La chiamata alla missione

Commento alle letture della XV Domenica del Tempo ordinario (domenica 14 luglio) – Vangelo Marco 6,7-13

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Sono lontane le controversie che riempiono il Vangelo di Marco nella prospettiva della missione di Gesù e che inevitabilmente restringono lo sguardo del discepolo su tutto quello che incomprensibilmente dovrà affrontare il Maestro. Nel Vangelo che ascoltiamo  domenica 14 luglio troviamo ancora un’eco di queste controversie nell’appello alla conversione, appello imprescindibile di ogni annuncio per la vita di coloro che, scoprendo Gesù, decidono di essere suoi discepoli.

L’appello alla conversione è preceduto da quella che gli studiosi individuano essere come la terza chiamata del Vangelo di Marco, la chiamata alla missione. Il maestro di Nazareth, sebbene costretto dalle necessità e dalle contrarietà, guarda lontano, guarda l’umanità in attesa del messaggio di salvezza e la trova non solo ostile ma anche aperta al Vangelo.

Mi piace pensare che questa chiamata alla missione dei dodici (che individua il gruppo più ristretto dei discepoli) indichi per noi discepoli di oggi nuove possibilità di diffondere il Vangelo in un tempo come questo segnato da contrarietà, in un ambiente non sempre facile per l’annuncio del Vangelo. Lo stile di Gesù è povero e libero e in questa povertà e libertà sorge una nuova era per il Cristianesimo in ogni latitudine e cultura.

Ma vediamo alcuni piccoli spunti di riflessione coì come li propone il Vangelo, semplicemente. «Li chiamò a sè e prese a mandarli a due a due». Il numero due, la coppia, richiama il contesto della testimonianza davanti ai giudici e a i tribunali. Nella vita cristiana non esistono cavalieri solitari, supereroi che da soli affrontano la realtà: la vita cristiana è segnata non solo dalla compagnia ma anche del sostegno reciproco; senza la tua fede e la tua testimonianza, la mia testimonianza non è decisiva, non ha la stessa forza.

«Ordinò loro». Le frasi che seguiranno a questa espressione non sono elementi decorativi per la missione, sono l’essenza stessa di essa. Siamo propensi spesso ad una libera interpretazione delle esigenze della missione e del seguire il Maestro. Il Vangelo invece ci mette di fronte ad un’altra evidenza: Gesù ordinò e sappiamo che il suo giogo è dolce e il suo peso leggero (Mt 11,25-30). Infatti a seguire scopriamo che nella valigia del discepolo Gesù ordina di non prendere un bagaglio eccessivo: per il viaggio nient’altro che «un bastone» che si commenta con le parole del salmo 23: «Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza» (Salmo 23); «né pane», che si commenta con altro passo del Vangelo «Signore da chi andremo tu solo hai parole (pane) di vita eterna» (Gv 6, 60-69). «Né sacca, né denaro nella cintura» che si commenta nel pensiero che «Cristo è la nostra ricchezza, Lui che da ricco che era si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà» (2 Cor 8,9). «Ma di calzare sandali»: quanti discepoli in pantofole con l’abbigliamento del divano si rintanano nella casa dell’approvazione, della stima, dell’affetto, del riconoscimento e si allontanano dal Maestro che non ha luogo dove posare il capo a differenza «delle volpi che hanno le loro tane e gli uccelli del cielo il loro nido» (Mt 8,19). «E di non portare due tuniche»: cioè che se nel giorno del Battesimo ci siamo rivestiti della tunica della vita del Maestro, quella tunica che diventa la ragione della nostra vita (la copertura) può anche esserci tolta nel dono completo della vita per Lui, segno di una tunica ben più famosa: quella di Lui che appeso alla Croce «fu spogliato della sua tunica e rivestito del mantello» (Mt 27,28), oppure «a chi ti chiede il mantello tu dagli anche la tunica» (Lc 6,29).

Sono convinto che ci sono motivi di preghiera a e di riflessione almeno per tutta l’estate.

padre Andrea MARCHINI

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