La piaga delle culle vuote

Non si nasce più – L’Italia invecchia, solo 399 mila neonati nel 2021 contro 709 mila morti. Gli Stati Generali della Natalità tornano a lanciare l’allarme sulla drammatica emergenza nazionale

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Agli Stati Generali della Natalità sono stati gli stessi leader delle maggiori formazioni politiche ad ammettere il grave errore compiuto negli anni passati e cioè quello di non aver mai fatto le necessarie e strategiche politiche familiari che avrebbero garantito, come nelle altre Nazioni, un futuro più sereno per tutti.

Il 12 e 13 Maggio a Roma, presso l’Auditorium della Conciliazione, Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’Istat, ancora una volta è stato giudice implacabile nell’emettere una sentenza durissima: «Con il trend di nascite degli ultimi 10 anni nel 2050 ci saranno 5 milioni di nati in meno in Italia con le conseguenze che tutti possiamo immaginare: i pochi giovani rapportati al numero crescente degli anziani ( il 48% sarà over 65 anni) non riusciranno a garantire le pensioni, la sanità per tutti e il pagamento del debito pubblico».

La natalità è una emergenza Nazionale, oggi il numero medio di figli per donna è di 1,2 e con 5 milioni in meno solo poco più di una persona su due sarebbe in età da lavoro, con un 52% di persone tra i 20-66 anni che dovrebbero provvedere sia alla cura e alla formazione delle persone sotto i venti anni (16%) sia alla produzione di adeguate risorse per il mantenimento e l’assistenza dei pensionati (32%).

Con questo trend nel 2050 le nascite non sarebbero maggiori di 298.000 unità;

non solo ma avremmo perso 1.950.000 di giovani e avremo raddoppiato il numero di over 90 anni. Dagli attuali 800 mila a 1 milione e 700 mila.

Questi dati sciorinati davanti ad una platea di famiglie e di scolaresche Laziali basterebbero per far perdere la fiducia anche al più ottimista tra gli ottimisti. Ed invece con lo stile concreto e sobrio che lo contraddistingue il Presidente del Forum delle Associazioni, Gigi De Palo, ha esclamato che «non c’è più tempo da perdere» e durante i vari panel di discussione con giornalisti, economisti, medici neonatologi, manager di grandi aziende, attori del calibro Giusy Buscemi, Ilaria Spada, Ian Michelini, sportivi come il capitano della Roma Lorenzo Pellegrini ed infine con i politici ha proposto un «patto per la natalità».

Un patto trasversale tra tutti i partiti pari a quello che ha portato all’approvazione del provvedimento dell’Assegno Unico Universale che è solo il primo tassello del più completo Family Act votato in via definitiva al Senato il 6 aprile e diventato Legge 32/2022 proprio il 12/5/2022.

L’intero Parlamento è stato quindi invitato nella mattinata di venerdì 13 ad impegnarsi per favorire l’applicazione del Family Act, a sostenerne il finanziamento adeguato e continuo, presupposto imprescindibile superando le vecchie contrapposizioni ideologiche e scongiurando in tal modo la catastrofe demografica con un obiettivo: raggiungere in 10 anni i 500.000 nati in Italia.

Oltre all’Assegno Unico Universale, che dovrà comunque essere aumentato ed esteso ad alcune fasce oggi fortemente penalizzate, vanno quindi implementati e migliorati alcuni importanti provvedimenti già in atto quali il bonus nido e i rimborsi per le spese della scuola oltre alle detrazioni fiscali per le spese sanitarie, sportive, sui trasporti. Altro strumento sono i congedi parentali: dieci giorni obbligatori a regime per i papà e un periodo facoltativo più ampio, retribuito al 30% per 9 mesi ed esteso fino a 11 mesi, da fruire entro i 12 anni della bambina o del bambino. Lo prevede il recente Dlgs di recepimento della Direttiva Ue 1158/2019, in attesa del riordino dei congedi previsti appunto nel Family Act, che prevede anche di promuovere l’autonomia finanziaria dei giovani affinché possano uscire di casa prima degli attuali 31 anni di media (la più alta d’Europa) e ridurre il fenomeno dei Neet, pari oggi al 23% in Italia tra i 15 e i 29 anni. Un giovane che sta in casa dei genitori fino a tale età, mantenuto e coccolato da mamma e papà difficilmente penserà ad una famiglia ed ai figli e quando dovesse anche farlo l’età riproduttiva (anche quella tra le più alte nel mondo occidentale) si sarà ristretta di molto soprattutto per un secondo o terzo figlio.

Ma sotto lo slogan «Si può fare» la due giorni della Natalità ha anche impegnato gli studenti, i rappresentanti delle Associazioni ed i tanti relatori dei vari tavoli tematici ad inaugurare un nuovo modo di narrare la famiglia. Una narrazione capace di spiegare, soprattutto ai giovani, anche quelli collegati via streaming, che «si può fare» a realizzare il desiderio di famiglia, che mettere al mondo un figlio è una cosa bellissima nonostante i sacrifici e le tante difficoltà che sicuramente non mancheranno.

La sfida dei prossimi anni sarà quella di ridare dignità e centralità alla famiglia, come soggetto pubblico, perché è un bene per tutti, e come luogo di incontro e di relazioni generative tra le mura domestiche.

Una famiglia che essendo parte di una comunità e sentendo la comunità al suo fianco protegge la donna dai problemi che ancora incontra nel mondo del lavoro quando inizia l’esperienza bellissima della maternità, quando cresce l’ansia di non essere in grado di offrire il giusto ai figli che verranno, dalla mancanza di sostegni strutturali, al rischio di impoverimento dopo la nascita, mostrando però al contempo tutta la bellezza e la pienezza che una vita familiare restituisce.

Le interviste alle studentesse e agli studenti tra un panel e l’altro hanno infatti confermato tante perplessità e indecisioni legate ad una narrazione negativa sviluppata in questi decenni in cui non è mancato neanche l’accenno della fuga dei giovani all’estero a causa di un mondo del lavoro ancora troppo precario in Italia.

«Andare all’estero è una buona pratica, ma se è una scelta e non perché è un obbligo», ha detto Rebecca Bianchi, étoile del Teatro dell’Opera di Roma, giovanissima e con 4 figli nonostante una carriera molto impegnativa tra prove e spettacoli. «Ma se si vuole veramente una famiglia tutti i sacrifici si superano e non bisogna farsi sopraffare dalla paura», hanno aggiunto l’attrice Giusy Buscemi ed il marito regista di Doc Jan Michelini.

Numerose quindi le proposte avanzate  dalla Ministra Elena Bonetti, da Bianchi, Zingaretti, Emiliano, Renzulli, Calenda, Castelli, Letta, Meloni, Salvini e Rosato: Incentivi ulteriori  per l’arrivo del terzo figlio, per le adozioni e gli affidamenti,  così come il ridurre al 4% l’aliquota  di tassazione sui beni per l’infanzia, (entro luglio l’Italia deve comunicare all’Ue l’elenco dei prodotti che saranno agevolati) ,ulteriore detassazione per i giovani fino a 25 anni affinché escano di casa.

Argomento molto trattato è stato quello, e non poteva essere diversamente, della rimodulazione dell’indicatore sulla situazione economica dei nuclei familiari: «L’Isee, così come è strutturato non è più attuale. È uno strumento che va rivisto in alcuni aspetti, soprattutto se pensiamo all’Assegno Unico», ha detto la Vice responsabile del Dicastero dell’Economia Laura Castelli, neomamma da 15 giorni con il figlio al seguito. In apertura sono stati letti i messaggi del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per il quale «la diminuzione della natalità è uno degli aspetti più preoccupanti delle dinamiche sociali contemporanee» e di Papa Francesco «il tema della natalità rappresenta una vera e propria emergenza sociale. Significa impoverire il futuro di tutti».

Nella kermesse di Roma è apparso chiaro come oggi ci sia più consapevolezza che il deserto demografico sia un rischio reale per le future generazioni e che il grido di allarme lanciato negli ultimi anni soprattutto dal Forum delle Associazioni familiari e dalla Chiesa richiami tutti gli uomini di buona volontà alla mobilitazione. Non ci vogliamo assuefare all’idea

di vedere i nostri figli e nipoti  solo su skype perché obbligatoriamente emigrati all’estero; potremo anche non riuscire ad invertire la tendenza, ma nessuno potrà mai dire che abbiamo rinunciato a giocare la partita delle partite, quella decisiva per questo Paese.

Roberto GONTERO, presidente del Forum delle Associazioni familiari del Piemonte

 

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