“La mia storia nella Storia”, l’autobiografia di Papa Francesco

Dal 19 marzo – È in libreria l’autobiografia di Papa Francesco «Life. La mia storia nella Storia», scritta con il vaticanista Fabio Marchese Ragona: 88 anni il prossimo 17 dicembre intrecciati alle grandi vicende della storia

133

Il 19 marzo 2024 è uscita l’attesissima autobiografia di Papa Francesco «Life. La mia storia nella Storia», scritta con il vaticanista Fabio Marchese Ragona, nell’11° anniversario dell’«inizio del ministero di pastore universale della Chiesa»: 88 anni il prossimo 17 dicembre intrecciati alle grandi vicende della storia. Molti dettagli sono conosciuti. Tra le novità due sassolini tolti dalle scarpe: «Papa Ratzinger è stato usato contro di me» e «La rinuncia? Ipotesi remota».

I film della giovinezza. La capo-laboratorio comunista – Quando nonni Giovanni e Rosa e papà Mario arrivano in Argentina finiscono «in un centro di accoglienza non troppo diverso da quelli di oggi». Ricorda i film del dopoguerra: «Li ho visti tutti: “Roma città aperta”, un capolavoro; “Paisà”, “Germania anno zero”, “I bambini ci guardano”. “La strada” è il film che ho amato di più, l’ho visto quando ero più grande: Fellini punta i riflettori sugli ultimi». Tra le canzoni ama «O sole mio» e «Dove sta Zazà». Sulle bombe atomiche lanciate dagli americani, «los gringos», su Hiroshima e Nagasaki «l’uso dell’energia atomica per fini di guerra è un crimine contro l’uomo, la sua dignità e il futuro. È immorale!». Ricorda Esther, la sua capo-laboratorio, «donna formidabile, comunista di quelle vere, atea ma rispettosa: non attaccava mai la fede. Mi ha insegnato tanto di politica anche attraverso il giornale comunista “Nuestra Palabra”. Qualcuno ha detto che parlo spesso dei poveri perché sono comunista o marxista. Parlare dei poveri non significa essere comunisti: i poveri sono la bandiera del Vangelo e sono nel cuore di Gesù».

La sbandata. Salva 20 giovani dai militari fascisti – «In Seminario ebbi una piccola sbandata: è normale. Avevo già avuto una fidanzata, una ragazza molto dolce, in seguito si è sposata. Rimasi abbagliato da una ragazza: mi fece girare la testa tanto era bella e intelligente. Per una settimana mi fu difficile pregare! Poi passò e mi dedicai anima e corpo alla vocazione». Durante il golpe dei militari fascisti nasconde tre seminaristi che «mi aiutarono ad accogliere in due anni una ventina di giovani a rischio. I  servizi segreti mi controllavano ma riuscivo a depistarli. Feci scappare un ragazzo, mi somigliava, vestito da prete e con la mia carta di identità. Rischiai molto: se l’avessero scoperto, l’avrebbero ucciso e sarebbero venuti a cercare me». Tenta di salvare Esther ma non riesce: presa, torturata e gettata dall’aereo. «Fu un genocidio. Le accuse contro di me sono continuate. Era la vendetta di qualche sinistrino che sapeva quanto mi fossi opposto alle atrocità». L’8 novembre 2010, «sono stato interrogato come persona informata dei fatti: 4 ore e 10 minuti. Poi mi dissero che il governo di Cristina Kirchner provò in tutti i modi di mettermi il cappio al collo ma non trovarono prove perché ero pulito».

L’esilio in punizione. Perché non guarda la tv? – Capo dei gesuiti, cade in disgrazia ed è mandato «en destierro, in esilio per punizione». Sveglia alle 4,30, preghiera, bagno in comune, piccola cella 5. Si occupa dei confratelli malati: li lava, dorme al loro fianco, aiuta in lavanderia e in cucina: «Riflettei sugli errori per il mio atteggiamento autoritario, un periodo di purificazione. Ero molto chiuso. Mettersi al servizio dei più fragili è ciò che ogni uomo di Dio dovrebbe fare». E la televisione?

«Il 15 luglio 1990 con i confratelli guardavamo la televisione e furono trasmesse  scene poco delicate. Niente di osé. Dissi: un prete non può guardare queste cose. E feci il voto di non guardare più la tv!».

Papa Ratzinger. L’elezione al soglio di Pietro – Quando Papa Benedetto si dimette, assicura «incondizionata reverenza e obbedienza al nuovo Papa». Addolora Francesco che il Papa emerito «sia stato strumentalizzato a scopi ideologici e politici da gente senza scrupoli che pensa al proprio tornaconto e sottovaluta la drammatica possibilità di una frattura nella Chiesa». Francesco e Benedetto «decidemmo che sarebbe stato meglio che non vivesse nel nascondimento ma che partecipasse alla vita della Chiesa. Servì a poco perché le polemiche non sono mancate e hanno fatto male a entrambi». Da qualche battuta – «Hai preparato il discorso?» – intuisce che pensano a lui come Papa. Il cardinale brasiliano Santos Abril y Castellò gli chiede: «Ma è vero che manca di un polmone?». No, gli manca il lobo superiore del polmone destro, asportato quando aveva 21 anni. «Alla prima votazione fui quasi eletto» e il brasiliano Claudio Hummes gli dice: «Non aver paura. Così fa lo Spirito Santo». Alla terza votazione, con il 71° voto raggiunge i due terzi, 95 su 115. «Hummes mi disse: “Non dimenticarti dei poveri”. Ho scelto il nome Francesco».

I ricoveri ospedalieri. «Mai pensato alle dimissioni». Più volte ricoverato in ospedale, «qualcuno era più interessato a fare campagna elettorale. Tranquilli, non ho mai pensato alle dimissioni». Dalle cose dette e scritte, avrebbe dovuto andare dallo psicologo una volta a settimana. Lo ha ferito chi ha scritto o detto: «Francesco sta distruggendo il papato». «Cosa posso dire? La mia vocazione è di pastore e i pastori devono stare in mezzo alle persone. Il Vaticano è l’ultima monarchia assoluta d’Europa e spesso si fanno ragionamenti e manovre di corte: vanno definitivamente abbandonati. C’è sempre chi vorrebbe rimanere al papa-re». Poi «il ministero petrino è “ad vitam” e non vedo condizioni per una rinuncia. Le cose cambierebbero se subentrasse un grave impedimento: ho già firmato, all’inizio del pontificato, la rinuncia depositata in Segreteria di Stato. Se dovesse succedere, mi farei chiamare vescovo emerito di Roma e mi trasferirei a Santa Maria Maggiore a fare il confessore e a portare la Comunione agli ammalati. È un’ipotesi lontana. Grazie al Signore, godo di buona salute e ci sono molti progetti ancora da realizzare».

Pier Giuseppe Accornero

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome