Il Parlamento allontana da Carmagnola le scorie nucleari

Rifiuti radioattivi – Il Parlamento ha approvato una mozione che chiede al Governo di rivedere le 67 aree italiane dichiarate idonee ad ospitare il Deposito nazionale di scorie nucleari, fra cui il sito a Casanova di Carmagnola, che viene scartato perché dispone delle pregiate colture dei peperoni

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Lo scorso gennaio a Casanova di Carmagnola centinaia di trattori sfilarono davanti al sito designato ad ospitare il Deposito di scorie nucleari per chiedere al Governo di tutelare il proprio territorio

I contadini e gli agricoltori di Casanova di Carmagnola, come quelli di Caluso-Rondissone, hanno tirato uno sospiro di sollievo dopo la notizia dell’approvazione, la scorsa settimana, di una mozione parlamentare che chiede al Governo di rivedere le 67 aree italiane dichiarate idonee a gennaio ad ospitare il Deposito nazionale di scorie nucleari. La società Sogin, che ha l’incarico statale di curare lo smantellamento dei rifiuti radioattivi, individuò 8 siti in Piemonte di cui, appunto, due nel Torinese. La mozione, sottoscritta da tutti i gruppi di maggioranza e votata alla Camera con 409 voti a favore, individua parametri aggiuntivi per designare le località destinate ad accogliere l’impianto per stoccare 78mila metri cubi di scorie radioattive a bassa e media intensità, oggi parcheggiate in centri temporanei.

Il Parlamento, fra i nuovi criteri, chiede di escludere i Comuni che ospitano beni patrimonio dell’Unesco, comprese le zone limitrofe. Vengono dunque scartati tutti quei territori che dispongono di particolari colture di pregio, note e apprezzare a livello locale, nazionale e internazionale, come per esempio le coltivazioni dei peperoni di Carmagnola, che rappresentano un’eccellenza della tradizione enogastronomica piemontese. I deputati esortano, inoltre, a valutare quale sia il livello di stress ambientale delle 67 località candidate ed a verificare la compatibilità di siti militari o industriali dismessi.

Il parroco di Casanova don Iosif Patrascan nella festa di Sant’Antonio Abate si china a baciare la terra per chiedere di tutelare il creato

Lo scorso gennaio era stata ampia la mobilitazione di residenti e lavoratori dei territori coinvolti. A Casanova centinaia di trattori, in occasione della festa di Sant’Antonio Abate (17 gennaio), sfilarono di fronte al sito designato per chiedere al Governo di preservare il proprio territorio e il proprio lavoro. Anche l’Arcivescovo mons. Nosiglia con una lettera aveva espresso vicinanza alla comunità esortandola «a tutelare la propria terra attraverso uno sviluppo sostenibile, solidale e pulito». «Quel momento comunitario di preghiera», sottolinea il parroco di Casanova don Iosif Patrascan, «aveva mostrato numerosi giovani che hanno scelto di investire, anche grazie a progetti europei, sul lavoro agricolo rimboccandosi le maniche. Un segno che questa è una terra viva e fertile, anche dal punto di vista occupazionale, che va preservata».

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