La festa della Sindone nella Cappella del Guarini

4 maggio – Per la prima volta, dopo anni, la Messa nella festa liturgica della Sindone è stata celebrata dall’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia nella Cappella del Guarini. La celebrazione è stata trasmessa in streaming su www.sindone.org e sui canali social della Sindone. L’OMELIA DELL’ARCIVESCOVO – GALLERY

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Foto Renzo Bussio

Per la prima volta, dopo anni, la Messa nella festa liturgica della Sindone, il 4 maggio, è stata celebrata nella Cappella del Guarini. Pubblichiamo di seguito l’omelia dell’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia.

Sono commosso nel celebrare questa Eucarestia dopo tanti anni dall’incendio che, nel 1997, danneggiò gravemente la Cappella del Guarini e ci costrinse a lasciare abbandonato questo grandioso spazio liturgico. Ma oggi, con l’impegno della direzione dei Musei Reali che ringrazio sentitamente, possiamo tornare ad ammirare la bellezza di questo luogo, e anche a celebrare la Messa. Questa Cappella non è solo un pezzo di museo pure importante, ma rispecchia e rinnova il significato che il Guarini ha dato alla sua opera. La Cappella che ospitava la Sindone è collocata al termine del grande e maestoso scalone che dal Duomo giunge fin qui, dopo un passaggio che accentua il buio fino alla esplosione delle luci naturali a cui l’intera cappella tende seguendo il cammino percorso dalla passione del Signore fino alla sua resurrezione.

Ora possiamo ben dire che questa macchina architettonica e spirituale si è di nuovo attivata e pertanto si può nuovamente fare della Cappella un luogo di culto come era all’inizio nelle intenzioni dell’autore che vanno dunque rispettate con la massima fedeltà.

La Sindone non è più qui ma il luogo resta imperituro come scrigno che l’ha contenuta; e mediante la celebrazione liturgica noi ne rinnoviamo il pieno significato. È un momento che suscita in noi una grande pace e serenità, perché sappiamo che il Signore ha sofferto e patito come noi: è il Dio vicino, buono e provvidente, amico e compagno di strada, che comprende la nostra sorte e se ne fa carico. Per questo apriamo il nostro animo a colui che dalla Sindone ci chiama a sé per riempire la nostra vita di gioia, quella vera ed intima che ci prende dentro il cuore. Ma siamo qui anche per impetrare dal Signore la grazia di liberarci da tante difficoltà che assillano oggi la nostra vita e quella del nostro prossimo.

Le prove che dobbiamo affrontare sono di vario tipo.

. ci sono le difficoltà che ci abbattono ed impediscono di credere in Cristo e nel Vangelo della sua croce;

. abbiamo a volte la presunzione di gestire al meglio la nostra vita ignorando che solo con l’aiuto di Dio e del suo amore possiamo affrontare serenamente anche le nostre prove e difficoltà familiari e sociali, trovando comunque la forza di offrirle a Lui come lui ha offerto al padre suo le sofferenze della croce.

. ancora, siamo chiamati a vincere lo scoraggiamento che ci prende il cuore e la vita quando la vediamo sfuggire a causa del coronavirus che porta in tutti tanta preoccupazione e angoscia.

Ed è una prova, soprattutto, la mancanza di speranza e del senso del vivere e del soffrire come Cristo, che ha vissuto ed assume le nostre pene per aiutarci a lottare con forza per la vita sempre e comunque, a qualsiasi costo.

La Sindone infonde in chi la contempla con fede una grande speranza, ma non umana, che spesso è illusoria, bensì una speranza forte che dica veramente che si può vincere il male, che c’è qualcosa oltre. Perché il Telo presenta la Passione di Gesù che è il segno più grande dell’amore, e non è solo sofferenza. Certo, la via è quella del dolore, ma apre a una dimensione più alta: la consapevolezza che dove c’è la strada apparentemente più difficile esiste uno sbocco positivo derivante dalla speranza certa della vittoria finale. Non è materia di fede, la Sindone, però conferma, dà forza per credere sempre e ancora di più a Dio che ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio, e l’ha dato in quel modo, assumendo i dolori e la sofferenza degli uomini. E poiché la Passione sfocia nella Risurrezione tutto ha un senso, vale la pena di viverla. La Sindone «Icona del Sabato Santo», come l’ha definita Benedetto XVI, è dunque già preludio della Risurrezione.

Sì, la Sindone ci rivela quanto il Signore ci ha amato e ci rende partecipi della intensità di questo Amore, l’Amore più grande che è quello di dare vita a chi non ha vita, amicizia a chi è solo e scartato, perdono a chi ci ha offeso, conforto e coraggio a chi vive nella prova e nel dolore. Questa è la nostra certezza; questa è la nostra vittoria, perché l’Amore che viene da Dio non passa con noi, e mai avrà fine. L’Amore è sempre più forte.

Auspico e mi auguro che questa Cappella possa ritrovare il suo pregnante contenuto spirituale che il Guarini ha voluto darle e che anche oggi siamo chiamati a rispettare. Una opera d’arte che vuole esprimere un soggetto religioso ha certamente un grande valore sotto il profilo artistico e museale ma non può mai perdere il contenuto spirituale che possiede e che l’artista ha voluto dargli componendola. Tanto più quando si tratta di una cappella come questa che si inserisce in un contesto ricco di quel valore sommo che è la morte e risurrezione del Signore che la Sindone ci offre e di cui la cappella ha una sua specifica parte rilevante. Usufruire della cappella dunque per un atto di culto quale è la santa Messa memoriale della Pasqua del Signore corrisponde sia al suo scopo e sia a quanto il suo autore l’ha posta in questo luogo quale scrigno prezioso della Sindone.

Per questo ho deciso di nominare un sacerdote cappellano di questa cappella in modo che in particolari date o momenti che richiamano la Sindone possa celebrare qui la Messa o altre funzioni liturgiche.

+ Cesare NOSIGLIA, Arcivescovo di Torino

Foto Pellegrini – La Voce e il Tempo

Ritorno della Messa nella Cappella della Sindone

di Marco Bonatti

Si torna «su». Per la prima volta dopo anni la Messa nella festa liturgica della Sindone viene celebrata nella Cappella del Guarini: mons. Nosiglia presiede la funzione martedì 4 maggio alle 18. Non ci sarà la gente, purtroppo, a causa della pandemia: ma la celebrazione sarà in rete, sul sito ufficiale www.sindone.org, sulle pagine Facebook e YouTube della Sindone: dai social è sufficiente digitare sindoneofficial per raggiungerle. In cattedrale è consentito l’accesso per poche decine di persone: ci si può prenotare dal sito www.sindone.org fino a esaurimento dei posti disponibili.

Tornare a celebrare nella Cappella del Guarini è qualcosa di più di una bella notizia. Lo spazio monumentale, che è fra i luoghi più belli del mondo, è accessibile già da qualche tempo, dopo il lungo restauro successivo all’incendio del 1997. Ma appunto, non si tratta solamente di uno spazio monumentale: la Cappella rimane un luogo di preghiera e di culto, come è stato fin dall’inizio. Ora inizia una fase nuova in cui, pur rientrando nel percorso museale di Palazzo Reale, ci saranno momenti e occasioni per celebrazioni liturgiche o incontri di preghiera. La collaborazione tra la diocesi di Torino e i Musei Reali è un «segnale» importante di come la Cappella possa essere pienamente a servizio delle sue funzioni, artistiche e architettoniche, liturgiche ed ecclesiali. I Savoia vollero la Cappella incastrata fra la cattedrale e il palazzo per sottolineare il legame strettissimo fra la realtà ecclesiale e il «potere dinastico»; e Guarini realizzò il suo capolavoro rendendo visibile il cammino che dal buio della morte del Cristo porta alla luce infinita dello Spirito: un cammino che si intuisce a partire dai colori dei marmi, neri al piano di calpestio e poi via via più chiari fino alla guglia.

In occasione della Messa celebrata dal Custode la grande vetrata della Cappella che dà sul Duomo sarà aperta, come lo è stata per la recente Contemplazione del Sabato Santo, offrendo gli scorci davvero spettacolari che si sono visti durante la diretta tv e social del 3 aprile scorso.

I lavori nella Cappella sono conclusi, manca ancora un «dettaglio» importante: la croce che stava sull’altare del Bertola. Una croce contornata da un ostensorio simbolo del Santissimo Sacramento e che costituiva il «fuoco» visivo dell’intera Cappella, sottostante il centro della cupola. Anche qui si sta procedendo: i Musei Reali lavorano per ricostruire il manufatto così com’era, basandosi sulla documentazione fotografica.

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