La Santa Sede ferma il progetto del “Comitato sinodale” tedesco

Lettera – La Santa Sede chiede ai Vescovi tedeschi di fermare il progetto di un «Comitato sinodale». La prossima settimana la Conferenza episcopale in plenaria avrebbe dovuto approvare gli statuti di tale organismo, in pratica un Consiglio formato da vescovi e laici per discutere e decidere su temi come ruolo della donna, morale sessuale, vita sacerdotale… Una lettera a firma di tre cardinali chiede, a nome del Papa, di annullare il voto e di rimandare tutto a dopo i colloqui tra la Curia Romana e la Conferenza episcopale tedesca

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SINODO TEDESCO

Dalle messe in guardia autorevoli, di Papa e segretario di Stato, al divieto esplicito. Il Sinodo nazionale tedesco si ingarbuglia sempre più e rischia un’involuzione scismatica. La Santa Sede chiede ai vescovi di fermare il progetto di un «Comitato sinodale». Prossimamente la Conferenza episcopale in plenaria avrebbe dovuto approvare gli statuti di tale organismo, in pratica un Consiglio formato da vescovi e laici per discutere e decidere su temi come ruolo della donna, morale sessuale, vita sacerdotale. Una lettera a firma di tre cardinali chiede, a nome del Papa, di annullare il voto e di rimandare tutto a dopo i colloqui a Roma tra esponenti della Curia e della Conferenza episcopale.

Il Papa espresse la sua preoccupazione in una lettera a quattro teologhe tedesche. Nel novembre 2023 sottolineava che un simile Consiglio, approvato nel 2023 a maggioranza dei due terzi da vescovi e membri del Comitato centrale dei cattolici tedeschi, «non può essere armonizzato con la struttura sacramentale della Chiesa cattolica» e ricordava che la sua costituzione era stata «interdetta dalla Santa Sede il 16 gennaio 2023, da me approvata in forma specifica». Si tratta di un Consiglio direttivo e decisionale, frutto della riforma del «Synodale Weg», il discusso «cammino sinodale» tedesco avviato nel 2019. Riunirebbe 27 vescovi e diversi laici per continuare le discussioni e assumere decisioni sui temi estremamente sensibili: autorità ecclesiastica, ruolo della donna, morale sessuale e vita sacerdotale. Va ricordato che su queste materie la competenza è esclusivamente del corpo episcopale, sotto l’autorità del vescovo di Roma, anche se queste materie possono essere discusse dal popolo di Dio.

Ora la nuova lettera firmata da tre cardinali, il segretario di Stato Pietro Parolin e i prefetti della Dottrina della fede Victor Manuel Fernández e dei Vescovi Robert Prevost. La lettera è datata 16 febbraio ed è indirizzata ai vescovi tedeschi riuniti fino al 22 febbraio in assemblea plenaria ad Augusta. Ribadisce la posizione già espressa. e chiede di annullare la votazione dello statuto e di rimandarla a dopo i colloqui previsti tra i rappresentanti del Vaticano e della Conferenza episcopale. Un incontro che farebbe seguito ai precedenti avvenuti a Roma nel novembre 2022 e nel luglio 2023. Di questo appuntamento non si conosce la data ma la lettera, «portata all’attenzione del Papa e da lui approvata», sottolinea: «Se lo statuto della Commissione sinodale verrà adottato prima di questo incontro, si pone la questione dello scopo di questo incontro e del processo di dialogo in generale».

La lettera dei tre capi-dicastero rimarca che un Consiglio del genere non è contemplato dal Diritto canonico. Pertanto una decisione adottata dalla Conferenza episcopale sarebbe nulla anche perché non avrebbe alcuna autorità per approvarne lo statuto. Problematica già evidenziata dal Papa: «L’approvazione dello statuto del comitato sinodale sarebbe in contrasto con il comando del Papa e lo metterebbe ancora una volta di fronte a fatti compiuti». Il portavoce dell’episcopato informa che, in seguito alla lettera, la votazione dello statuto del Comitato sinodale è stata cancellata dall’ordine del giorno.

Il mondo cattolico segue con apprensione la vicenda. Nell’aprile 2022 c’è stata la  lettera-appello ai vescovi della Germania firmata da quattro cardinali – Francis Arinze, Raymond Burke, Wilfred Napier e George Pell – e da moltissimi vescovi soprattutto statunitensi e africani, tra gli italiani mons. Massimo Camisasca. In una intervista al settimanale tedesco «Die Tagepost» il cardinale prefetto della Dottrina della fede ha detto che la lettera vuole «evitare di perdere tempo su due temi sui quali non si può andare oltre. Il primo è il sacerdozio femminile perché questione chiusa da una dichiarazione definitiva; l’altro e la valutazione degli atti omosessuali». La Santa Sede ribadisce in modo netto e chiaro che la dottrina sul sacerdozio riservato ai soli uomini e vietato alle donne è definitiva e irreformabile: lo affermò con fermezza  Giovanni Paolo II nella lettera apostolica «Ordinatio sacerdotalis» del 1994, dopo che la Comunione anglicana aveva permesso l’ordinazione delle donne. Si disse allora – ma non c’è alcuna prova – che fu il cardinale Joseph Ratzinger a impedire a Papa Wojtyla di farne una dichiarazione e dogma di fede.

Porta aperta per la discussione delle altre questioni «per trovare una migliore comprensione e uno sviluppo pastorale simile a quello sulla benedizione delle coppie irregolari. Andiamo avanti nel dialogo su questi temi». Ci si chiede anche quale autorità avrebbe la Conferenza episcopale per approvare gli statuti in quanto la Conferenza episcopale «non può agire come persona giuridica in ambito laico». Rispondono i fautori: «La sinodalità non vuole e non può indebolire l’ufficio di vescovo, ma vuole piuttosto rafforzare l’ufficio di vescovo. Siamo convinti che «questo è anche ciò che vogliamo con il Cammino sinodale. Non vogliamo limitare in alcun modo l’autorità del vescovo o dei vescovi». Fermamente contrari sono quattro vescovi tedeschi, tra i quali il cardinale arcivescovo di Colonia, che storicamente ha un grande prestigio.

Pier Giuseppe Accornero

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