Israele-Hamas, l’accordo sugli ostaggi un “barlume di speranza”

Medio Oriente – Mediazione di Qatar, Egitto ed Usa per una tregua militare. La voce della Chiesa in Terra Santa, parlano il cardinale Pizzaballa e padre Patton

70

L’accordo sulla liberazione d’una cinquantina di ostaggi, in cambio d’un cessate-il-fuoco di almeno quattro giorni e dell’uscita di centinaia di detenuti palestinesi dalle carceri israeliane – tre per uno, esclusi i condannati per omicidio – non mette fine alla guerra di Israele contro Hamas, ma certo dà «un barlume di speranza», nella lettura della Cnn e di molti media di tutto il Mondo. Nella trattativa hanno avuto un ruolo essenziale Usa e Qatar, oltre a molti altri attori arabi e no.

Il premier israeliano Netanyahu ha chiarito i limiti dell’intesa, prima che il suo governo l’accettasse, nel cuore della notte tra martedì e mercoledì, dopo una riunione durata sette ore e segnata da forti contrasti: «La guerra continuerà finché Hamas non sarà distrutta». Netanyahu ha usato un linguaggio bellicoso: le forze israeliane resteranno sul ‘chi vive’, anche durante la tregua; pronte a riprendere le ostilità. Gli ostaggi liberati saranno essenzialmente donne e bambini: fra essi, tre cittadini statunitensi, compresa Abigail, una bimba di tre anni, i cui genitori sono stati uccisi nei raid terroristici in Israele del 7 ottobre. Nelle mani di Hamas e di altre sigle terroristiche palestinesi resteranno quasi 200 ostaggi catturati in quelle incursioni che fece circa 1.200 vittime (la cifra è stata corretta, rispetto alle prime stime di 1.400).

La tregua sarà di quattro giorni, estendibile a cinque: è la più lunga di questo conflitto che va avanti da sette settimane – domenica saranno 50 giorni -, con bombardamenti da terra, dal mare e dal cielo sulla Striscia di Gaza e, da oltre due settimane, l’invasione del Nord della Striscia: i combattimenti al suolo, la distruzione di scuole, l’irruzione in ospedali, gli attacchi a campi di profughi. Il numero delle vittime palestinesi supera le 11mila, ma non è più aggiornato regolarmente dal 10 novembre, cioè da quando le comunicazioni sono state tagliate.

Politico.com fa una dettagliata ricostruzione delle trattative per la liberazione degli ostaggi, basata sul resoconto di fonti statunitensi. L’accordo, lungo molte pagine, entra in vigore giovedì 23 novembre e prevede la sospensione dei voli di droni sulla Striscia per alcune ore ogni giorno durante la tregua, per impedire a Israele di capire dove gli ostaggi sono detenuti e da dove escono.

Con tutti i suoi limiti, e nonostante le puntualizzazioni di Netanyahu, che servono a rabbonire l’ala più oltranzista del suo governo, l’intesa costituisce il maggior risultato diplomatico finora conseguito in questo conflitto. Il presidente Usa e la sua Amministrazione sperano che apra la strada a un incremento degli aiuti umanitari alla popolazione palestinese – sono espressamente previsti – e crei spazio per ulteriori negoziati e la liberazione degli altri ostaggi. La Cnn parla di «un momento di umanità in una guerra selvaggia, che ha imposto inaudite violenze ai civili sia israeliani che palestinesi». Ma tutte le parti sono consapevoli del rischio che l’accordo, fragile ed esposto alle provocazioni di entrambe le parti, salti da un momento all’altro.

La questione degli ostaggi

La liberazione degli ostaggi è uno degli obiettivi essenziali della guerra avviata dallo Stato ebraico nella Striscia di Gaza contro i fondamentalisti islamici; ed è, anzi, l’unico obiettivo, per i familiari, che da settimane manifestano a migliaia contro il governo Netanyahu e le sue scelte. La pressione delle famiglie degli ostaggi è intensa e ininterrotta: ci sono state marce da Tel Aviv a Gerusalemme e ci sono manifestazioni, sit-in, proteste in tutto il Paese. La questione degli ostaggi è resa più complessa dal fatto che non tutti sono nelle mani di Hamas, che ha ammesso di avere perso i contatti, in diversi casi, con le altre fazioni armate. E le trattative subiscono delle battute d’arresto, ad esempio quando gli israeliani accusano Hamas d’avere ucciso la soldatessa catturata e trovata morta, vittima di bombardamenti israeliani, secondo i palestinesi. […]

Per continuare a leggere l’analisi di Giampiero Gramaglia acquista La Voce e il Tempo del 26 novembre 2023 nelle edicole di Torino. 

PER ABBONARSI E LEGGERE ON LINE 

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome