Israele al bivio: tregua o attacco a Rafah

Medio Oriente – Insieme a Stati Uniti e Qatar, l’Egitto sta meditando tra Hamas e Netanyahu, ma l’invasione del sud della striscia di Gaza resta nel mirino. Il premier israeliano è contrario al ritorno dell’autorità palestinese. Una forza di pace araba

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Ci avevamo messo una pietra sopra, al negoziato e alle speranze di una tregua. E, all’improvviso, la trattativa si rianima: c’è una proposta israeliana, che Hamas non ha subito respinto («La stiamo studiando»); il segretario di Stato Usa Antony Blinken ritorna nella Regione – per la settima volta, finora sempre senza risultati positivi – e definisce la proposta israeliana «generosa»; l’Egitto invita delegazioni di Israele e di Hamas al Cairo per negoziare.

Israele agita una carota, per i palestinesi: la tregua, si dice di 40 giorni, e la scarcerazione di detenuti in cambio della liberazione degli ostaggi ancora trattenuti, o di una parte di essi: sulla carta, circa 130, ma i superstiti sarebbero molti meno. Ma Israele tiene anche bene in evidenza un bastone: l’operazione di terra a Rafah, nel sud della Striscia, dove raid israeliani continuano a fare vittime (una trentina tra domenica e lunedì e altrettante la notte successiva). I caccia d’Israele colpiscono lungo tutta la Striscia, da nord a sud.

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