La sfida del Cottolengo: carisma e sostenibilità

Torino – «Carisma, organizzazione, sostenibilità. È il «tripiede» su cui si è appoggiata la Piccola Casa della Divina Provvidenza nel 2021. È l’immagine usata dal padre generale, don Carmine Arice, nell’introdurre la presentazione del Bilancio di Missione della Piccola Casa nel 2021 che si è tenuta lunedì 17 ottobre al Cottolengo di Torino

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«Carisma, organizzazione, sostenibilità. È il «tripiede» su cui si è appoggiata la Piccola Casa della Divina Provvidenza nel 2021. È l’immagine usata dal padre generale, don Carmine Arice, nell’introdurre la presentazione del Bilancio di Missione della Piccola Casa nel 2021 che si è tenuta lunedì 17 ottobre al Cottolengo di Torino.

«Nel 2021 la Piccola Casa», ha sottolineato padre Arice, «ha cercato di portare a molti, in particolare a persone che vivono situazini di povertà, sofferenza e rifiuto, la buona notizia: Dio è Padre e si prende cura dei suoi figli, attraverso il lavoro di migliaia di operatori (oltre 2.500), insieme ai religiosi, e con 10 milioni di ‘investimenti carismatici’ su circa 114,6 milioni di fatturato complessivo».

Gli «investimenti carismatici» sono stati devoluti in particolare per coprire i contributi delle rette per gli ospiti delle Rsa o per l’iscrizione nelle scuole, per l’accoglienza nel Social Housing, per le cure sanitarie ai più fragili e per il sostegno alle missioni cottolenghine nel mondo.

Sono poi state ristrutturate l’Rsa Frassati II alla Piccola Casa di Torino, inaugurata lo scorso 30 aprile dal Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, la Casa Cottolengo di Pinasca, nel Pinerolese, ed è stato avviato il «Cottolengo Hospice» a Chieri: proprio il 17 ottobre è stato accolto il primo paziente.

«Nel 2021 non ci siamo arresi», ha proseguito il padre generale, «e abbiamo cercato di rispondere a sfide nuove con nuove risposte sia nell’ambito educativo che sanitario-assistenziale che pastorale. Ci auguriamo che tutto questo lavoro sia anche notato e apprezzato da quanti hanno il dovere di sostenere le realtà non profit, come la Piccola Casa».

Mons. Mauro Rivella, Vicario episcopale per gli Affari Economici della diocesi, ha portato il saluto dell’Arcivescovo mons. Roberto Repole: «Il Cottolengo è un prete di Torino, è uno di noi», ha evidenziato mons. Rivella, «ha saputo cambiare la propria vita sulla base dei bisogni concreti che ha incontrato. Il dono più grande che la Famiglia cottolenghina rappresenta è proprio quello di essere una presenza concreta che cerca di rispondere ai bisogni reali delle persone di oggi. La Piccola Casa, in un modo molto intelligente, porta avanti la grande sfida di essere presente come Chiesa in un contesto sociale complesso muovendosi al passo coi tempi».

Alla presentazione è intervenuta suor Alessandra Smerilli, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

«Nell’ascoltare la presentazione del Bilancio di Missione della Piccola Casa vedo un piccolo miracolo», ha sottolineato suor Smerilli, «sappiamo bene in che stato versa la Sanità cattolica non profit in Italia: non è in uno stato di salute. Vedere come la Piccola Casa, in maniera così trasparente, riesca a raccontare ciò che è stato fatto riempie di gioia. Il vostro è un grande esempio di come organizzare la speranza».

«Tutto questo lavoro non è certamente senza fatica», ha concluso padre Arice, «l’anno prossimo dobbiamo chiedere un supplemento di Provvidenza a causa dei rincari vertiginosi dell’energia: da 6-7 milioni di riscaldamento potremmo arrivare a 16-17 milioni di euro. Ci attende, quindi, un tempo di grande impegno, di grande vigilanza con la certezza che, come diceva il nostro Fondatore ‘quando noi ci occupiamo dei poveri in modo serio Dio si occupa di noi’. Non è però il tempo dei liberi battitori ma il tempo in cui si gioca di squadra».

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