La Festa del Cottolengo a 90 anni dalla canonizzazione

Torino – Tutta la Piccola Casa della Divina Provvidenza presente nel mondo martedì 30 aprile era in festa per la solennità di San Giuseppe Benedetto Cottolengo a 90 anni dalla canonizzazione. L’Arcivescovo mons. Roberto Repole ha presieduto la Messa solenne nella chiesa del Cottolengo di Torino gremita in ogni posto. Dopo la celebrazione l’Arcivescovo ha benedetto il nuovo Studentato «CStudio» nella Piccola Casa, con ingresso da via Ariosto 9, aperto lo scorso settembre

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Foto gallery a cura di Renzo Bussio. 

Tutta la Piccola Casa della Divina Provvidenza presente nel mondo martedì 30 aprile era in festa per la solennità di San Giuseppe Benedetto Cottolengo a novant’anni dalla canonizzazione. L’Arcivescovo mons. Roberto Repole ha presieduto la Messa solenne nella chiesa del Cottolengo di Torino gremita in ogni posto. Nell’assemblea c’erano la Superiora generale delle Suore di S.G.B. Cottolengo madre Elda Pezzuto e il Superiore generale dei Fratelli Cottolenghini fratel Giuseppe Visconti insieme ad una nutrita rappresentanza di tutta la Famiglia cottolenghina con gli ospiti nelle prime file.

Accanto a mons. Repole hanno concelebrato il padre generale della Piccola Casa padre Carmine Arice con diversi sacerdoti cottolenghini e diocesani. Hanno preso parte alla celebrazione anche il sindaco di Torino Stefano Lo Russo e il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio.

Padre Arice nel dare il benvenuto all’Arcivescovo, che ha presieduto per la seconda volta la Messa nella Festa del fondatore della Piccola Casa, ha invitato «a mettere al centro la fedeltà al carisma del Cottolengo che porta alla santità».

Mons. Repole ha espresso profonda gratitudine a tutta la Famiglia cottolenghina che testimonia come il Cottolengo sia un dono prezioso per la Chiesa, ma anche per la città e la Regione.

«Spesso», ha sottolineato mons. Repole nell’omelia, «si parla del Cottolengo come ‘santo sociale’, ma non si comprende nulla del Cottolengo, e degli altri santi sociali di Torino, se non si va al cuore del loro interesse sociale che non è filantropia, ma sgorga dalla radicalità e dalla bellezza del Vangelo».

L’Arcivescovo ha evidenziato come il Fondatore della Piccola Casa «sia stato così immerso nella comunione con Dio da sapere vedere quei bisogni che solo Dio vede. Il Cottolengo, infatti, è riuscito a percepire quei bisogni, e soprattutto quei bisognosi, che tanti suoi contemporanei, pur vedendo la stessa realtà, non vedevano».

«Se siamo fedeli al Cottolengo», ha concluso, «allora anche nelle nostre società il nostro compito di credenti in Cristo non soltanto non è vano, ma continua ad essere ancora preziosissimo».

Padre Arice ha ricordato padre Francesco Gemello, padre generale della Piccola Casa dal 1981 al 1993, morto la sera di sabato 27 aprile.

Dopo la celebrazione e la sosta in preghiera davanti all’urna del Santo Cottolengo, l’Arcivescovo ha benedetto il nuovo Studentato «CStudio» nella Piccola Casa, con ingresso da via Ariosto 9, aperto lo scorso settembre. L’opera, che accoglie 180 studenti, è gestita dall’impresa sociale Providence House, nata su iniziativa della Piccola Casa. L’Arcivescovo è stato accolto in festa dagli universitari che abitano nella casa, provenienti da diverse regioni d’Italia e da numerosi Paesi del mondo.

Alla benedizione, accanto a mons. Repole, ai Superiori della Piccola Casa e a fratel Luca Bianchini, presidente di Providence House, sono intervenuti il sindaco Lo Russo e il presidente della Regione Cirio. Era presente anche il referente della Pastorale Universitaria della diocesi don Luca Peyron.

«Lo studentato», ha evidenziato padre Arice, «è la testimonianza di come l’opera fondata dal Santo Cottolengo debba rimanere radicata nel carisma e allo stesso tempo debba saper guardare oltre per dare risposte a bisogni nuovi e, soprattutto, promuovere la cultura cottolenghina che ha al centro la scoperta dell’amore di Dio per noi e per tutti».

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