«La gestione del denaro non è mai neutrale» ma comporta sempre responsabilità morali e sociali. Per questo gli investimenti devono essere coerenti e orientati al bene comune. È il nocciolo delle «Linee guida in materia di investimenti etici e sostenibili» della Conferenza episcopale italiana. Un testo approvato dal Consiglio episcopale permanente il 24 marzo 2026, che rivede le indicazioni proposte nel 2020 e che è stato presentato il 9 giugno 2026 alla Borsa di Milano dal cardinale presidente della Cei Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e da Stefano Caselli, professore ordinario di economia degli intermediari finanziari alla Bocconi di Milano.
Proprio nei giorni cruciali in cui Intesasanpaolo lancia un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria sulle azioni di Banca, cioè si impadronisce del Monte dei Paschi di Siena – operazione sulla quale è legittimo chiedersi se anche i semplici clienti e risparmiatori ci guadagnano oltre agli azionisti, detentori di portafogli più ben pasciuti – il più alto rappresentante della Chiesa italiana entra per la prima volta nella Borsa. Con meraviglia, ho scoperto che non lo ha fatto neppure Giovanni Paolo II, in 27 anni di pontificato, nelle 144 visite in Italia (2 a Milano) e nei 104 viaggi all’estero con 136 Paesi visitati.
Zuppi ammonisce contro la pura speculazione finanziaria, riferendosi in generale al «risiko» bancario; ribadisce che la finanza deve sempre mettere al centro la persona e il bene comune, quindi la Chiesa – e non da adesso – riconosce il ruolo positivo della finanza ma richiede che la gestione del denaro sia eticamente responsabile e orientata a scopi sociali, il che evidentemente non è e non appare; sottolinea che le operazioni finanziarie e bancarie non devono trasformarsi in «mera speculazione. La finanza non sia solo per la finanza, ma sia uno strumento» e definisce «pericolosa la finanza quando diventa un fine assoluto». Gli investimenti siano «sostenibili con al centro la persona. La Chiesa riconosce il ruolo positivo che la finanza può svolgere nella promozione di un’economia giusta e solidale» ma chiede responsabilità morale e sociale negli investimenti.
È «un aggiornamento necessario, in un mondo che cambia rapidamente». Il testo – indirizzato essenzialmente a diocesi, parrocchie ed enti religiosi – rammenta il principio della «destinazione universale dei beni» sancita dalla costituzione pastorale Gaudium et spes, «cuore» del Concilio Vaticano II (1962-65), secondo la quale i beni della terra devono essere condivisi equamente tra uomini e popoli e presentava come «imprescindibile l’alleanza tra finanza ed ecologia integrale».
«Nell’individuare linee di comportamento – avverte il documento episcopale – occorre prendere le mosse dalla differenza fondamentale tra logica di mercato e logica etico-religiosa: in termini di obiettivi, nella logica di mercato essi sono esclusivamente finanziari, finalizzati alla massimizzazione del profitto, mentre nella logica etico-religiosa le decisioni di investimento sono guidate anche da considerazioni morali, congiuntamente ma non subordinatamente, alla performance finanziaria». Le «Linee guida» lanciano vari allarmi alle istituzioni ecclesiastiche e chiedono di investire in modo conforme agli insegnamenti della Chiesa e del magistero dei Pontefici, dalla Rerum novarum (1891) di Leone XIII a Evangelii gaudium (2013), Laudato si’ (2015), Fratelli tutti (2020) – tutti e tre di Papa Francesco – fino ai documenti economico-finanziari, come Oeconomicae et pecuniariae quaestiones. Considerazioni per un discernimento etico circa
alcuni aspetti dell’attuale sistema economico-finanziario (2018) e Mensuram bonam. Misure coerenti con la fede per investitori cattolici: un punto di partenza e un invito ad agire (2022) fino ai testi di Leone XIV con la prima enciclica Magnifica humanitas (2026).
Particolare attenzione va data «alla tutela della vita, alla promozione della pace, della dignità umana, della giustizia economica»; alla salvaguardia dell’ambiente, «alla protezione degli animali e alla sostenibilità degli investimenti» con un no assoluto e radicale alle società «attive nella produzione e nel commercio di armi, che sostengono l’aborto, o producono e commercializzano contraccettivi con effetti abortivi». Si ricorda che l’eutanasia, in forma volontaria, «è un omicidio, gravemente contraria alla dignità della persona e al rispetto del Dio vivente». Ma si riconosce che «l’individuazione di aziende che operano in questo settore, a esempio tramite la produzione di relativi farmaci, è assai problematica perché, al contrario dell’aborto, non vengono utilizzati farmaci specifici. Spesso, questi medicinali vengono utilizzati per pratiche mediche assolutamente legittime, come quelle anestetiche». Pertanto «l’esclusione delle aziende che li producono, oltre che metodologicamente non corretto, rischierebbe di produrre indirettamente conseguenze dannose per i pazienti».
Vanno escluse le società che applicano atteggiamenti di discriminazione, o legate alla corruzione, o implicate nella produzione e diffusione di materiale pedo-pornografico. Vanno esclusi i Paesi che applicano la pena di morte o che hanno regimi «totalitari e/o dittatoriali». Inopportuno è l’investimento nelle cripto-valute perché «la loro negoziazione è caratterizzata da un elevato grado di volatilità e opacità, e spesso la loro finalità è quella di finanziare attività illecite come riciclaggio di denaro e finanziamento al terrorismo».
Così, completamente bocciato, come «non conformi ai principi etici e religiosi» è il gioco d’azzardo: «Nessuna deviazione è ammessa». In conclusione, la gestione patrimoniale deve coniugare sostenibilità economica, responsabilità sociale e tutela della persona, in coerenza con i valori cristiani.
Pier Giuseppe Accornero

