Sbagliato vedere la mitezza come una forma di debolezza. Al contrario, essa è da considerare una potente forza disarmante, spirituale e morale, da impiegare per opporsi alle ingiustizie del mondo, costruire pace e ponti tra le persone. La mitezza è coraggio ed efficace antidoto a quei comportamenti, azioni e linguaggi carichi di aggressività e prepotenza, che generano conflitti, fomentano odio e alzano muri tra esseri umani.
Considerazioni, anzi certezze che hanno spinto gli organizzatori del Festival dell’Accoglienza a intitolare la sesta edizione della manifestazione «La mitezza è disarmante» e a farne argomento centrale degli appuntamenti in programma dall’11 settembre al 30 ottobre, a Torino e in altri luoghi della regione: oltre cento eventi – tra dibattiti, teatro, musica, laboratori, cinema, mostre, spiritualità – in cui il tema della mitezza incrocia quelli dell’accoglienza, dell’inclusione, della giustizia e del diritto umanitario, della multiculturalità e della fede.

La sesta edizione del Festival – organizzata dalla Pastorale Migranti dell’Arcidiocesi di Torino e dall’Associazione Generazioni Migranti, in collaborazione con Fondazione Migrantes, patrocinato da Regione Piemonte, Città di Torino, Città Metropolitana di Torino, Ordine dei giornalisti del Piemonte e sostenuto da Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione Crt – è stata presentata venerdì 11 settembre in Comune alla presenza, tra gli altri, del sindaco Stefano Lo Russo e per la Regione dal consigliere Silvio Magliano.
«Torino è una città che accoglie camminando accanto» ha detto mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes «è un laboratorio di mobilità da più di un secolo: dalle migrazioni interne del Novecento alle comunità straniere che oggi animano quartieri, scuole, parrocchie, associazioni, dai luoghi simbolici dei ‘Santi sociali’ all’accoglienza come forma di evangelizzazione. Il Festival dell’Accoglienza nasce e si sviluppa dentro questa storia: non come evento isolato, ma come tappa di un cammino più grande».
Il card. Roberto Repole, Arcivescovo di Torino e Vescovo di Susa riflettendo sul tema del Festival ha ricordato come «La mitezza oggi in un mondo di rabbia e di violenza non va di moda eppure nel Vangelo di Matteo Gesù dice ‘Beati i miti, perché erediteranno la terra’. Gli esegeti spiegano che il mite è il povero, e il povero vive di fiducia, perché non può vivere di altro se non che della fiducia. E il messaggio del festival è proprio questo: creare spazi di fiducia, razionalità e confronto perché le persone non si sentano sole, abbandonate, minacciate: passare da una società in preda alle rabbie di tutti e di ciascuno, ad una società più unita».
«La scelta del tema guida», spiega Sergio Durando, referente della Pastorale Migranti e responsabile della manifestazione «nasce da una riflessione profonda su come oggi si vada affermando e sia sempre più diffuso ad ogni livello – dai rapporti tra le singole persone a quelli che coinvolgono intere comunità – un modo di comportarsi, di comunicare e di relazionarsi divenuto sempre più violento, aggressivo, urlato, addirittura disumano in alcuni contesti. E ciò ha come conseguenza che le questioni da affrontare, non di rado, si trasformino in terreno di divisione, sopraffazione e occasione di scontro con effetti distruttivi, anziché essere opportunità di dialogo e confronto costruttivo. «La mitezza», aggiunge Durando, «non è arrendevolezza, passività o sottomissione. È invece forza, coraggio, chiarezza sulla strada da seguire, quella che non lascia indietro nessuno. La mitezza è anche catalizzatore di dialogo, conoscenza, comprensione, impegno attivo per la pace e, alla luce di quanto accade oggi in diverse parti del mondo, spinta a non arrendersi all’idea della guerra come fatto inevitabile e condizione normale».
Come ogni anno la manifestazione accompagna alla scoperta di luoghi che custodiscono storie ed esperienze di accoglienza, ospita voci che portano testimonianze di impegno sociale, solidarietà e inclusione, invita al dialogo e alla riflessione sui grandi temi della mobilità umana e della giustizia sociale, argomento quest’ultimo a cui peraltro Papa Leone XIV, nell’enciclica «Magnifica humanitas» ha dedicato alcuni paragrafi nel capitolo «I principi della dottrina sociale». «Un banco di prova decisivo per la giustizia sociale», si legge infatti nel testo dell’enciclica, «oggi è rappresentato dalla condizione dei migranti, dei rifugiati e di quanti sono costretti a spostarsi a causa della povertà, della violenza dei cambiamenti climatici e dei cambiamenti ambientali. Il modo in cui la società li tratta mostra se la sua idea di giustizia è guidata dalla paura o dalla fraternità».
Media partner del Festival è La Voce e Il Tempo che dedicherà durante tutta la manifestazione una pagina speciale. Maggiori informazioni e il programma della rassegna sono disponibili su www.festivalaccoglienzatorino.it



