La guerra e gli ortodossi

Analisi – Valdimir Putin, che ama farsi riprendere mentre tra le pie donne accende le candeline in chiesa, dimentica che aggredendo l’Ucraina porta la guerra alla madre Chiesa che nel 1988 celebrò il millennio del battesimo della Rus’ di Kiev, come ricorda Giovanni Paolo II nell’enciclica «Slavorum apostoli» ( 2 giugno 1985) …

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Valdimir Putin, che ama farsi riprendere mentre tra le pie donne accende le candeline in chiesa, dimentica che aggredendo l’Ucraina porta la guerra alla madre Chiesa che nel 1988 celebrò il millennio del battesimo della Rus’ di Kiev, come ricorda Giovanni Paolo II nell’enciclica «Slavorum apostoli» ( 2 giugno 1985): «Gli apostoli degli slavi Cirillo e Metodio rimangono nella memoria della Chiesa, insieme alla grande opera di evangelizzazione che hanno realizzato. Bizantini di cultura, i fratelli seppero farsi apostoli degli slavi nel pieno senso della parola».

La Chiesa greco-cattolica ucraina è di rito orientale e di lingua liturgica ucraina, presente in Ucraina e in vari Paesi della diaspora; è in comunione con la Chiesa di Roma; è «sui iuris», come altre 21 Chiese orientali, nell’ambito della Chiesa cattolica. Il suo primate è l’arcivescovo maggiore di Kiev-Leopoli. Antica «Rus’», termine medievale scandinavo («uomini che remano»), indica le popolazioni che vivono in Ucraina e in Russia. Nel X secolo il Cristianesimo si impose. Figura fondamentale è Olga di Kiev che nel 903 sposa il principe Igor, divenuto Gran Principe di Kiev: morto questi, Olga è reggente per il figlio Svjatoslav, ancora bambino. Grazie alla conversione il suo atteggiamento feroce muta in misericordia e carità.

Nel 957 Olga, con il nome di Elena, a Costantinopoli è battezzata dal Patriarca Polieucte. Ma tutti i tentativi di convertire la Rus’ non sortiscono effetto. Anche Vladimir, figlio illegittimo divenuto Gran Principe di Kiev resta pagano, prende numerose mogli, innalza altari a divinità pagane. Matura la convinzione che uno Stato deve essere unito politicamente e anche religiosamente. Così si avvicina all’impero d’Oriente e alla liturgia bizantina, è battezzato, abbandona le mogli, distrugge gli altari pagani, impone il battesimo ai figli e al popolo. La conversione avviene a tappe e tutti – «ricchi e poveri, mendicanti e schiavi» – si fanno battezzare, per non rischiare di diventare «nemici del principe».

Le celebrazioni del millennio 988-1988 segnano il cambiamento dei rapporti tra bolscevichi e cristiani. Scrive Wojtyla: «Cirillo (826/827-869) e Metodio (815/820-885) realizzano una grande opera di evangelizzazione. Erano cristiani a cui stava a cuore il bene, la concordia e l’unità dell’Europa». Con la lettera apostolica «Egregiae virtutis» (31 dicembre 1980) il Papa slavo Karol Wojtyla li proclama «compatroni d’Europa» insieme a san Benedetto, proclamato «patrono d’Europa» da Paolo VI («Pacis nuntius», 24 ottobre 1964). Leone XIII estende il loro culto a tutta la Chiesa («Grande munus», 30 settembre 1880) e la loro festa liturgica passa dal 7 luglio al 14 febbraio, data della morte di Cirillo.

I due fratelli nascono a Salonicco, importante centro dell’Impero bizantino al confine con i territori slavi. Metodio, il maggiore, nasce l’815-20; Cirillo nell’827-28. Il padre è un alto funzionario dell’amministrazione imperiale e Metodio intraprende la carriera paterna e diventa arconte, capo di una provincia di frontiera. Interrompe la carriera e si ritira in un monastero. Cirillo segue gli studi a Bisanzio, dove riceve gli ordini sacri dopo aver rifiutato una brillante affermazione politica. Per le sue doti e conoscenze gli affidano delicate mansioni, come bibliotecario dell’archivio di Santa Sofia e segretario del Patriarca di Costantyinopoli. Volendo dedicarsi alla vita contemplativa, si rifugia in un monastero sul Mar Nero. Lo ritrovano e lo convincono ad accettare l’insegnamento della filosofia alla scuola superiore di Costantinopoli – lo chiamano «Filosofo» -; l’imperatore e il Patriarca lo inviato in missione presso i Saraceni. Alla fine abbandona la vita pubblica e si ritira con il fratello in monastero. Aggiunge Giovanni Paolo II: «L’evento, che doveva decidere la loro vita, fu la richiesta del principe Rastislav della Grande Moravia all’Imperatore Michele III, di inviare ai suoi popoli un vescovo e maestro per spiegare la fede nella loro lingua».

Nel 1054 il Grande Scisma, «Scisma d’Oriente» per i latini, rompe l’unità della Chiesa, divide la Cristianità fra Chiesa cattolica occidentale – basata sul primato del Vescovo di Roma, successore dell’apostolo Pietro – e la Chiesa ortodossa orientale, che si ritiene l’erede della Chiesa indivisa del primo millennio. Nel 1054 papa Leone IX, attraverso i suoi legati, scomunica il Patriarca Michele I Cerulario che risponde scomunicando i legati papali. Lo scisma è il risultato di un lungo periodo di progressivo distanziamento fra le due Chiese. Nel 1589 altro scisma all’interno dell’ortodossia: Mosca «la terza Roma», si stacca da Costantinopoli «la seconda Roma» e, ovviamente, dalla «prima Roma». Passa un secolo e Pietro il Grande, che aveva riportato la capitale a San Pietroburgo, abolisce il Patriarcato e lo sostituisce con il ministero per il Culto, aprendo la strada a Lenin e compagni.

La Chiesa ortodossa dell’Ucraina è una Chiesa nazionale e autocefala fondata il 15 dicembre 2018 da un «concilio di riunificazione». Nel mondo ortodosso si susseguono divisioni e scismi. Il Patriarcato di Costantinopoli, per fare un dispetto a Mosca, riconosce alla nuova Chiesa l’autocefalia. La decisione è fortemente contestata da Mosca, che riconosce un’altra Chiesa ortodossa ucraina, denuncia lo «sconfinamento» di Costantinopoli, dichiara il concilio «illegale» e la nuova Chiesa «scismatica». Tutto comincia nel 2014 quando Putin occupa la Crimea e l’annette alla Federazione Russa, mentre l’Ucraina assume posizioni pro-Nato e pro-Ue.

La Chiesa ortodossa ucraina rivolge al Patriarcato di Mosca una supplica che mette da parte le fratture nel mondo ortodosso, fa leva sulla medesima radice cristiana, basata sul Vangelo; chiede di fermare il massacro di civili. «Consapevoli della speciale responsabilità spirituale, ci rivolgiamo al Patriarca Kirill di Mosca e di tutte le Russie: ti chiediamo di intensificare le nostre preghiere per il popolo ucraino che soffre da tempo, di pronunciare la tua parola di sommo sacerdote per fermare lo spargimento di sangue fratricida sul suolo ucraino e di chiedere al capo della Federazione Russa di fermare immediatamente le ostilità, che già minacciano di trasformarsi in una guerra mondiale».

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