Israele-Hamas: arrivati in Italia per le cure i primi bambini di Gaza

Roma – Un raggio di luce nelle tenebre e nell’orrore della guerra in Medio Oriente: a Roma sono arrivati i primi 11 bambini palestinesi che saranno curati in ospedali pediatrici. Continua incessante l’azione di Papa Francesco e della Santa Sede per il ritorno della pace in Terra Santa

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Un raggio di luce nelle tenebre e nell’orrore della guerra in Medio Oriente: a Roma sono arrivati i primi 11 bambini palestinesi che saranno curati in ospedali pediatrici. Continua incessante l’azione di Papa Francesco e della Santa Sede per il ritorno della pace in un’area praticamente in guerra da duemila anni.

DUE POPOLI, DUE STATI – In un’intervista a «La Stampa» il Pontefice affronta la crisi tra Israele e Hamas: «Finché non si applica l’accordo di Oslo (20 agosto 1993) con la soluzione dei due Stati per due popoli, la pace vera in Medio Oriente resta lontana. Il conflitto può peggiorare le tensioni e le violenze che segnano il Pianeta». Promette: «Mai mi stancherò di ribadire l’appello, rivolto in particolare a chi ha responsabilità politiche: fermare subito le bombe e i missili, mettere fine agli atteggiamenti ostili. In ogni luogo. La guerra è sempre e solo una sconfitta. Per tutti. Gli unici che guadagnano sono i fabbricanti e i trafficanti di armi. È urgente un cessate il fuoco globale: non ci stiamo accorgendo, o facciamo finta di non vedere, che siamo sull’orlo dell’abisso». Poi «Se ti entrano in casa dei ladri per derubarti e ti aggrediscono, tu ti difendi. Ma non mi piace chiamare “guerra giusta” questa reazione, perché è una definizione che può essere strumentalizzata. È giusto e legittimo difendersi. Ma parliamo di legittima difesa, non giustifichiamo le guerre».

UNA TREGUA, UN BUON RISULTATO – «Coltivo un po’ di speranza. Una tregua sarebbe già un buon risultato». Elogia il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini: «È un grande. Si muove bene. Sta provando con determinazione a mediare. I cristiani e la gente di Gaza, non intendo Hamas, hanno diritto alla pace. Tutti i giorni videochiamo la parrocchia di Gaza. Parlo alla gente. Continuano la loro vita guardando ogni giorno la morte in faccia». Diplomazia in azione anche per l’Ucraina: ricorda la «missione complicata e delicata» del cardinale Matteo Maria Zuppi, «bravo ed esperto, attuando una costante e paziente opera diplomatica per mettere da parte le conflittualità e costruire un’atmosfera di riconciliazione». Qualcuno dei bambini ucraini rapiti dai russi è già tornato. Conclude l’intervista alla testata torinese: «Sogno una Chiesa vicina alla gente nella concretezza e nelle sfumature e nelle asperità della vita quotidiana» come disse 11 anni fa nelle riunioni dei cardinali che precedono il Conclave da cui fu eletto il 13 marzo 2013: «La Chiesa è chiamata a uscire da sé stessa e a dirigersi verso le periferie, non solo quelle geografiche ma anche quelle esistenziali, quelle del mistero del peccato, del dolore, dell’ingiustizia, dell’ignoranza e dell’assenza di fede, del pensiero e di ogni forma di miseria».

I PAPI E LA CHIESA concordano con l’Onu: due popoli e due Stati e uno statuto speciale per i Luoghi Santi e Gerusalemme, città sacra alle tre religioni monoteiste: Ebraismo, Cristianesimo, Islamismo. Il problema è posto da Leone XIII («Domini et Salvatoris», 26 dicembre 1887); è ripreso da Pio XII che nella prima guerra arabo-israeliana (ottobre 1948) indice preghiere per la pacificazione della Palestina, da Paolo VI che va pellegrino (4-6 gennaio 1964) «ove Cristo nacque, visse, morì, risorse è suolo benedetto» e alla vigilia della guerra arabo-israeliana il 5 giugno 1967 chiede di far tacere le armi nella «terra santa per tutti». Giovanni Paolo II invoca «pace e riconciliazione per i due popoli». Per Francesco «il dialogo con l’ebraismo è di particolare importanza per noi cristiani, perché abbiamo radici ebraiche».

ALTRI BIMBI FERITI – Arriveranno in Italia attraverso il valico di Rafah in Egitto. «È la strada giusta» commenta padre Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terra Santa, ispiratore della missione, che coinvolge «Bambino Gesù» a Roma, «Meyer» a Firenze, «Gaslini» di Genova. Per il francescano egiziano «si realizza il percorso che porta alla pace». Racconta le sofferenze dei familiari di questi piccoli: «Una mamma con due bambini feriti ha perso il marito e una figlia nello stesso bombardamento; altri bambini sono malati e orfani, famiglie divise per consentire le cure, famiglie di cui non si sa se ci  sono sopravvissuti: tutti hanno ferite nel corpo e nello spirito». L’operazione è incoraggiata da Francesco, che il 22 novembre 2023 ricevette Faltas: «Il Pontefice mostrò tutto il suo dolore per le guerre e per i bambini che ne sono vittime. Sono uscito da quell’incontro incoraggiato. Il dolore  non ha colore né carta d’identità».

ATTACCO AI CRISTIANI DI ISTANBUL – La chiesa di Santa Maria Draperis a Istanbul è stata assaltata dagli estremisti islamici dell’Isis che hanno ammazzato una persona e causato diversi feriti durante la Messa. La paura è che – come sostiene Bergoglio – le drammatiche vicende della Terra Santa possano far deflagrare la «terza guerra mondiale». Basta pensare a Libano, Yemen, Giordania, Iraq, Iran. Padre Faltas è sdegnato perché «i potenti tacciono. Non li abbiamo sentito alzare la voce per chiedere un cessate il fuoco come fa Francesco, il solo che il coraggio di gridare per la pace». Uno dei fedeli, 52 anni, ha reagito e protestato, e per questo è stato ucciso. Un gesto di coraggio che gli è costata la vita. La matrice è chiaramente anticristiana. Mons. Paolo Bizzeti, vicario apostolico dell’Anatolia, ricorda il missionario don Andrea Santoro, ucciso a Trebisonda il 5 febbraio 2006 mentre pregava in chiesa, e mons. Luigi Padovese, ucciso il 3 giugno 2010 a Iskenderun in Turchia.

Pier Giuseppe Accornero

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