La fede al centro della famiglia

Commento alle letture di domenica 31 dicembre 2023 – Santa Famiglia di Gesù (Vangelo Luca 2,22-40)

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E così, dopo aver trascorso il Natale accompagniamo, seguendo il racconto evangelico, la famiglia di Nazareth a compiere secondo la tradizione le prescrizioni della legge mosaica; sono già trascorsi i 40 giorni dopo i quali la legge prevede la purificazione e così essi portano il Bambino al tempio per presentarlo al Signore: nessuna scorciatoia, nessuna particolarità, nessuna preferenza. La Scrittura e le profezie sono una cosa seria, così come è terribilmente seria la pagina della prima lettura dove il tema della famiglia è declinato nella prima delle promesse fatte ad Abramo quella del figlio.

Ad Abramo, padre della fede ma ormai rassegnato a non avere discendenza Dio promette invece che darà a lui «un figlio nato da te» dalla rassegnazione Abramo passa ad essere credente. Mi pare già di vedere e sentire le tante espressioni di rassegnazione di tante famiglie di fronte alle innumerevoli difficoltà, fatiche, giudizi, distinguo che le circondano e ad esse vorrei condividere che quella promessa si estende anche a noi: non ci sono situazioni che ci devono vedere rassegnati abbandonati alla disperazione: il figlio che è la consolazione, la forza, la pazienza il Signore lo farà nascere dentro le nostre famiglie. Seguiamo oggi i passi di Gesù, Giuseppe e Maria verso il tempio di Gerusalemme e a dire il vero è come se il Bambino conducesse i suoi genitori nel compimento delle prescrizioni; ed è proprio così, ciò che nelle nostre famiglie sa di fragilità piccolezza e proprio quello ad essere il centro delle nostre attenzioni, dei nostri pensieri e di tutte le nostre energie.

La scena conosciuta come quella della «Presentazione al tempio» potremmo intitolarla come la nostra presentazione al Signore. Tutti gli sguardi da quello di Maria e Giuseppe fino a quelli del giusto Simeone e della profetessa Anna sono fissi su di Lui che silenzioso li ricambia e mentre annunciano la realtà di questo bambino non possono non prendere posizione, così come noi.

Attraverso gli occhi di coloro che lo contemplano in quel Tempio di Gerusalemme anche i miei occhi sono chiamati a contemplarlo e a decidere se stare o con Lui o contro di Lui. La vita non è solo prendere posizione a favore o contro quella cosa o quell’altra cosa ma la vita è schierarsi con il Bambino e il suo Vangelo oppure contro il Bambino e il suo Vangelo: non si può essere contemporaneamente Maria o Giuseppe o Simeone o Anna oppure addirittura Erode. Mi interrogo sul perché di questo brano nella festa della Santa Famiglia di Nazareth alla luce di una riflessione sulle nostre famiglie e delle famiglie cristiane. Il Vangelo ci insegna che è quanto mai necessario nella vita delle nostre famiglie che esse si ritrovino attorno ad un centro e questo centro è la fede, la fede per mezzo della quale il Bambino di Betlemme abita nelle nostre case.

Questo vuol dire prendere posizione per Lui e prendere posizione per Lui fa fiorire le virtù più belle nelle case: il vero ostacolo al fiorire delle virtù della Famiglia di Nazareth è non stare dalla parte del Vangelo e delle sue conseguenze ma viaggiare lasciando il timone del viaggio agli avvenimenti, alle occasioni, alle impressioni e non invece alla Grazia che viene da Dio attraverso il suo Figlio Gesù. Il «vecchio» Simeone pronuncia una delle preghiere più belle del Vangelo «Nunc dimittis» «Ora lascia» una preghiera profetica, una preghiera di compimento che non è cosa di vicende umane ma cosa di vicenda divina. Tutte le famiglie di questo mondo sono uno strumento che aiuta a raggiungere il compimento e Dio non voglia che esso resti in sospeso: cioè poter dire: i miei occhi nella mia vita, nelle mie relazioni, nella mia vocazione hanno visto la salvezza, quella preparata apposta per me e non per qualcun altro.

padre Andre MARCHINI

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