Articolo del 16 febbraio 2025
Papa Francesco ricoverato al «Policlinico Gemelli» per accertamenti diagnostici e per curare «in ambiente ospedaliero» la bronchite, da cui è affetto da giorni. Annullati l’udienza giubilare di sabato 15 febbraio 2025 e gli eventi per il Giubileo degli artisti e degli uomini di cultura, tra cui la visita a Cinecittà, che sarebbe stata una prima mondiale. La Messa per il Giubileo di domenica 16 febbraio è stata celebrata dal cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del dicastero per la Cultura e l’Educazione.
Francesco avrebbe dovuto, primo Papa nella storia, varcare la soglia degli «studios» di Cinecittà mentre il primo Papa immortalato dal cinema è stato Leone XIII a fine Ottocento. Il legame di Bergoglio con la settima arte è molto forte, intessuto di ricordi personali, scambi con gli con gli artisti e citazioni filmiche. Bambino, nel secondo dopoguerra, assiste con i genitori a pellicole neorealistiche italiane: «Quando eravamo bambini, i genitori ci portavano a vedere quei film, e ci hanno formato il cuore» dice il 7 dicembre 2019 all’Associazione cattolica Esercenti cinema: «Il cinema è un grande strumento di aggregazione. Soprattutto nel dopoguerra ha contribuito in maniera eccezionale a ricostruire il tessuto sociale con tanti momenti aggregativi». In tre parole sintetizza la forza del grande schermo: comunione, creatività, visione: «Quante piazze, quante sale, quanti oratori, animati da persone che, nella visione del film, trasferivano speranze e attese. E da lì ripartivano, con un sospiro di sollievo, nelle ansie e difficoltà quotidiane. Un momento anche educativo e formativo, per riconnettere rapporti consumati dalle tragedie vissute».
Il cinema «è anche uno strumento per tornare a parlare del “bello”» dice il 20 febbraio 2023 alla Fondazione Ente dello Spettacolo: «Mi piace il lavoro del cinema, dell’arte, della bellezza come grande espressione di Dio». Nell’intervista rilasciata il 19 agosto 2013 al gesuita Antonio Spadaro, direttore de «La Civiltà Cattolica», confida: «“La strada” di Federico Fellini è il film che forse ho amato di più. Credo di aver visto tutti i film con Anna Magnani e Aldo Fabrizi quando avevo 10-12 anni. Un altro film che ho molto amato è “Roma città aperta” poi “I bambini ci guardano” di Vittorio De Sica. Io amo gli artisti tragici perché tutti potremmo sentire le loro opere come nostre, come espressione dei nostri drammi. Piangendo per la sorte dei personaggi, piangiamo per noi stessi e i nostri vuoti, le nostre mancanze, la nostra solitudine».
Nella parrocchia romana Santa Maria a Setteville il 15 gennaio 2017, ricorda: «Quando ero a Buenos Aires, alcune catechesi le facevo con il film “Rapsodia in agosto” del giapponese Kurosawa».
«Quando penso a Papa Francesco devo dire che la prima parola che mi viene in mente è compassione» confida il grande regista americano Martin Scorsese. Mentre non si può dimenticare lo slancio d’affetto di Roberto Benigni, regista e attore premio Oscar per «La vita è bella»: nella Giornata mondiale dei bambini del 2024 gli dice: «Lei è argentino, possiamo ballare un tango!».
Francesco appare in un videomessaggio nel Teatro Ariston di San Remo durante il festival della canzone italiana: «La musica può aiutare la convivenza dei popoli» e spera «di vedere chi si è odiato stringersi la mano, abbracciarsi e dire con la vita, la musica e il canto: la pace è possibile!».
«L’arte non è un lusso ma una necessità che trasforma il dolore in speranza», fa dire al cardinale Tolentino de Mendonça, che legge la sua omelia nella Messa nel Giubileo dedicato a pittori, musicisti, poeti, scrittori, attori, gente di teatro e di cinema, uomini e donne di cultura e a tutte le categorie di virtuosi che da millenni incantano il mondo con le loro opere. Francesco – impossibilitato a partecipare – riflette sulla loro antica e più che mai attuale responsabilità di «trasformare il dolore in speranza».
«La vostra missione è non solo creare bellezza, ma rivelare la verità, la bontà e la bellezza nascoste nelle pieghe della storia, è dare voce a chi non ha voce ed è trasformare il dolore in speranza. L’artista è colui o colei che ha il compito di aiutare l’umanità a non perdere la direzione, a non smarrire l’orizzonte della speranza». Conclude: «La visione degli artisti deve essere profetica, attiva nella diffusione della logica capovolta delle beatitudini. Non smettete mai di cercare, di interrogare, di rischiare».
Pier Giuseppe Accornero
Articolo del 16 febbraio 2025

