La cugina del Papa, “Giorgio non dimentica le sue origini”

Francesco ad Asti – Carla Rabezzana vedova Bracchino, cugina di secondo grado di Papa Francesco (la madre di Carla, Ines Bergoglio era cugina prima di Mario Bergoglio, padre del Papa, e i loro nonni erano fratelli), mamma di due figli, nonna e bisnonna, in questi giorni è tempestata da giornalisti e televisioni: il Pontefice la incontrerà con i parenti nella sua casa a Portacomaro il prossimo 19 novembre

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Carla Rabezzana vedova Bracchino, cugina di secondo grado di Papa Francesco

«La pandemia ha fatto saltare tutto: la visita ad Asti era già stata programmata due anni fa, nel 2020 e sarebbe durata tre giorni: il Papa mi aveva detto che sarebbe andato anche a Castelnuovo don Bosco dai Salesiani, ad Asti e a Portacomaro a trovare chi rimane della sua famiglia a cui è stato sempre molto legato, nonostante le distanze». Carla Rabezzana vedova Bracchino, cugina di secondo grado di Papa Francesco (la madre di Carla, Ines Bergoglio era cugina prima di Mario Bergoglio, padre del Papa, e i loro nonni erano fratelli), mamma di due figli, nonna e bisnonna, in questi giorni è tempestata da giornalisti e televisioni.

Com’è noto sabato 19 novembre il Papa si fermerà a Portacomaro (un paese di poco più di 2 mila abitanti a 10 chilometri da Asti) per una visita privata alla sua famiglia nella casa della «decana», la signora Carla appunto, che precisa: «siamo rimasti sei cugini tutti di secondo grado con le loro famiglie. Combinazione l’8 novembre compio 90 anni ma ‘Giorgio’ non viene certo apposta per festeggiare me: la sua è innanzitutto una Visita pastorale alla diocesi di Asti già programmata da tempo. Certamente per lui Asti significa tornare alle origini, spesso si è definito ‘nipote di questa terra’. Quando veniva in Italia durante gli studi da gesuita a Francoforte e poi quando si recava in Vaticano spesso veniva a trovarci. Lo ospitavo a casa mia – allora abitavo a Torino – e insieme ai cugini andavamo al Bricco Marmorito di Portacomaro, dove si trova la casa natale dei nostri nonni e dove ho vissuto da bambina: il mio Giovanni Angelo Bergoglio e la sua Rosa Vassallo».

La signora Carla ricorda commossa la Visita pastorale dell’illustre cugino a Torino il 21 giugno 2015, in occasione del Bicentenario di don Bosco e la sua visita alla Sindone: il giorno dopo «Giorgio» dedicò tre ore a noi famigliari, una trentina tra torinesi e astigiani: prima la Messa nella chiesa dell’Arcivescovado, con l’allora Arcivescovo  mons.Cesare Nosiglia e il cardinale Severino Poletto, e poi il pranzo. «Per non fare torto a nessuno dei parenti ha voluto che a tavola ci si disponesse per anzianità e grado di parentela. Io sono la più vecchia e così mi sono seduta vicino a lui… Con noi più anziani abbiamo ricordato i tempi antichi, le barzellette in piemontese e così faremo sicuramente tra qualche giorno, se Dio vuole».

Carla ci racconta che non passa mese, da anni, che il Papa non la chiami per sapere della sua salute, «si assicura perfino se ho mangiato… Lui è rimasto genuino, è uno di noi, non ha mai perso l’umiltà che lo caratterizzava anche da giovane, l’attenzione a chi fa più fatica, ai più poveri» prosegue. «Cosa significa essere la cugina del Papa? Un grande onore, non ne sono certo degna, anche se per me Giorgio, oltre che un parente, è come un fratello… poi lo vedo in televisione e mi dico: ‘È il Papa!’. Le nostre conversazioni in questi lunghi anni sono sempre state fraterne: quando veniva a Torino mi diceva ‘Portami alla cascina dei nonni’… Ed è per questo che ho deciso si trasferirmi da Torino a Portacomaro per trascorrere gli ultimi anni della mia vita: qui ci sono le mie origini, di qui è emigrata per l’Argentina  un pezzo della mia famiglia per cercare una vita migliore come hanno fatto tanti astigiani nel dopo guerra… chi l’avrebbe detto che tra questi ci sarebbe stato il Papa, mio cugino?».

Carla è molto legata a Portacomaro e immagina con emozione che il pranzo a casa sua, proprio in quelle colline dove è cresciuta, sarà un momento indimenticabile «al di là del mio 90°, che certo è un traguardo e che non avrei mai pensato di raggiungere e di festeggiare con mio cugino Papa. Durante la guerra siamo sfollati dai nonni qui a Portacomaro: la nostra casa di Celle Enomondo, un piccolo paese dell’astigiano, è stata distrutta e io qui ho frequentato la quarta e quinta elementare. Erano tempi difficili ma allora la famiglia era tutto per questo Giorgio non dimentica le sue origini, anche se spesso lo sgrido perché mi tiene troppo in considerazione, io sono solo una vecchietta…».

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