Il Papa, «una società giusta non si costruisce eliminando chi non ha voce»

Al Movimento per la vita – «Una società giusta non si costruisce eliminando chi non ha voce». Dal «Policlinico Gemelli», dove è ricoverato dal 14 febbraio 2025, Papa Francesco interviene contro tutti gli strumenti di morte, in particolare l’aborto e l’eutanasia, in un messaggio al Movimento per la Vita, che compie mezzo secolo di a attività

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«Una società giusta non si costruisce eliminando chi non ha voce». Dal «Policlinico Gemelli», dove è ricoverato dal 14 febbraio 2025, Papa Francesco interviene contro tutti gli strumenti di morte, in particolare l’aborto e l’eutanasia, in un messaggio al Movimento per la vita – che compie mezzo secolo di preziosissima attività – e invita a «scommettere sulle donne, sulla loro capacità di accoglienza, di generosità e di coraggio perché il concepito rappresenta ogni uomo e donna che non conta».

Una felice coincidenza si celebra in San Pietro: i 50 anni dalla nascita del Movimento per la vita e il Giubileo del volontariato. Tanti membri del Mpv partecipano al pellegrinaggio, con il passaggio della Porta Santa e la Messa celebrata dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, che ha letto il messaggio di Papa Bergoglio. Ricorda l’impegno del Movimento profuso in questo cinquantennio «in armonia con la Chiesa e che indica una progettualità diversa ponendo al centro la dignità della persona e privilegiando chi è più debole. Il concepito rappresenta, per eccellenza, ogni uomo e donna che non conta, che non ha voce. Mettersi dalla sua parte significa farsi solidali con tutti gli “scartati” del mondo. E lo sguardo del cuore che lo riconosce come uno o una di noi è la leva che muove questa progettualità». «Scartati» e «scarto» sono termini che il Papa argentino usa parecchio.

Riconosce il valore del servizio del Movimento per la vita, «il cui primo germoglio è stato il Centro di aiuto alla vita» nato a Firenze nel 1975 su iniziativa di Carlo Casini. Un servizio ampliato poi dalle Case di accoglienza, dai SOS vita, dal Progetto Gemma e dalle Culle per la vita. Tutto questo inventato, realizzato e caratterizzato da uno stile «di vicinanza e di prossimità alle mamme in difficoltà per una gravidanza difficile o inattesa, svolto con franchezza, amore e tenacia, tenendo strettamente unita la verità alla carità verso tutti». Partendo da questa realtà il Vescovo di Roma incoraggia «a portare avanti la tutela sociale della maternità e l’accoglienza della vita umana in ogni sua fase».

Osserva: in un mondo in cui i giovani «sono più sensibili alla cura del creato si è diffusa invece la “cultura dello scarto”. Per questo è necessario l’impegno a servizio della vita soprattutto quando è più fragile e vulnerabile; perché essa è sacra, creata da Dio per un destino grande e bello. Perché una società giusta non si costruisce eliminando i nascituri indesiderati, gli anziani non più autonomi o i malati incurabili».

Il sì alla vita è un sì alla civiltà dell’amore, al rinnovamento della società civile perché così le donne possono liberarsi dai condizionamenti che le spingono a interrompere la maternità: «È sotto gli occhi di tutti come oggi la società sia strutturata sulle categorie del possedere, del fare, del produrre, dell’apparire. Il vostro impegno, in armonia con quello di tutta la Chiesa, indica una progettualità diversa, che pone al centro la dignità della persona e privilegia chi è più debole». Per questo invita «scommettere sulle donne, sulla loro capacità di accoglienza, di generosità e di coraggio. Vi ringrazio per le pagine di speranza e di tenerezza che aiutate a scrivere nel libro della storia e che rimangono incancellabili: portano e porteranno tanti frutti.

Anche il cardinale Parolin esorta il Movimento «a essere compagni di viaggio di donne e mamme alle quali far sentire la vicinanza di Gesù, a non scoraggiarsi perché “Colui che è la vita vi dà la vita e ve la dà in abbondanza”». Rammenta gli oltre 270 mila bambini salvati da morte per aborto e aiutati a nascere; esorta a seminare sempre il bene; cita una frase del fondatore Carlo Casini: «La difesa della vita umana è un dovere morale e civile per tutti» e così «la difesa della famiglia passa attraverso la promozione della vita; è necessario contrastare la cultura della morte che si manifesta in pratiche come l’aborto, l’eutanasia, e in una mentalità che vede la vita come qualcosa di relativo: da scegliere o terminare a seconda delle circostanze».

Il 22 maggio 1975 viene fondato a Firenze il primo Centro di aiuto alla vita allo scopo di «contrastare il fenomeno dell’aborto», all’epoca illegale ed effettuato in maniera clandestina e di applicare sul piano politico e sociale la dottrina morale esposta dall’«Humanae vitae» (25 luglio 1968) di Paolo VI. I CAV si diffondono in tutta Italia. Il 15 gennaio 1980, due anni dopo l’approvazione della legge sull’aborto (1978), nasce il Movimento per la vita, federazione delle associazioni di aiuto alla vita operanti nel Paese. Il primo presidente è il milanese Francesco Migliori; in seguito, e fino alla morte nel 2015, il presidente è il deputato ed europarlamentare Carlo Casini.

Pier Giuseppe Accornero

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