La giornata per il dialogo fra cristiani ed ebrei

Martedì 17 gennaio – «Consolate, consolate il mio popolo» (Isaia 40,1) è il tema dell’incontro promosso a Torino presso il Centro sociale della Comunità ebraica (piazzetta Primo Levi 12) nella XXXIV Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei. GALLERY 

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«Consolate, consolate il mio popolo» (Isaia 40,1) è il tema nell’iniziativa promossa a Torino, martedì 17 gennaio 2023, nella XXXIV Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei. Alle 21, al Centro sociale della comunità ebraica, in piazzetta Primo Levi 12, dopo gli interventi di Dario Disegni, presidente della Comunità ebraica di Torino; don Andrea Pacini, presidente della Commissione diocesana per l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso; pastora Eugenia Ferreri, presidente della Commissione evangelica per l’ecumenismo; Maria Ludovica Chiambretto, presidente dell’Amicizia ebraico-cristiana, è proposta una lettura a due voci della profezia di Isaia 40,1-11 del rabbino capo di Torino rav Ariel Finzi e dell’arcivescovo Roberto Repole.

Il dialogo ebraico-cristiano è una forma di dialogo interreligioso tra ebrei e cristiani alla ricerca di un rapporto di amicizia che metta fine all’ostilità tra le due religioni. La particolarità di questo dialogo è la sua asimmetria, giacché il Cristianesimo è nato dall’Ebraismo: entrambi hanno come comune fondamento la Bibbia. Da qui la definizione degli ebrei come «nostri fratelli maggiori», come disse Giovanni Paolo II nella visita alla sinagoga di Roma nel 1986.

L’incontro il 13 giugno 1960 tra Giovanni XXIII e lo storico francese Jules Isaac, dopo secoli di scontri, apre uno spiraglio di dialogo. Dopo un lungo e tormentato iter la dichiarazione «Nostra aetate sulle religioni non cristiane» (28 ottobre 1965) del Concilio Vaticano II è approvata con 1.763 «placet» dei padri, 250 «non placet» e 10 voti nulli. Il documento tratta dei rapporti con tutte le religioni. Condanna l’antisemitismo, rigetta la teoria del deicidio, cioè della responsabilità collettiva del popolo ebraico nella morte di Gesù.

Giovanni Paolo II non nascose la sua personale amicizia con ebrei, la sua condanna senza riserve dell’antisemitismo e il suo desiderio di un nuovo rapporto tra ebrei e cristiani. Il 7 giugno 1979 Giovanni Paolo II, nel primo viaggio in Polonia, visita al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, rendendo omaggio alle vittime della «Shoah» e il 13 aprile 1987, prima papa nella storia, va nella sinagoga di Roma, accolto dal rabbino capo Elio Toaff. Il gesto è imitato da molti vescovi in tutto il mondo.

Sul piano teologico il dialogo subisce un rallentamento con la pubblicazione il 6 agosto 2000 della dichiarazione «Dominus Iesus» a firma del cardinale prefetto della Congregazione per la dottrina delle fede Joseph Ratzinger. Benedetto XVI il 10 aprile 2010 visita la sinagoga di Roma.

Papa Francesco sceglie il 17 gennaio 2026 – giornata dedicata dalla Conferenza episcopale italiana al dialogo ebraico-cristiano – per la sua visita alla sinagoga di Roma.

L’Italia si distingue nel dialogo con gli ebrei. Neppure le leggi razziali del 1938 e le persecuzioni degli israeliti, da parte dei fascisti, rompono il legame di solidarietà e di tolleranza con gli ebrei. Il 28 settembre 1989, su sollecitazione del Segretariato attività ecumeniche e della Federazione delle amicizie ebraico-cristiane, la Cei istituisce la Giornata del dialogo con l’ebraismo, affidata alla Commissione ecumenica presieduta dal vescovo di Livorno Alberto Ablondi: la giornata scelta è il  17 gennaio, vigilia della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio). È la prima iniziativa del genere nel mondo e sottolinea i progressi in Italia del dialogo ebraico-cristiano in Italia.

«Questi anni di pandemia, il dramma della guerra, la crisi energetica ecologica ed economica hanno messo a nudo le crepe delle organizzazioni sociali, economiche e anche religiose, aprendo a potenziali inquietanti scenari di complessa interpretazione». Inizia così il messaggio della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, presieduta dal fossanese Derio Olivero, vescovo di Pinerolo: «Ci hanno fatto toccare con mano la nostra debolezza e ci hanno messo di fronte all’incostanza nel rispondere alla Parola di speranza che Dio rivolge alla vita. Ma Isaia ci invita a guardare oltre, per scorgere la saldezza di qualcosa di incrollabile: la sua promessa».

«La stagione che stiamo vivendo – si legge ancora nel testo – è segnata dall’auspicata uscita dalla pandemia che per lungo tempo ha fiaccato la vita del Paese, comprese le comunità di fede, ci spinge a interrogarci a fondo sulla nostra presenza nella società come uomini e donne credenti nel Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Il passo di Isaia è un annuncio di consolazione per il popolo, chiamato a stare saldo nella fiducia che il suo Signore non lo abbandonerà. Dio agisce oltre noi, oltre le nostre comunità. Dobbiamo quindi impegnarci insieme in un lavoro di ascolto e di discernimento per trovare il Signore là dove sta operando, al di là delle nostre attese e dei nostri progetti».

La Commissione Cei si rivolge alle comunità ebraiche: «Siamo desiderosi di collaborare con le comunità ebraiche per generare gesti concreti di pace e di solidarietà. Rinnoviamo l’impegno a progredire nel dialogo, nella conoscenza e nella collaborazione, indagando nuovi percorsi, creando sentieri per costruire insieme un futuro di speranza, portando il nostro servizio nella società e nelle città. In questo modo ci impegniamo a curare il nostro sguardo: da uno sguardo pauroso, sospettoso e stanco, a uno sguardo coraggioso, fiducioso, vitale».

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