La festa del Cottolengo con l’Arcivescovo

Venerdì 30 aprile – Nella Solennità di San Giuseppe Benedetto Cottolengo l’Arcivescovo Nosiglia ha presieduto la Solenne concelebrazione eucaristica nella Chiesa Grande della Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino. La celebrazione è stata trasmessa in diretta streaming e seguita dalle «Piccole Casa della Divina Provvidenza» presenti in quattro continenti. Foto gallery a cura di Andrea Pellegrini

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Foto Andrea Pelegrini - La Voce e il Tempo

Venerdì 30 aprile, nella Solennità di San Giuseppe Benedetto Cottolengo (1786-1842) l’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia ha presieduto la Solenne concelebrazione eucaristica nella Chiesa Grande della Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino.

La Messa è stata trasmessa in diretta streaming e seguita dalle «Piccole Casa della Divina Provvidenza» presenti in quattro continenti.

In occasione della novena in preparazione alla festa, dal 21 al 29 aprile, religiose, religiosi, volontari e laici che operano nelle realtà cottolenghine presenti in Europa, America, Asia e Africa hanno offerto, attraverso il canale You Tube della Piccola Casa, riflessioni esperienziali su aspetti del carisma e della spiritualità del Cottolengo.

All’inizio dell’Eucaristia il Padre generale della Piccola Casa, don Carmine Arice, ha rivolto un indirizzo di saluto all’Arcivescovo: «Eccellenza», ha detto Padre Arice, «ritengo che le circostanze storiche che stiamo vivendo a causa di questa crisi pandemica siano per tutta l’umanità l’occasione di un corso di esercizi spirituali planetario perché ci richiamano all’essenziale. Questo tempo ci parla del valore della vita come della certezza della morte; della realtà della sofferenza e la domanda di senso che sempre essa porta con sé come della presenza del male e del peccato; della potenza distruttiva dell’egoismo e delle atroci conseguenze dell’indifferenza. Ma questo tempo ci parla anche della forza della carità e del valore della fraternità; questo tempo ci sta dicendo che siamo tutti responsabili gli uni degli altri; questo tempo ci parla dell’amore di Dio testimoniato da quanti, anche in questa Casa, senza risparmio e a volte anche mettendo in pericolo la propria vita, si fanno prossimi dei più fragili sia nel ministero della consolazione che in quello della carità».

Padre Arice ha poi ringraziato l’Arcivescovo per l’impegno della Diocesi di Torino nel progetto del «Cottolengo Hospice» che la Piccola Casa sta avviando a Chieri (TO) per pazienti bisognosi di cure palliative e della terapia del dolore.

«Celebrare la festa del Cottolengo», ha sottolineato mons. Nosiglia nell’omelia, «significa dunque due cose: chiedere al Signore di usare misericordia verso di noi perché non lo amiamo abbastanza nei poveri in cui lui è vivo e presente come ci ricorda nel Vangelo; riconoscere Cristo nei fratelli e sorelle infermi e poveri porta alla conversione del cuore, dona vera gioia che si prova nel donarsi agli altri, apre la vita ad una relazione concreta e ricca di bene per noi stessi e coloro a cui doniamo tempo, beni e soprattutto affetto e amore».

L’Arcivescovo ha poi esortato le istituzioni e la società civile «a fare in modo che tanti cittadini e abitanti delle periferie esistenziali di Torino non restino a far parte di quella città invisibile che di fatto esiste e spesso viene ignorata da l’altra città che sta bene o relativamente meglio».

«Seppur con gradualità», ha proseguito mons. Nosiglia, «ma anche con coraggio e determinazione dobbiamo operare insieme perchè i servizi e l’accoglienza non siano considerati una ‘elemosina saltuaria’ e neppure soltanto la risposta ad una richiesta o ad un bisogno. Un welfare di assistenza è certo necessario nelle emergenze ma non risponde ai criteri propri della carità perchè non salvaguardia la dignità della persona e la lascia succube di una dipendenza che non risolve la sua situazione e lo lascia sempre in uno stato di limbo e precarietà permanente. Occorre impegnarci per favorire la condivisione tra le persone basata sull’interscambio di doni, rendendole autonome e in grado di provvedere a se stesse e ai propri cari. Non possiamo e dobbiamo dunque accontentarci di un welfare privo di una strategia che affronti seriamente i nodi di fondo dei problemi che sono: gli investimenti per il lavoro anzitutto; la cura della salute e dunque della sanità che preoccupa le famiglie e gli anziani; e ancora la casa, vero dramma della nostra città, per molte famiglie sottoposte a sfratti incolpevoli».

Infine si è pregato per le comunità cottolenghine presenti in India duramente provate, soprattutto in quest’ultimo periodo, dalla pandemia.

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