La Giornata Mondiale dei Poveri

Messaggio – «I poveri, non immagini per commuoversi ma persone che chiedono dignità»: nel messaggio per la settima Giornata mondiale dei poveri di domenica 19 novembre Papa Francesco esorta a non distogliere lo sguardo da chi è in difficoltà come i bambini che vivono in zone di guerra – Medio Oriente, Ucraina, Sud Sudan, America Latina – su chi non riesce ad arrivare a fine mese, su chi è sfruttato sul lavoro

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«I poveri, non immagini per commuoversi ma persone che chiedono dignità»: nel messaggio per la settima Giornata mondiale dei poveri di domenica 19 novembre 2023 Papa Francesco esorta a non distogliere lo sguardo da chi è in difficoltà come i bambini che vivono in zone di guerra – Medio Oriente, Ucraina, Sud Sudan, America latina -; su chi non riesce ad arrivare a fine mese; su chi è sfruttato sul lavoro: «Ognuno è nostro prossimo» e per battere la povertà non basta un decreto ma serve un serio ed efficace impegno politico, legislativo, sociale.

Il messaggio esordisce con un pensiero penetrante: lo sguardo di un povero cambia direzione alla vita di chi lo incrocia «ma bisogna avere il coraggio di restare su quegli occhi e poi agire aiutando in base a quello che serve all’altro»: è il concetto base del messaggio sul tema «Non distogliere lo sguardo dal povero» come richiama il  libro di Tobia 4,7. Nel povero si riflette il fragile «volto del Signore Gesù», al di là del colore della pelle, della condizione sociale e della provenienza. Una lettura che nasce dal «fiume di povertà che attraversa le nostre città e diventa sempre più grande fino a straripare. Quel fiume sembra travolgerci, tanto il grido dei fratelli e delle sorelle che chiedono aiuto, sostegno e solidarietà si alza sempre più forte e ampio».

Un’altra immagine bergogliana possente: la realtà è segnata «dal volume troppo alto del richiamo al benessere che silenzia le voci dei poveri. Si trascura tutto ciò che non rientra nei modelli di vita destinati soprattutto ai più giovani, che sono i più fragili davanti al cambiamento culturale». E tra parentesi si mette ciò che fa soffrire; si esalta la fisicità; si confonde la realtà virtuale con la vita reale. E così i poveri «diventano immagini che possono commuovere per qualche istante, ma quando si incontrano in carne e ossa per la strada allora subentrano il fastidio e l’emarginazione». La parabola del buon samaritano interpella il presente. Il Pontefice argentino richiama la «Pacem in terris» emanata da Giovanni XXIII 60 anni fa, l’11 aprile 1963: c’è ancora tanto lavoro da fare per assicurare una vita dignitosa a molti, «anche attraverso un serio ed efficace impegno politico e legislativo!».

Lo sguardo si allarga ai nuovi poveri: bambini che vivono nell’orrore e terrore della guerra – «Manteniamo vivo ogni tentativo perché la pace si affermi come dono del Signore e frutto dell’impegno per la giustizia e il dialogo» -; coloro che, a causa del «drammatico aumento dei costi» sono costretti a scegliere tra cibo e medicine; lavoratori sottoposti a un trattamento disumano – paga misera, peso della precarietà, troppe vittime di incidenti sul lavoro perché si preferisce il profitto immediato alla sicurezza -; giovani «frustrati e suicidi, illusi da una cultura che li porta a sentirsi “inconcludenti e falliti”. Aiutiamoli a reagire a queste istigazioni nefaste, perché ciascuno acquisisca un’identità forte e generosa».

Francesco esorta a condividere con i poveri la mensa della propria casa nel segno della fraternità; a dedicarsi ai «vicini di casa che non sono superuomini ma persone».  In conclusione, citando Santa Teresa di Gesù Bambino a 150 anni dalla nascita, Bergoglio ricorda: «Tutti hanno diritto a essere illuminati dalla carità» e chiede di mantenere lo sguardo fisso «sul volto umano e divino di Gesù».

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