La Pasqua Ortodossa

Storia – Domenica 5 maggio le Chiese ortodosse e orientali e molti cattolici di rito orientale hanno festeggiato la Pasqua, oltre un mese dopo i cristiani d’Occidente. Questioni di calendario, naturalmente, anche se sullo sfondo resta il sogno di arrivare un giorno a festeggiare tutti insieme…

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Domenica 5 maggio le Chiese ortodosse e orientali (armeni, copti, etiopi, siriaci e altri) e molti cattolici di rito orientale hanno festeggiato la Pasqua, oltre un mese dopo i cristiani d’Occidente. Questioni di calendario, naturalmente, anche se sullo sfondo resta il sogno di arrivare un giorno a festeggiare tutti insieme. La guerra in Ucraina e soprattutto l’atteggiamento del Patriarca di Mosca Kirill – con la benedizione delle armi e dell’invasione dello zar Putin – hanno reso molto più arduo il dialogo. Un’ottima occasione di colloquio sarebbe fornita nel 2025 dal 1700° anniversario del Primo Concilio di Nicea, celebrato nel 325, e avrebbe come tema centrale l’individuazione di una data comune per la Pasqua. Come noto, e lo ricorda anche una nota del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani datata 27 ottobre 2022, a Nicea si stabilì una regola secondo cui «tutti i fratelli e le sorelle d’Oriente che fino ad oggi hanno celebrato la Pasqua con gli ebrei, d’ora in poi celebreranno la Pasqua in accordo con i romani, con voi e con tutti noi che l’abbiamo celebrata con voi fin dai primi tempi». Concretamente, come data si scelse la domenica successiva al primo plenilunio di primavera. Poiché fu anche deciso che la Pasqua doveva essere celebrata dopo la festa della Pesah ebraica, venne abbandonata la data comune di Pasqua tra cristiani ed ebrei.

Fatto salve le fortunate eccezioni, come appunto capiterà nel 2025, il problema rimane e continua a interpellare studiosi e leader religiosi. Quelli almeno favorevoli alla data comune. «La soluzione più semplice – ricorda ancora il Dicastero per l’unità – sarebbe senza dubbio prendere come giorno della morte di Gesù il 7 aprile 30, in modo che la Pasqua venga sempre celebrata la seconda domenica di aprile. Il Consiglio ecumenico delle Chiese ha proposto di celebrare la Pasqua la domenica successiva al primo plenilunio di primavera; in tal caso, la città di Gerusalemme dovrebbe essere il punto di riferimento per il calcolo della luna piena. Un altro suggerimento degno di nota è quello del patriarca ecumenico Meletios IV (1921-1923), che riconosce e accoglie la precisione del calendario gregoriano e allo stesso tempo rispetta la data di Pasqua stabilita dalla Chiesa primitiva. Il calendario meleziano è quindi, almeno a prima vista, identico al calendario gregoriano, ma la data di Pasqua deve essere calcolata come se fosse ancora in vigore il calendario giuliano».
L’argomento è stato affrontato più volte nei secoli e il Concilio Vaticano II ne parla esplicitamente, in un’appendice alla Costituzione sulla Sacra Liturgia “Sacrosanctum Concilium” adottata e promulgata nel 1963. Due i criteri indicati per definire una nuova datazione. In primo luogo va bene «che la festa di Pasqua venga assegnata ad una determinata domenica nel calendario gregoriano» purché «vi sia l’assenso di coloro che ne sono interessati, soprattutto i fratelli separati dalla comunione con la Sede apostolica». In secondo luogo, ricorda ancora il Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani, il Concilio dichiara la propria disponibilità anche a «introdurre nella società civile un calendario perpetuo», a condizione, ovviamente, che sia preservata e tutelata la settimana di sette giorni con la domenica.

Tanto più che per giochi di date l’anno prossimo la Pasqua cadrà per tutti i cristiani il 20 aprile 2025. Le Chiese d’Occidente seguono il calendario gregoriano, introdotto nel 1582 Il calendario gregoriano, solare ufficiale adottato da quasi tutti i paesi del mondo, introdotto da papa Gregorio XIII nel 1582; quelle d’Oriente sono ferme al calendario giuliano (da Giulio Cesare).

Una Pasqua terribile in Ucraina, sotto gli attacchi dei droni e missili hanno continuato a uccidere e distruggere. Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore di Kiev e capo della Chiesa greco-cattolica ucraina: «Avvolgo con il mio affetto paterno le famiglie delle vittime per la perdita di un figlio o di una figlia, di un fratello o di una sorella, di un marito o di una moglie, di un padre o di una madre. Abbraccio i feriti e tutti i parenti dei detenuti e delle persone scomparse che celebrano la Pasqua in lacrime».

Shevchuk rinnova l’appello dello scambio di prigionieri con la Russia, in particolare chiede la liberazione di tutte le donne, tutti i medici, tutti i sacerdoti, le tre categorie di prigionieri di guerra che è prioritario liberare. L’appello fa riferimento all’appello «tutti per tutti» di Papa Francesco che nella benedizione «urbi et orbi» della Pasqua cattolica domenica del 31 marzo 2024, ha chiesto la liberazione di tutti i prigionieri di guerra da parte ucraina e da parte russa.

Il cardinale patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, sia nella tappa a Torino e sia nella «lectio magistralis» che ha tenuto il 2 maggio alla Pontificia Università Lateranense, delinea il senso della «pastorale della pace». Guardando all’Ucraina e soprattutto all’esperienza in Terrasanta e al conflitto che imperversa dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre, il cardinale sottolinea la necessità di combinare al perdono, necessario per andare avanti, alla giustizia e alla verità, altrettanto necessari se si vuole creare una nuova comunità di persone che possano fidarsi le une delle altre.

È costante l’interesse della Santa Sede verso l’Ucraina, anche con il meccanismo di «scambio» creato con la visita in Ucraina del cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, con il ritorno dei bambini che sono stati strappati alle famiglie e deportati entro i confini russi.

Nel suo messaggio pasquale l’arcivescovo Shevchuk sottolinea che «noi cristiani in Ucraina riconosciamo che non possiamo veramente onorare appieno la passione del nostro Salvatore, i suoi tormenti e le Sue piaghe, se non ricordiamo, non serviamo e non aiutiamo coloro che attualmente soffrono, patiscono e si trovano letteralmente nell’inferno della guerra». La Settimana Santa e la Pasqua sono state dedicata in particolare ai fratelli e sorelle che si trovano in prigionia in Russia. In particolare chiede «di liberare ogni donna, che sia detenuta in Ucraina o in Russia: possa tornare alla sua famiglia e alla sua casa». Chiede il ritorno a casa di tutti gli operatori sanitari, che «in base al diritto internazionale non sono combattenti ma sono coloro che salvano vite umane».

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