La CEI sull’«Autonomia differenziata»: “Il Paese non crescerà se non insieme”

Nota – «Il Paese non crescerà se non insieme». Parte da questa convinzione la nota del Consiglio permanente Cei sull’autonomia differenziata, approvata il 22 maggio 2024 nella 79ª assemblea: raccoglie e fa proprie le forti preoccupazioni dell’episcopato.

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«Il Paese non crescerà se non insieme». Parte da questa convinzione la nota del Consiglio permanente Cei sull’autonomia differenziata, approvata il 22 maggio 2024 nella 79ª assemblea: raccoglie e fa proprie le forti preoccupazioni dell’episcopato. Convinzione che non nasce oggi ma ha accompagnato, nei decenni, «il dovere e la volontà della Chiesa di essere presente e solidale in ogni parte d’Italia, per promuovere un autentico sviluppo di tutto il Paese». E per rispolverare le memorie, ricorda un passaggio dei due documenti «Chiesa italiana e Mezzogiorno» del 1989 e 2010: «È un fondamentale principio di unità e corresponsabilità, che invita a ritrovare il senso autentico dello Stato, della casa comune, di un progetto condiviso per il futuro». Insomma dal disegno di legge di Roberto Calderoli solo picconate alla Costituzione e alla Repubblica. I due progetti governativi il premierato e l’autonomia spaccano in due sfasciano la sanità pubblica, affamano il Mezzogiorno.

Autonomia differenziata. «La storia del Paese dice che non c’è sviluppo senza solidarietà, attenzione agli ultimi, valorizzazione delle differenze e corresponsabilità nella promozione del bene comune». Nella conferenza stampa a conclusione della 79ª assemblea Cei (20-23 maggio) il cardinale presidente Matteo Maria Zuppi aggiunge: «Ci dà particolare forza l’esperienza di sinodalità delle nostre Chiese, grazie alla quale stiamo crescendo nella capacità di camminare insieme con i territori e la comunità civile» per cui la parola «insieme è la chiave per affrontare le sfide e la via che conduce a un futuro possibile per tutti». «L’autonomia differenziata è un problema che riguarda tutto il Paese, e quindi la Chiesa italiana nel suo insieme». Zuppi come Ballestrero, Poletti, Ruini, Bagnasco, Bassetti, suoi predecessori nei decenni alla guida dell’episcopato. I vescovi sono molto preoccupati; alcuni si sono già pronunciati» come quelli della Calabria e della Sicilia – decisamente contrari al progetto leghista – «altri aspettano una posizione ufficiale: la dichiarazione è chiara, difficilmente interpretabile».

Premierato da bocciare. «Gli equilibri istituzionali vanno toccati sempre con molta attenzione» ribadisce Zuppi, e va affrontato «con lo spirito della Costituzione, come qualcosa non di parte». Merita ricordare che in tempi non sospetti, nel gennaio 2021, quando Giorgia Meloni sedeva alla Camera e non ancora a Palazzo Chigi, Zuppi scrisse: «Cara Costituzione, sento il bisogno di scriverti, per ringraziarti di quello che rappresenti da tanto tempo. Hai quasi 75 anni, ma li porti benissimo! Ti voglio chiedere aiuto perché siamo in un momento difficile e quando l’Italia ha problemi,  abbiamo bisogno di te per ricordare da dove veniamo e dove andare».

Una donna contro gli abusi. Tra le novità la nomina di una donna a presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori. «Non è telecomandata» assicura il cardinale: «È una psicoterapeuta, una professionista seria. Continuerà a impegnarsi su un tema che sappiamo quanto ha ferito le vittime e fatto male alla Chiesa». Spiega mons. Gianluca Marchetti, sottosegretario Cei: «Il fatto che alla presidenza ci sia una donna e non un vescovo non è secondario. È stato appositamente cambiato lo statuto, è un segnale. Neppure in altre Conferenze c’è una figura di questo rilievo, una persona esperta nell’ascolto delle vittime, non un giurista o una figura istituzionale. Una scelta forte per implementare la tutela dei minori».

Mafia e corruzione. Anche la mafia «è un problema che riguarda tutto il Paese, non solo le regioni meridionali, che vivono per tradizione questa tragedia, ma tutto il Paese. Paradossalmente, le regioni del Nord hanno meno anticorpi e le Chiese del Sud le aiutano a rendersi conto delle modalità e dei trasformismi, ancora più pericolosi perché invisibili, nascosti negli interstizi legali o entrati nella legalità e pericolosissimi». Interpellato sulla corruzione, nel giorno dell’interrogatorio del presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, il cardinale risponde: «Continua a preoccuparci. Un fenomeno da combattere non solo in maniera giudiziaria, ma con la legalità». Tutti temi, questi, al centro della 50ª Settimana sociale (Trieste, 3-7 luglio): «La partecipazione è l’ossigeno della democrazia, aiuta a contrastare la corruzione».

Migrazioni e povertà. «È gravissimo che qualcuno metta in discussione il principio di salvare le vite». Allarme, come la povertà «che si cronicizza: molte famiglie non riescono ad arrivare a fine mese». C’è la povertà cronica e c’è l’impoverimento. Zuppi indica nel microcredito «uno dei modi con cui la Chiesa cerca di aiutare». Sul calo dell’1,4 per cento dell’8 per mille «c’è un cambio di modalità che ci preoccupa».

Elezioni europee. «I meccanismi di rappresentatività sono in crisi e non è possibile la cura del bene comune per delega: non può non esserci un coinvolgimento personale, altrimenti qualcuno decide per te e si mina l’organismo». Il cardinale se la prende con le «candidature civetta» alle elezioni dell’8-9 giugno. Vanno contestate perché alcuni «candidati saranno eletti ma non andranno mai a Bruxelles. Per fortuna nella Chiesa non c’è questo problema». Cita la lettera scritta congiuntamente da lui come presidente della Cei e da mons. Mariano Crociata, presidente della Commissione delle Conferenze episcopali d’Europa (Comece): «L’Europa rischia di dimenticare l’eredità straordinaria di chi ha combattuto per la libertà dal nazifascismo. La scelta sia per un futuro maggiore e non minore. L’Europa si ricordi delle sue radici».

Pier Giuseppe Accornero

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