Il ritorno dalla missione

Commendo alle letture della XVI Domenica del Tempo ordinario (21 luglio) Vangelo Marco 6,30-34

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L’evangelista Marco ci ha abituato nel corso del Vangelo a questo genere di racconti che vengono definiti sommari e che sono utilizzati per cambiare la scena e per introdurre una sessione successiva del racconto evangelico. Ci troviamo ancora al 6° capitolo che prepara la moltiplicazione dei pani e che proietta sullo sfondo la confessione dell’apostolo Pietro, considerata il culmine del Vangelo. I Dodici precedentemente inviati con la stessa forza del Signore Gesù rientrano dalla missione e raccontano quello che è avvenuto durante la loro lontananza dal Maestro, cosa hanno fatto e insegnato.

Non ci è dato sapere come si sono svolti i fatti e se questo momento di riunione sia stata anche una verifica come siamo soliti fare noi nelle nostre programmazioni. In ogni caso questo momento è  molto particolare. Gesù non tira le somme e l’evangelista non ci riferisce della soddisfazione o meno del Maestro.

Il racconto si presenta come una «vacanza» del gruppo dei Dodici. Marco riferisce di una bellissima espressione di Gesù all’inizio del raduno con i suoi, quasi a specificare il motivo del trovarsi insieme «Venite in disparte e riposatevi un poco». Immaginiamo dunque che questa sosta, questa condivisione non rientri nel campo della riorganizzazione e della progettazione ma invece nel campo della motivazione. Il Signore li aveva mandati a due a due in libertà e povertà e questa sosta-vacanza serve a loro con il Maestro per motivare che la missione non è la loro, che il mondo è già salvato e che essi in libertà e povertà sono ambasciatori di questa salvezza con la vita e con la parola.

La folla attorno a loro si accalca, come sempre e da Gesù aspetta parole di vita e di speranza: il Maestro in questo riposo magari sulle rive del suo lago invita i suoi di allora e di oggi a vivere strettamente uniti a Lui la missione che è opera sua e il vero pastore è Colui che si fa modello del gregge, che ricalca il modello proposto dal Vangelo e non ne inventa uno a suo uso e costume.

La vacanza-riposo che oggi il Vangelo ci propone è dunque un momento cruciale per coloro che si professano discepoli del Maestro, un’occasione per capire che non sono essi protagonisti della missione né tanto meno sono essi a salvare gli uomini e le donne. Mi pare di capire, prendendo spunto dall’ultima espressione evangelica dove invece delle parole viene attribuita a Gesù la compassione nel vedere le folle che «essere pecore senza pastore», che è un po’ come pascere se stessi, attribuire a se stessi incarichi o missioni che invece ci sono affidati e di cui non siamo padroni ma solo amministratori.

Gesù sente profonda compassione per tutta l’umanità e in particolare per coloro che lo seguono quando essi stessi invece che seguire Lui, imparare da Lui e dal suo Vangelo si sentono invece detentori della sapienza, protagonisti delle loro opere, riferiti a se stessi e a quello che pensano.

Posso trarre un piccolo insegnamento per questo tempo estivo che può darci la possibilità di fermarci e di ristorarci. Auguro a tutti, seguendo il Vangelo di trovare un tempo di riposo non solo dalle fatiche fisiche e mentali dell’anno ma anche e soprattutto dalle fatiche spirituali e tra cui  anche quella di essere referenti a se stessi nelle proprie mansioni, nelle proprie attività, preoccupati che nel nostro «pascere» di tutti i giorni tutto dipenda da noi e dalle nostre intuizioni e poco invece dipenda da Lui nostro unico e solo pastore. Andare in disparte per scoprire che al centro della nostra opera, qualsiasi essa sia, si trovi il Signore Gesù.

Il brano evangelico dunque non è proprio una vacanza, seppur necessaria, ma un riposizionamento necessario, sempre, per tutti quelli che vanno in cammino e soprattutto camminano verso il Signore e vale ancor di più per quelli che sono detti pastori con la P maiuscola.

padre Andrea MARCHINI

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