La festa di San Giovanni in Cattedrale

Torino – L’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia giovedì 24 giugno ha presieduto in Duomo la Messa solenne nella festa di San Giovanni Battista con la distribuzione dei pani della carità alle autorità cittadine a curas della Famija Turineisa. Prima della celebrazione nel chiostro del Seminario Metropolitano di via XX Settembre ha distribuito pacchi viveri ai rappresentanti di circa 100 famiglie in difficoltà che vivono nella zona centrale della città. C’erano anche alcuni anziani, disabili e nuclei familiari con all’interno persone non autosufficienti

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La Messa in Cattedrale, giovedì 24 giugno nella festa patronale di san Giovani Battista, è stata preceduta significativamente dall’incontro di due gruppi di cittadini ai quali l’Arcivescovo ha dedicato molte energie del suo ministero a Torino: le famiglie in difficoltà economica a cui a ha consegnato i pacchi viveri e i giochi ai bambini preparati dalla Caritas nel cortile del Seminario di via XX Settembre. E i lavoratori: sul sagrato del Duomo l’Arcivescovo ha ricevuto l’abbraccio di una delegazione dei 407 lavoratori dell’ex Embraco che rischiano il licenziamento. Una vicenda che Nosiglia ha seguito fin dall’inizio della crisi, cercando di smuovere i vertici dell’azienda: numerosi gli appelli lanciati a non far prevalere il profitto sulla dignità dei lavoratori. L’ultimo durante l’affidamento della città alla Consolata, patrona della diocesi, durante la preghiera nella festa liturgica del 20 giugno.
E i lavoratori per ringraziare dell’attenzione hanno consegnato all’Arcivescovo una maglietta simbolo del loro dramma e una targa con la scritta «in segno di gratitudine per la sua vicinanza nei nostri confronti».

E a lavoratori a rischio, famiglie che fanno fatica, giovani più fragili che si affacciano al futuro e che hanno pagato un prezzo molto alto costretti all’isolamento causa le restrizioni della pandemia, anziani soli, immigrati, carcerati: insomma a tutta quella grande fetta di città che arranca e che non riesce a tenere testa alla Torino «che corre» e non è sfiorata dalla crisi, l’Arcivescovo ha dedicato la sua omelia, l’ultima pronunciata come guida della diocesi (il testo integrale).

Ad ascoltarla con i concelebranti card. Poletto e mons. Anfossi oltre a numerosi sacerdoti, il sindaco Chiara Appendino con le autorità civili e militari, anche lei a fine mandato.
«Da undici anni vivo l’onore e la gioia di essere con voi, a Torino, nel giorno della festa del patrono. Sento però come dovere quello di rivolgermi ancora una volta a tutte le componenti della città, così come Giovanni Evangelista si rivolge alle comunità cristiane che è chiamato a servire» ha detto mons. Nosiglia invitando innanzi tutto la comunità cristiana a fare la sua parte per continuare ad esser segno di speranza e di testimonianza della carità sulle orme dei santi sociali torinesi.

E poi un appello che è risuonato come un suggerimento sulle priorità che la nuova amministrazione dovrà affrontare per fare in modo che Torino sia sempre meno una città «a due velocità». «Chiedo a voi, imprenditori, amministratori pubblici, rappresentanti del popolo, di non tradire mai la vostra missione. Senza l’orizzonte del bene comune, ogni impegno è vano; senza il criterio della giustizia e della trasparenza, tutti perdono di vista la comunità, che è invece il nostro primo patrimonio. Per questo siamo chiamati qui e oggi a ricostruire segni di speranza, là dove è stata abbandonata. Torino non era solo la città dell’automobile, ma era anche la città del lavoro. Questa lunga trasformazione, ancora incompiuta, sta minando l’identità sociale ed economica del nostro territorio. Facciamo ‘sistema’, affinché Torino possa ripartire dalle sue origini e tradizioni, avendo lo sguardo rivolto verso il futuro. Torino deve tornare a correre e deve farlo insieme a tutti, senza produrre quella ‘cultura dello scarto’ di cui Papa Francesco ci ha spesso parlato». Un monito ad affrontare i problemi concreti della città perché più si opera per il bene comune più la comunità cittadina «cresce».

«Il mio cammino con voi, in mezzo a voi, ha voluto essere quello di un padre e di un amico per come ho potuto, con tutte le forze che avevo» ha concluso Nosiglia. «Quello del Vescovo non è un mestiere e non è neanche una vocazione. È Cristo il Vescovo delle anime nostre, che ci accompagna e che suscita in mezzo a noi la vera vita. Ho sempre ritenuto che il mio primo compito sia quello di illuminare questa vita comune, di far vedere la presenza del Signore in mezzo a noi».

Al termine il saluto cordiale con il sindaco, Gianduia e Giacometta e i figuranti della Famija turineisa che hanno distribuito il pane di san Giovanni e i volontari del ֿ«Dolce di San Giovanni», che con sua la vendita, sostengono dal 2017 un progetto a sostegno di minori in situazioni di disagio e detenuti. Quest’anno il «Dolce», grazie alla collaborazione con il Centro servizi per il Volontariato di Torino (Vol.to) e con il laboratorio di pasticceria dell’Arsenale dell’Armonia del Sermig, potrà essere venduto da associazioni e comunità di per raccolte fondi di beneficienza. Per informazioni: whatsapp al 335.7537758 (Laboratorio pasticceria Sermig).

Foto gallery a cura di Andrea Pellegrini

Distribuzione generi alimentari alle famiglie in difficoltà

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