Vescovi e Sindaci del Mediterraneo insieme, nel segno di La Pira

23-27 febbraio – Si svolgerà nel segno di Giorgio La Pira, «sindaco santo», l’incontro dei vescovi e sindaci del Mediterraneo, organizzato dalla Cei a Firenze, che si conclude con la visita del Papa e con la partecipazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Presidente del Consiglio Mario Draghi

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Il Venerabile Giorgio La Pira

Si svolgerà nel segno di Giorgio La Pira, «sindaco santo», l’incontro dei vescovi e sindaci del Mediterraneo, organizzato dalla Cei a Firenze il 23-27 febbraio, che si concluderà con la visita del Papa e con la partecipazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Presidente del Consiglio Mario Draghi. Sottolinea il cardinale Gualtiero Bassetti, fiorentino, arcivescovo di Perugia e presidente della Cei: «L’intuizione di ritrovarsi dopo la prima esperienza di Bari nel 2020, è maturata a partire da La Pira che, in piena Guerra fredda, avviò un percorso politico per favorire l’incontro tra gli uomini e promuovere la pace, tassello imprescindibile per la famiglia umana».

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UNO DEI GRANDI ITALIANI DEL NOVECENTO – Il 9 gennaio 2004 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi conferì la medaglia d’oro al merito civile alla memoria di Giorgio La Pira, uno dei grandi italiani del Novecento, nel centenario della nascita. Il 25 febbraio 2004 a Montecitorio si svolge la commemorazione con gli interventi del presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, del senatore a vita Giulio Andreotti, del cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo emerito di Milano e del sindaco di Firenze Leonardo Domenici. Martini lo ricorda «come l’uomo che lasciava trasparire una grande spiritualità e una grande capacità di accoglienza, di affetto, di attenzione verso le persone». Per il «sindaco santo» è in corso la causa di beatificazione Papa Francesco il 5 luglio 2018 riconosce le virtù eroiche del «venerabile» La Pira.

kANTIFASCISTA, COLLABORA ALLA COSTITUZIONE – Giorgio La Pira nasce a Pozzallo (Ragusa) il 9 gennaio 1904. Dopo la giovinezza in Sicilia, nel 1926 si laurea in Diritto romano e ottiene un incarico presso l’Università di Firenze dove si trasferisce negli anni Trenta. Stretto collaboratore dell’arcivescovo cardinale Elia Dalla Costa, antifascista e antirazziale difende il valore della persona e della libertà: per questo il regime tenta di arrestarlo ma egli sfugge alla polizia segreta. Nel 1943 partecipa alla stesura del «Codice di Camaldoli». È tra i fondatori della «Comunità del porcellino» e della rivista «Cronache sociali»: La Pira, Giuseppe Dossetti, Giuseppe Lazzati, Amintore Fanfani, «professorini» eletti nel 1946 eletti alla Costituente. Nella stesura della Costituzione svolge ruolo propulsivo. Deputato al Parlamento dal 1948 per tre legislature, è sottosegretario al ministero del Lavoro: affronta i problemi dell’Italia della ricostruzione e si impegna a favore delle classi più indigenti realizzando il «piano per le case popolari».

FIRENZE, SINDACO DEI POVERI E DEGLI OPERAI – Coerente con la fede e duttile nella pratica. È sindaco di Firenze per tre volte nel 1951-1957 e nel 1961-1964. Vive poveramente in una celletta del convento domenicano San Marco. Si batte per la buona amministrazione: fa costruire scuole e case popolari a basso prezzo per i poveri e le requisisce per darle ai senzatetto; crea il quartiere satellite dell’Isolotto; ricostruisce i ponti e il Teatro comunale; realizza la centrale del latte e sistema la rete viaria e tranviaria. Dal 1961 guida una delle prime giunte di centrosinistra. La Pignone rischia lo smantellamento e tremila operai il posto: ottiene che venga assorbita dall’Eni; trasforma in cooperativa la Fonderia delle Cure messa in liquidazione; salva le Officine Galileo; interviene per i dipendenti della Richard-Ginori. All’accusa di essere «un comunista bianco» e uno dei «comunistelli di sacrestia» – non piace a Pio XII e alla Curia romana: il cardinale Alfredo Ottaviani, capo del Sant’Ufficio, lo vede come fumo negli occhi – replica difendendo le sue scelte «basate sulla fede». Politico scomodo, è «schedato» dal Sifar, servizio segreto «deviato». Per La Pira i poveri sono il problema cruciale.

UOMO DI DIALOGO E DI PACE IN PIENA «GUERRA FREDDA» – Segno di contraddizione, coscienza critica, uomo di dialogo, intesse una rete di rapporti in piena «Guerra fredda». Nel 1951 interviene presso Stalin per la pace in Corea. Dal 1952 al ’56 indice i «Convegni internazionali per la pace e la civiltà cristiana»; ospita a Firenze la «Tavola rotonda Est-Ovest sul disarmo» e nel ’55 il «Convegno dei sindaci delle capitali del mondo». Organizza i «Colloqui per il Mediterraneo»: nel 1958 rappresentanti arabi e israeliani e intellettuali islamici ed ebrei affrontano il tema della pace in Terra Santa. Leggendari i suoi viaggi: incontra il ministro degli Esteri Abba Eban in Israele e il presidente egiziano Gamal Abd el-Nasser al Cairo. Nel 1959 viola la «cortina di ferro»: a Mosca vede Nikita Krusciov e davanti al Soviet supremo parla di distensione e disarmo. E nella capitale dell’Urss si fa portare a Messa a San Luigi dei Francesi dalla macchina del Pcus. Nel 1964 negli Stati Uniti appoggia la legge sui diritti civili delle minoranze razziali proposte da Martin Luther King. Nel 1965 organizza il «Simposio per la pace» in Vietnam. Si reca ad Hanoi e si presenta al capo comunista Ho Chi Min portando in dono un quadro della Madonna.

SA MISCELARE TENSIONE MISTICA E UTOPIA EVANGELICA – L’indomito profeta, il testimone del «Vangelo della carità» muore il 5 novembre 1977. Ai funerali in Duomo il cardinale arcivescovo Giovanni Benelli dice: «Di lui tutto si può capire con la fede, nulla si può capire senza la fede». Lo storico Andrea Riccardi: «Aveva capito che i problemi del futuro sarebbero venuti dai rapporti con l’Islam e dall’irrisolta crisi mediorientale». Il cardinale arcivescovo di Firenze Ennio Antonelli lo considera «un laico mistico inserito nella vita, figura di cristiano assai significativa». Nel 2004, centenario della nascita, a Firenze si svolge il convegno internazionale sul suo «Progetto Europa» che aveva cominciato a tessere con i «Convegni internazionali per la pace e la civiltà cristiana», la «Tavola rotonda Est-Ovest sul disarmo», il «Convegno dei sindaci delle capitali del mondo», i «Colloqui per il Mediterraneo». Sa parlare ai grandi della Terra e difende gli umili, è amico di papi e cardinali, tiene corrispondenza con re e capi di Stato ma si spende per i poveri e conduce una vita sobria e ascetica un uomo che «porta una croce che non è quella di Cristo». Lo stesso fa Pio XI in Vaticano quando il dittatore sbarca a Roma

Pesce rosso nell’acquasantiera, riesce a riunire i sindaci delle capitali, anche Mosca, Pechino, Bombay, Washington.

«TOGLIETE DI MEZZO IL CADAVERE DELL’ATEISMO DI STATO come avete tolto il cadavere di Stalin dal mausoleo» dice La Pira a Nikita Krusciov nel 1959 dichia­rando al sinedrio sovietico: «Signori io sono un credente. Credo nella resurrezione di Cristo che attrae a sé i secoli e le nazio­ni, credo nella forza storica della preghiera. Se volete la pace togliete di mezzo il ramo secco dell’ateismo, lasciate libera la Chiesa e i cristiani. Voi avete la bomba atomica, io ho la bomba della preghiera». Ha avuto almeno due straordinarie intui­zioni. Primo: la caduta dell’ateismo di Stato comunista e la rinascita cristiana in Russia, eventi imprevedibili e decisivi per la riconciliazione fra Oriente e Occidente. Secondo: la «riconciliazione della famiglia di Abra­mo» quale premessa della pace in Terra santa: riconciliazione che non è ancora pienamente avvenuta.

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