Piemonte, il parto segreto a tutela della vita

Convegno – «Sos donna parto segreto: non ti lasciamo sola in questi difficili momenti» è lo slogan della campagna multilingue promossa dalla Regione Piemonte a cura di Anfaa, per informare le donne che non possono crescere il loro bambino sul loro diritto di partorire in anonimato e in sicurezza e in ospedale – Il neonato verrò dato in adozione

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Una delle immagini della mostra «Una vita migliore» allestita a Torino nell’ex Istituto per l’Infanzia della Provincia di Torino» (Ipi) l’ ex brefotrofio cittadino in corso Lanza 75, chiuso nel 1981, dove sono nati centinaia di bambini non riconosciuti alla nascita e dati in adozione a famiglie in attesa di un figlio. La mostra a cura di «Flashbak Habitat» ricostruisce con fotografie e documenti le storie di tanti bambini che hanno avuto come prima casa la struttura di corso Lanza. È aperta fino al 23 luglio (dal venerdì alla domenica dalle 11 alle 19 al piano terra del Padiglione B e su appuntamento dal martedì al giovedì scrivendo a info@flashback.to.it.)

«Sos donna parto segreto: non ti lasciamo sola in questi difficili momenti» è lo slogan della campagna promossa con il finanziamento della Regione Piemonte a cura di Anfaa, Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie e rilanciata in un seminario, mercoledì 6 giungo nella sede della Città Metropolitana in corso Inghilterra con il sostegno, tra gli altri del Comune di Torino, a cui hanno partecipato ai massimi livelli tutti coloro che si occupano di garantire, secondo le proprie competenze, alle donne che non possono tenere il figlio di partorirlo in anonimato ed in massima sicurezza negli ospedali cittadini. E con la certezza che il loro gesto di amore salverà la vita al proprio bambino che verrà dato subito in adozione. Una campagna di informazione sempre più urgente, come è stato sottolineato da Frida Tonizzo dell’Anfaa, in un tempo dove le cronache hanno riportato alla luce le culle termiche, ed è necessario informare le donne sulla possibilità di partorire in anonimato in ospedale in tutta sicurezza.

«Tutte le donne hanno diritto ad essere aiutate e, nei casi di emergenza o gravi difficoltà, ospitate in comunità protette: hanno la garanzia, per legge, di partorire nel più assoluto segreto, di non riconoscere il neonato come figlio o di avere a disposizione un po’ di tempo per decidere. Se il bambino non viene riconosciuto le istituzioni si prenderanno subito cura di lui, inserendolo in una famiglia adottiva. Un diritto che vale per tutte le donne, comprese le straniere e senza permesso di soggiorno: la legge nazionale 184/1983 prevede infatti «la sospensione per un periodo massimo di due mesi» della decisione sul non riconoscimento «a condizione che, nel frattempo, il minore sia assistito dal genitore o dai parenti». Inoltre la legge della Regione Piemonte n.16 del 2006 precisa che gli interventi «sono erogati su richiesta delle donne interessate e senza ulteriori formalità, indipendentemente dalla loro residenza anagrafica».

La campagna di informazione (in 8 lingue) presentata al seminario e curata da «La Bella grafica» è disponibile in tutti i Comuni del Piemonte: a Torino per le informazioni sul parto segreto si può telefonare allo 011 011 25489 dal lunedì al venerdì alle 9 alle 17 al Consorzio Servizi Sociali. «Il parto in segreto è un diritto che le donne hanno e che devono avere la possibilità di esercitare. Se non lo si conosce, è come non averlo» precisa Jacopo Rosatelli assessore al Welfare, Diritti e Pari opportunità del Comune di Torino».

Per questo è fondamentale la comunicazione, in particolare diretta a quei gruppi sociali che appaiono oggi meno consapevoli di questa facoltà, a partire dalle comunità straniere. I servizi sociali sono a fianco delle donne e del loro diritto ad autodeterminarsi, senza alcuna forma di giudizio ‘morale’, consapevoli della necessità che ancora oggi continua ad esserci di mantenere alto il livello di protezione e tutela di fronte a contesti stigmatizzanti e discriminatori che possono, nei casi estremi, portare anche a gesti gravi e irreparabili».

Molto partecipato il seminario con 150 persone in presenza e 250 collegati on line: tra gli interventi più toccanti quello di un figlia adottiva, Claudia Roffino (autrice del libro «La Vita è un dono» (ed.99) e di Emma Avezzù, Procuratore Capo della procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni Piemonte e Valle d’Aosta, che ha evidenziato come sia rimasta molto colpita da alcune relazioni degli operatori che hanno riferito che ci sia ancora un giudizio negativo, anche fomentato da certa informazione che insiste sull’onda dell’emotività, che chi partorisce e non riconosce il proprio figlio lo abbandona, ha scarso senso materno e compie un atto riprovevole.

«Invece dobbiamo sottolineare e informare il più possibile l’opinione pubblica che chi decide di partorire in anonimato in tutta sicurezza in ospedale fa un grande atto di civiltà, di responsabilità e di amore nei confronti di un figlio che per vari motivi, anche molto sofferti, non può crescere» ha evidenziato il il Procuratore.

Partorire in anonimato è un gesto per la vita. Ed è molto importante che la garanzia che la madre rimanga anonima: perché in seguito alla sentenza della Corte costituzionale che l’adottato di madre segreta può richiedere di cercare la madre, i parti in anonimato sono diminuiti per timore che la donna venga ritracciata.

«Questo può frenare le mamme che fanno questa scelta: i parti in anonimato infatti sono diminuiti e non solo a causa dell denatalità» rileva Emma Avezzù «nel 2000 a Torino i neonati non riconosciuti alla nascita erano 50 nel 2022 solo 15. Nella mia esperienza «conclude Avezzu» sono esigue le istanze di adottati che ricercano la madre: spesso accade che la donna sia deceduta o che non voglia ricongiungersi al figlio. Piuttosto ci sono richieste di figli non riconosciuti che vogliono sapere le loro origini etniche, qualche informazione in più sulla storia della madre e del padre spesso non considerato. Attenzione dunque a come si fa informazione».

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