Il prete Youtuber a Torino

Incontro in Duomo – Don Alberto Ravagnani, il «prete youtuber» di Busto Arsizio, era a Torino domenica 27 giugno per parlare ai giovani della diocesi. Ha 28 anni e 140 mila iscritti al suo canale Youtube, il «pulpito» con il quale spiega il Vangelo alle nuove generazioni

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Ha 28 anni, fa il prete nell’oratorio San Filippo Neri a Busto Arsizio, insegna religione alle scuole superiori, ha un canale Youtube con più di centoquarantamila iscritti, un poadcast seguito da quasi quindicimila persone, centotrentacinquemila follower su Instagram ed ha da poco scritto il libro «La tua vita e la mia» (edito da Rizzoli). È don Alberto Ravagnani, il prete ambrosiano che da più di un anno è diventato famoso grazie ai suoi video sulla fede e sulla vita dei giovani e grazie al suo poadcast, sempre su Youtube, a cui hanno partecipato come ospiti Nek, Madame e Giacomo Lo abbiamo incontrato in occasione della serata, organizzata dall’Ufficio Pastorale Giovanile e il Gruppo Giovani Ucid di Torino, per la presentazione del suo nuovo libro, domenica scorsa in duomo.

«La mia avventura sui social», ci racconta don Alberto Ravagnani, «è iniziata per caso durante la pandemia, il giorno stesso in cui l’oratorio è stato chiuso. Ho cominciato a fare video per stare vicino ai miei ragazzi, poi col passare del tempo ho iniziato a caricarli su Youtube finché il video ‘A cosa serve pregare’ non è diventato virale (ad ora ha più di seicentocinquantamila visualizzazioni ndr).

Poi sono passato anche agli altri social, scoprendo pian piano un modo diverso di essere prete: non solo in oratorio in mezzo ai ragazzi ma anche sui social. Il mondo digitale è il mondo reale, influisce sui ragazzi e io sono presente anche lì per loro. È un modo diverso di fare il prete, ma ministero e missione sono gli stessi». I metodi sono cambiati, ma l’obiettivo di don Alberto è sempre quello di annunciare il Vangelo, la buona notizia, e di guardare la vita dal punto di vista della fede. Non solo dal vivo, in presenza, ma anche attraverso i canali social in modo che anche gli altri possano raggiungerlo facilmente.

L’esporsi sui social ha inevitabilmente portato don Alberto Ravagnani a confrontarsi con la diffidenza nei confronti della Chiesa e del cattolicesimo: «La diffidenza c’è: è la realtà. Forse non ci rendiamo ben conto che è questo il mondo: la Chiesa ormai è vista così. Io non devo ‘lottare per il risultato’, ma ‘godermi il gioco’. Faccio la mia parte (anche se piccola) al meglio. Forse così facendo si riesce ad andare oltre all’immagine comune della Chiesa e dei preti, così si incontra veramente l’altro». L’idea del libro «La tua vita e la mia» (che racconta l’evolversi del rapporto tra due ragazzi di Busto Arsizio, Federico e Riccardo) nasce da una semplice costatazione del prete ambrosiano: «non esiste in Italia alcuna letteratura o narrativa sulle parrocchie e sugli oratori sebbene siano luoghi molto importanti nel nostro paese. Ho quindi deciso di raccontare questa realtà per far conoscere questo mondo ai più».

Durante l’incontro per la presentazione del suo romanzo, mediato da don Luca Ramello, don Alberto Ravagnani ha poi parlato dei giovani, dei ragazzi, dicendo di vedere in molti di loro dei «fuochi spenti», difficili da ravvivare se hanno abbandonato Dio. Ma perché questi fuochi si spengono? Per don Alberto la responsabilità è degli adulti che sono stati «poco adulti» con loro non sostenendoli e non essendo punti di riferimento. «L’adolescenza sono anni di fuoco in cui i ragazzi si sentono chiamati a grandi cose e in cui possono ‘infiammare’ il mondo. Ma per farlo hanno bisogno degli adulti, intesi come persone che si impegnano e che sanno cosa vogliono fare nella vita andando oltre l’indeterminazione del mondo di ora. Vedendo gli adulti dare la vita per qualcosa e capendo che la felicità è avere una vita feconda i ragazzi capiscono che anche loro possono essere così».

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