La preghiera per il lavoro in una fabbrica di Rivoli

San Giuseppe Lavoratore – Nei capannoni “Samec” l’incontro promosso dalla Pastorale Sociale e del Lavoro delle Diocesi di Torino e  Susa con l’Arcivescovo mons. Roberto Repole. GALLERY

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Foto Pellegrini

Dopo l’accorato messaggio diffuso in mattinata a tutti i lavoratori e alle loro famiglie con un appello agli imprenditori e al «loro difficile mestiere», inviato in occasione del Primo Maggio e della festa di San Giuseppe lavoratore, l’Arcivescovo è «passato dalle parole alla vita» presiedendo l’incontro diocesano con il mondo del lavoro laddove «ci si guadagna il pane con il sudore della fronte». Com’era accaduto l’anno scorso presso la cooperativa Arcobaleno, Alessandro Svaluto Ferro, referente della Pastorale Sociale e del Lavoro delle Diocesi di Torino e Susa e i suoi collaboratori, hanno organizzato un momento di preghiera alle 18 di lunedì 29 aprile, nel capannone di un’impresa, la Samec di Rivoli.

«Si tratta di una piccola azienda artigiana nel settore metalmeccanico» spiega Svaluto Ferro, «dove si cerca di mettere insieme il valore sociale ed economico del lavoro privilegiando l’inclusione nell’impresa delle fasce vulnerabili tra cui alcuni stranieri». Un tentativo «virtuoso» in un momento in cui, come ha evidenziato Repole, la cultura d’impresa dominante è «una giungla stritolata dalla competitività» e non c’è spazio per la solidarietà fra lavoratori. Invece proporre una cultura di impresa dove si metta al centro etica, aggregazione e condivisione è possibile, come ripete Papa Francesco il cui appello «per un lavoro degno per tutti» è risuonato in un video durante la preghiera.

Sullo sfondo della meditazione proposta dalla Pastorale del Lavoro, il sussidio in preparazione alla 50ª Settimana Sociale dei Cattolici italiani (Trieste 3-7 luglio) sul tema «Al cuore della democrazia» richiamato dai Vescovi italiani nel messaggio per la Festa dei lavoratori 2024 intitolato «Il lavoro per la partecipazione e la democrazia» dove si ricorda che, «fino a quando non saranno riconosciuti i diritti di tutti i lavoratori, non si potrà parlare di una democrazia compiuta nel nostro Paese».

L’Arcivescovo ha visitato l’azienda incontrando tutti i 30 dipendenti, molti giovani, presentati dal titolare Nicola Scarlatelli, presidente Cna di Torino (Confederazione nazionale artigianato). Ha poi presieduto la preghiera «Creare partecipazione nel lavoro» animata dal coro del Sermig nel capannone centrale della Samec accanto al titolare, a don Marco Ghiazza, assistente ecclesiastico delle Acli, ai lavoratori e a tutti coloro che a vario titolo si occupano del mondo del lavoro, sindacati, imprenditori, associazioni di categoria.

Accanto all’Arcivescovo un Cristo in croce in legno, assemblato da un gruppo di artigiani con i «ferri del mestiere», immagine che è poi stata consegnata a tutti i presenti. Ai piedi del «Crocifisso dei lavoratori», durante la preghiera, è stato deposto un cesto con i componenti meccanici che vengono prodotti alla Samec e che sono stati distribuiti ai partecipanti invitandoli a «toccarli» pensando alla cura e all’impegno di coloro che li producono. Durante la preghiera la testimonianza di una dipendente della Samec che ha evidenziato come i 30 colleghi provengono da 8 nazionalità diverse e questo sia un motivo di arricchimento reciproco nel rispetto delle differenze; poi le parole di una imprenditrice che ha raccontato come sia difficile «resistere» se si mette al centro dell’impresa l’uomo. Infine l’invito dell’Arcivescovo alla vicinanza a chi è nella sofferenza perché il lavoro «è un miraggio irraggiungibile».

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