La Regione vuole rilanciare a tutti i costi il Gioco d’Azzardo

Piemonte – A poche settimane dalla sospensione della proposta di legge Leone (Lega), che di fatto puntava ad abrogare la norma del 2016 a contrasto del gioco d’azzardo patologico, la Giunta regionale presieduta da Alberto Cirio venerdì 21 maggio ha presentato un nuovo disegno legislativo, definito di “mediazione”. Parlano le opposizioni e la Caritas regionale

258

La Regione continua ad andare dritta sulla strada del rilancio del gioco d’azzardo in Piemonte, a tutti i costi.

A poche settimane dalla sospensione della proposta di legge Leone (Lega), che di fatto puntava ad abrogare la norma del 2016 a contrasto del gioco d’azzardo patologico, la Giunta regionale presieduta da Alberto Cirio venerdì 21 maggio ha presentato un nuovo disegno legislativo, definito «di mediazione»: tra l’esigenza di tutelare i posti di lavoro del settore e la salvaguardia della salute, ma anche fra la maggioranza  e le opposizioni in Consiglio regionale che, insieme alle associazioni e alle rappresentanze della società civile, sono sempre state in prima linea «per difendere una legge che funziona».

Regione Piemonte

Il titolo del provvedimento stride con il suo contenuto: «contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico (Gap)». La nuova norma, infatti, fra i punti principali prevede una sanatoria per sale gioco e scommesse «che possono reinstallare», si legge nel testo, «gli apparecchi già collocati alla data del 19 maggio 2016 senza che questa operazione venga considerata una nuova apertura, con la conseguente eliminazione della retroattività; sono esclusi i bar». Inoltre le distanze delle sale slot dai luoghi «sensibili» (compro oro, sportelli bancomat, scuole, ospedali, parrocchie), uno dei punti di forza della legge del 2016, viene portata da 500 a 400 metri e non trova applicazione nei casi in cui l’apertura di questi luoghi sia avvenuta dopo quella dei locali in cui sono installati apparecchi per il gioco legale. C’è poi la questione degli orari di apertura delle sale slot: «i titolari», recita il disegno di legge, «sono tenuti, nell’arco dell’orario di apertura previsto, a rispettare le fasce orarie di interruzione quotidiana del gioco, che a differenza del passato saranno omogenee in tutto il Piemonte», ovvero i sindaci non potranno più emanare ordinanze per limitare gli orari di apertura, l’altro caposaldo della norma approvata all’unanimità durante l’allora Giunta Chiamparino.

La riforma, che porta il nome dell’assessore Fabrizio Ricca, prevede infine: l’accertamento della maggiore età con la conseguente possibilità di utilizzo degli apparecchi per il gioco attraverso idoneo lettore del codice fiscale o della tessera sanitaria, posizionato su ogni macchinetta, nel rispetto della normativa in materia del trattamento dei dati personali; l’istituzione, presso l’Osservatorio epidemiologico delle dipendenze patologiche (Oed Piemonte), di una sezione tematica sul Gap con funzione consultiva; lo stanziamento annuo di 955.000 euro per il contrasto delle ludopatie, grazie all’utilizzo dei fondi ministeriali per la tutela della salute e il contrasto al gioco patologico.

«Non è affatto un disegno di legge di mediazione», sottolinea la consigliera regionale Monica Canalis (Pd), «in primo luogo perché toglie ai sindaci la fondamentale possibilità di emanare ordinanze sugli orari di apertura delle slot. In secondo luogo tutta la norma si configura come una vera e propria sanatoria perché consente agli esercizi che avevano degli apparecchi installati prima del 2016 di rimetterli in funzione. Infine il divieto di utilizzo delle slot per i minori è pleonastico perché già contenuto nelle norme nazionali». Per la Canalis «si tratta di una grave violazione della concorrenza nei confronti di quegli esercizi virtuosi che si sono adeguati alla legge del 2016: un colpo di spugna in un momento particolarmente delicato in cui innestare un allentamento del controllo sull’azzardo rischia di aumentare il disagio sociale, perché tante persone impoverite a causa della pandemia cercheranno nel gioco una risposta. Il rischio è, quindi, di incrementare questa piaga invece che arginarla come prospetta il titolo della norma».

«Con questo disegno di legge», ha affermato l’assessore Ricca nel presentare il provvedimento, «saniamo un problema che si era creato con la vecchia legge, cioè la retroattività di una norma che danneggiava gli operatori legali di un settore in cui lavorano migliaia di persone».

Anche le diocesi del Piemonte seguono costantemente l’evolversi del dibattito. I Vescovi piemontesi il mese scorso avevano lanciato l’appello ad «indirizzare le scelte collettive verso il rispetto pieno della dignità delle persone che il gioco spesso non consente».

«Il fatto che il nuovo disegno di legge», evidenzia Pierluigi Dovis, delegato regionale Caritas,  «si proponga di essere migliorativo rispetto al testo precedente stona con i punti che de facto abrogano tutto l’impianto normativo del 2016 a tutela delle fasce più vulnerabili della popolazione».

Per Dovis «sarebbe opportuno concentrarsi molto di più sulla questione della riqualificazione dei lavoratori del settore delle slot, promuovendo forme alternative di lavoro, piuttosto che allentare gli argini del controllo e della sanzione».

Infine l’allarme della Caritas regionale sul gioco d’azzardo on line in crescita, in particolare fra le fasce giovanili: «mi piacerebbe», conclude il delegato regionale Caritas, «che la Regione, a fronte dell’esperienza della legge regionale, si facesse parte attiva nei confronti del Governo per approfondire a livello di normativa nazionale la questione del gioco on line che al momento è lasciato in balìa dell’oceano non regolamentato del web».

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome

15 − uno =