovi riposo e pace in Dio».

Dante «poeta della misericordia di Dio e della libertà umana, si fa paladino della dignità di ogni essere umano e della libertà come condizione fondamentale delle scelte di vita e della fede. Il destino eterno dell’uomo – suggerisce narrando le storie di tanti personaggi, illustri o poco conosciuti – dipende dalle loro scelte e dalla loro libertà: anche i gesti quotidiani e insignificanti hanno una portata che va oltre il tempo, sono proiettati nella dimensione eterna. Il maggior dono di Dio all’uomo,  perché possa raggiungere la meta ultima è la libertà». Celebra la Madonna: «Cantando il mistero dell’Incarnazione, fonte di salvezza e di gioia per l’umanità, non può non cantare le lodi di Maria, la Vergine Madre che, con il suo “sì”, con la sua piena e totale accoglienza del progetto di Dio, rende possibile che il Verbo si faccia carne». Profonda è la sintonia con San Francesco: «Uscì dal chiostro, andò tra la gente, per le vie di borghi e città, predicando al popolo, fermandosi nelle case. Dante fece la scelta, incomprensibile all’epoca, di usare per il grande poema la lingua di tutti e popolò il suo racconto di personaggi noti e meno noti, ma uguali in dignità ai potenti della terra».

Invita tutti ad «accogliere la testimonianza, una miniera quasi infinita di conoscenze, esperienze, considerazioni in ogni ambito della ricerca umana. La ricchezza di figure, narrazioni, simboli, immagini suggestive e attraenti che Dante propone suscita ammirazione, meraviglia, gratitudine. In lui possiamo intravedere un precursore della nostra cultura multimediale, in cui parole e immagini, simboli e suoni, poesia e danza si fondono in un unico messaggio. Si comprende perché il suo poema abbia ispirato la creazione di innumerevoli opere d’arte. Anche se Dante è uomo del suo tempo e ha sensibilità diverse dalle nostre su alcuni temi – come il rapporto tra le religioni – il suo umanesimo è valido e attuale e può essere punto di riferimento per quello che vogliamo costruire nel nostro tempo».

Pier Giuseppe Accornero

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