Il Papa e la Santa Sede temono un nuovo atto scismatico dei lefebvriani e invitano la Chiesa a pregare perché non accada. La «Fraternità sacerdotale San Pio X», fondata dall’arcivescovo reazionario francese Marcel Lefebvre, nonostante gli inviti del Papa, ha annunciato di voler ordinare il 1° luglio 2026 nuovi vescovi senza il «mandato». Il cardinale prefetto della Dottrina della fede Víctor Manuel Fernández, in una nuova dichiarazione, approvata da Papa Leone, ribadisce: le ordinazioni episcopali annunciate non hanno il mandato pontificio. Il gesto costituirà «un atto scismatico» – come sancisce Giovanni Paolo II nella lettera apostolica «Ecclesia Dei» (2 luglio 1988) – e «l’adesione allo scisma costituisce una grave offesa a Dio e comporta la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa».
Lo scoro 12 febbraio si svolse in Vaticano l’incontro tra il prefetto e don Davide Pagliarani, dal 2018 superiore generale della Fraternità, nel tentativo di «evitare strappi o soluzioni unilaterali», dopo l’annuncio delle prossime consacrazioni. Infatti, Pagliarani, al Seminario della Fraternità a Flavigny-sur-Ozerain in Francia, comunicò che avrebbe affidato ai due vescovi della comunità – lo spagnolo Alfonso de Gallareta e lo svizzero Bernard Fellay, già superiore generale – l’incarico di «procedere a nuove consacrazioni episcopali» il 1° luglio. Un gesto che «assicura la continuità» e replica quello del 30 giugno 1988 quando Lefebvre consacrò quattro vescovi incorrendo nella scomunica immediata «latae sententiae»: due sono Fellay e de Gallareta.
Nell’incontro con il superiore generale – diceva un comunicato – «si sono chiariti alcuni punti presentati dalla Fraternità in diverse lettere negli anni 2017-2019 – tra cui la questione della volontà divina sulla pluralità delle religioni – e il cardinale prefetto propose un percorso di dialogo teologico, con una metodologia ben precisa, su temi che non hanno avuto una sufficiente precisazione», tra cui «la differenza tra atto di fede e “religioso ossequio della mente e della volontà” e i differenti gradi di adesione che richiedono i diversi testi del Concilio Vaticano II. Il percorso ha come scopo evidenziare i “minimi necessari” per la piena comunione con la Chiesa e delineare uno statuto canonico della Fraternità».
La Santa Sede ribadisce che «l’ordinazione di vescovi senza mandato del Papa, che detiene una potestà ordinaria suprema, piena, universale, immediata e diretta, implicherebbe una decisiva rottura della comunione ecclesiale (scisma) con gravi conseguenze». Il dialogo presuppone che la Fraternità «sospenda la decisione delle ordinazioni». Il comunicato vaticano chiede preghiere «a tutta la Chiesa perché accompagni questo cammino con l’aiuto dello Spirito Santo, principale artefice della vera comunione ecclesiale voluta da Cristo».
Fernández definì l’incontro «cordiale e sincero». Ma la Fraternità scismatica rispose picche su tutta la linea: no alla proposta di un dialogo teologico perché la Santa Sede non metterebbero mai in dubbio i testi del Concilio Vaticano II né la legittimità della riforma liturgica che ne è scaturita; sì alla consacrazione di nuovi vescovi. La risposta è firmata dai cinque membri del Consiglio generale, quindi all’unanimità i lefebvriani rifiutano la mano tesa, con la scusa che il dialogo «non potrebbe giungere a determinare ciò che costituirebbe “i minimi” necessari per la piena comunione con la Chiesa poiché i testi del Concilio non possono essere corretti, né la legittimità della Riforma liturgica messa in discussione. Il Concilio – sostiene il capo degli scismatici – non costituisce un insieme di testi liberamente interpretabili: esso è stato recepito, sviluppato e applicato da sessant’anni, dai Papi che si sono succeduti. Questi documenti mostrano che il quadro dottrinale e pastorale nel quale la Santa Sede intende collocare ogni discussione è già determinato».
Perciò – è la gravissima conclusione – «nella consapevolezza che non possiamo trovare un accordo sulla dottrina» le ordinazioni di nuovi vescovi il 1° luglio sono confermate «per la sopravvivenza della Tradizione», frase dalla quale traspare l’arroganza di chi ritiene che solo la propria sia la vera Tradizione.
Su Papa Leone, per ora non risultano affermazioni, polemiche e accuse, come i lefebvriani rivolsero ai Papi Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Per essi Papa Bergoglio era «un vero modernista che rendeva la Chiesa diecimila volte peggio». Parla troppo chiaro, propone una «Chiesa povera per i poveri», parla troppo di misericordia di Dio, pretende dei vescovi e dei preti che non siano degli «impiegati del sacro» ma che «portino addosso il profumo delle pecore».
Lefebvre, accusava il Concilio di ogni nefandezza e l’ultradestra clericale non ha mai ripudiato il nazifascismo e il negazionismo sul genocidio degli ebrei.
Come si vede non ha ottenuto risultati la remissione della scomunica, nonostante tutti i consigli contrari, fatta da Benedetto XVI il 21 gennaio 2009.
Pier Giuseppe Accornero


