La preghiera di Repole alla Sindone con i giovani di Taizé

Torino – Al termine dell’ultima preghiera dell’Incontro europeo di Taizé, sabato 9 luglio, i giovani hanno potuto vivere un momento di contemplazione della Sindone, aperto dall’Arcivescovo di Torino mons. Roberto Repole. GALLERY

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foto Bussio

Prima l’ultima grande preghiera dell’Incontro europeo dei giovani promosso dalla comunità di Taizé in una chiesa di San Filippo Neri gremita, con il saluto finale del priore frére Alois e l'”arrivederci’ a Rostock in Germania per il prossimo appuntamento di fine dicembre. Poi, per tutti i partecipanti, per le loro famiglie, le comunità che li hanno accolti è iniziata la “Notte bianca della fede”, con la possibilità di contemplare la Sindone nella cattedrale di Torino. E con il primo gruppo di giovani e con i frére anche l’Arcivescovo mons. Roberto Repole, per la prima volta al cospetto del Telo dopo la sua ordinazione episcopale.

Mons. Repole ha anzitutto invitato ad un momento di contemplazione silenziosa e poi ha esortato a “leggere” nei segni riconducibili alle piaghe sul corpo Cristo sofferente la loro capacità di lenire le piaghe del cuore di ogni uomo.

“Sostiamo un istante in preghiera davanti al Telo sindonico e ci lasciamo toccare dall’amore di Cristo. Abbiamo questa sera la possibilità straordinaria di sostare davanti al Telo sindonico che ci fa sporgere ancora una volta sulla Via Crucis percorsa da Gesù e sul Golgota nel quale, all’ora nona, il Signore ha trovato la morte per mano della violenza e della insipienza degli uomini. E abbiamo perciò stesso la possibilità di contemplare Le piaghe di Cristo che ci comunicano salvezza, che ci donano vita piena e senza fine. ‘Dalla sue piaghe siete stati guariti’ dice l’apostolo. Davanti a questa misteriosa immagine che ci rimette a contatto con il Cristo sofferente che ha donato la sua vita per noi, possiamo sperimentare, nel silenzio della preghiera, che le piaghe del signore leniscono le nostre piaghe.

Siamo guariti nelle ferite che genera La nostra ricerca di amore quando è diretta nel modo sbagliato, là dove la nostra pace più profonda non può esse soddisfatta. Siamo guariti nella piaga rappresentata dalle nostre paure: quella della guerra, che ci può far credere che il destino della nostra esistenza sia totalmente nelle mani della violenza e della stupidità degli uomini. La paura del futuro, quando ci appare come minaccia, e non come qualcosa di atteso; le mille paure che si generano ogni giorno nel cuore di ognuno.

Le piaghe di Cristo ci garantiscono che siano amati da un amore assoluto e che Cristo, solo Lui, è il signore del tempo e della storia, del presente e del futuro, Lui e solo Lui è il Signore del nostro stesso cuore ed è più grande persino dei nostri sentimenti e veniamo guariti infine nella ferita del non senso, che troppo spesso ci viene instillata dalla cultura dominante, quando non è più appassionata della verità e della ricerca di ciò per cui può valere la pena spendere l’esistenza. Le piaghe di Cristo ci assicurano che la nostra vita non è vuota perchè siamo in cammino verso di Lui e il dono di sè continua a dare gusto ad ogni nostro passo”.

“Sostando davanti alla Sindone”, ha concluso, “siamo anche rilanciati, nel silenzio della preghiera, alla vita risorta che ci è aperta per Cristo e che ci è stata e ci viene continuamente comunicata. Siamo con Lui, apparteniamo a Lui e nessuno ci può staccare dalla sua luce. Guardiamo il suo Volto e sentiamo di essere nella pace, lui abita la profondità del nostro cuore e noi abitiamo in Lui e, qualunque cosa accada, niente e nessuno ci può togliere la serenità profonda che ci viene dal sapere di non essere soli e di respirare il respiro di Colui che vive al di la della morte”.

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