La Giornata Missionaria Mondiale 2021

Domenica 24 ottobre – Anche oggi i cristiani, nonostante il periodo difficile, devono diffondere la parola di Gesù che è «parola di speranza che rompe ogni determinismo e, a coloro che si lasciano toccare, dona la libertà e l’audacia necessarie per alzarsi in piedi». Lo afferma Papa Francesco nel messaggio per la 95ª Giornata Missionaria mondiale

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I tempi dei primi apostoli non erano facili per comunicare la fede – a causa della violenza dell’Impero romano che scatenò varie persecuzioni contro i cristiani – ma l’amicizia con Gesù non poteva che lasciare «un’impronta indelebile, capace di suscitare stupore e una gioia espansiva e gratuita che non si può contenere». Anche  oggi i cristiani, nonostante il periodo difficile, devono diffondere la parola di Gesù che è «parola di speranza che rompe ogni determinismo e, a coloro che si lasciano toccare, dona la libertà e l’audacia necessarie per alzarsi in piedi». Lo afferma Papa Francesco nel messaggio per la 95ª Giornata Missionaria mondiale che si celebra domenica 24 ottobre 2021 sul tema «Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (Atti 4,20).

«In questo tempo di pandemia, davanti alla tentazione di mascherare e giustificare l’indifferenza e l’apatia in nome del sano distanziamento sociale, è urgente la missione della compassione capace di fare della necessaria distanza un luogo di incontro, di cura e di promozione». Un invito rivolto a tutti, il suo, perché «la nostra vita di fede si indebolisce, perde profezia e capacità di stupore e gratitudine nell’isolamento personale o chiudendosi in piccoli gruppi; per sua stessa dinamica esige una crescente apertura capace di raggiungere e abbracciare tutti. I primi cristiani, lungi dal cedere alla tentazione di chiudersi in un’élite, furono attratti dal Signore e dalla vita nuova che egli offriva ad andare tra le genti e testimoniare quello che avevano visto e ascoltato: il Regno di Dio è vicino».

Un ricordo speciale per i missionari, che hanno lasciato tutto per la missione. Conclude Bergoglio: «Oggi Gesù ha bisogno di cuori capaci di vivere la vocazione come vera storia d’amore, che li faccia andare alle periferie del mondo e diventare messaggeri e strumenti di compassione. È una chiamata che rivolge a tutti, seppure non nello stesso modo. Ricordiamo che ci sono periferie che si trovano vicino a noi, nel centro di una città o nella propria famiglia. C’è anche un aspetto dell’apertura universale dell’amore che non è geografico bensì esistenziale. Sempre, ma specialmente in tempi di pandemia, è importante aumentare la capacità quotidiana di allargare la nostra cerchia, di arrivare a quelli che spontaneamente non li sentiremmo parte del “mio mondo”, benché siano vicino a noi».

Dal 2018 nel mondo ci sono 16 milioni di cattolici in più. Lo riferisce l’«Annuarium Statisticum Ecclesiae» 2019. Sono un miliardo e 345 milioni i cattolici registrati, il 17,7 per cento della popolazione mondiale. L’analisi geografica delle variazioni nel biennio 2018-2019 mostra un aumento del 3,4 per cento in Africa, dell’1,3% in Asia, dell’1,1% in Oceania e dello 0,84% in America, mentre in Europa c’è un lieve calo. Nelle 3.026 circoscrizioni ecclesiastiche a fine 2019 risultano 5.364 vescovi: America ed Europa rappresentano il 68,8%, seguite da Asia (15,2%), Africa (13,4%) e Oceania (2,6%). Nel 2020 sono state erette 2 sedi metropolitane e 4 sedi vescovili (2 diocesi e 2 eparchie); 2 diocesi sono diventate metropolitane; 2 prelature territoriali e 1 vicariato apostolico sono diventate diocesi.

Aumentano i sacerdoti ma ci sono meno vocazioni – Cresce il numero dei sacerdoti: sono 414.336. A fronte di importanti incrementi in Africa (+3,45 per cento) e Asia (+2,91%), c’è una flessione in Europa (1,5%) e in America (0,5%); l’Oceania è stabile (più 1,1%). Calano ancora le vocazioni sacerdotali: i candidati al sacerdozio nel mondo passano da 115.880 (2018) a 114.058 (2019) con una flessione dell’1,6% in Europa, -2,4% in America, -2,6% in Asia, -5,2% in Oceania. In Africa il numero dei seminaristi maggiori aumenta da 32.212 a 32.721. Il continente con il maggior numero di seminaristi è l’Asia (33.821), seguono l’Africa (32.721), l’America (30.664), l’Europa (15.888) e l’Oceania (964).

Aumentano i diaconi permanenti, calano i religiosi. Nel 2019 i diaconi permanenti aumentano dell’1,5%: dei 48.238 diaconi nei 5 continenti, in America e in Europa se ne registrano l’1,2% in più; in Oceania sono 481. Diminuiscono i religiosi non sacerdoti; nel 2018 erano 50.941, nel 2019 sono 50.295. Europa con 14.038 e America con 13.735 hanno il maggior numero di professi. Pure le religiose sono in netta diminuzione. Succede dal Concilio Vaticano II (1962-65): 641.661 nel 2018, 630.099 nel 2019, con una flessione dell’1,8%. L’Africa ha l’incremento maggiore (+1,1%) da 76.219 a 77.054; l’Asia ha un aumento dello 0,4% da 170.092 a 170.754. Gli altri registrano una contrazione molto marcata: America da 160.032 a 154.717; Europa da 224.246 a 216.846; Oceania da 6.999 a 6.718.

I missionari cattolici sono complessivamente 630.099. Gli aumenti sono, ancora una volta, in Africa (+835) e in Asia (+599), le diminuzioni in Europa (-7.400), America (-5.315) e Oceania (-281). Il numero dei missionari e catechisti laici è  410.440, con un aumento globale di 34.252 unità. I catechisti nel mondo raggiungono quota 3.086.289. Unico aumento in Africa (+10.669). Diminuiscono America (-10.407), Asia (-12.896), Europa (-13.417) e Oceania (-313).

Il 22 maggio 2022 a Lione sarà beatificata Pauline Jaricot, la donna francese fondatrice della prima Opera missionaria, la Propagazione della fede. Per mons. Giampietro Dal Toso, presidente delle Pontificie Opere missionarie «Pauline è stata una grande missionaria. La chiave per capire questa donna è la sua ansia missionaria. L’Opera per la Propagazione della fede, e prima ancora i suoi circoli di preghiera per la missione, il rosario vivente, il suo tentativo di costruire una fabbrica ideale per venire incontro ai bisogni spirituali e promuovere la dignità degli operai dell’epoca, tutto è stato fatto per evangelizzare l’ambiente francese e per sostenere la missione in un periodo di forte scristianizzazione dopo la Rivoluzione francese».

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