La Supplica del Papa all’Immacolata: “liberaci dalla violenza”

8 dicembre – «Maria, liberaci dalla violenza, asciuga le lacrime di donne e madri; proteggi chi è oppresso da ingiustizia, povertà, guerra. Ti affidiamo le donne vittime di violenze, le madri che piangono i figli uccisi da conflitti e terrorismo, o quelle che cercano di tirarli fuori dalle dipendenze». Papa Francesco consegna alla Madonna un mazzo di rose bianche e la preghiera per quanti sono piagati e piegati dalla sofferenza

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Foto Vatican news

«Maria, liberaci dalla violenza, asciuga le lacrime di donne e madri; proteggi chi è oppresso da ingiustizia, povertà, guerra. Ti affidiamo le donne vittime di violenze, le madri che piangono i figli uccisi da conflitti e terrorismo, o quelle che cercano di tirarli fuori dalle dipendenze». Papa Francesco consegna alla Madonna un mazzo di rose bianche e la preghiera per quanti sono piagati e piegati dalla sofferenza».

IMMACOLATA – «Ci ricordi che il male non ha né la prima né l’ultima parola, che il nostro destino non è la morte ma la vita, non è l’odio ma la fraternità, non è il conflitto ma l’armonia, non è la guerra ma la pace. Affidiamo a Maria la pace in Ucraina, Palestina e Israele. Ci accostiamo con il cuore diviso tra speranza e angoscia. In silenzio, vegli su di noi: sulle famiglie, sui luoghi di studio e di lavoro, sulle istituzioni e gli uffici pubblici; sugli ospedali e le case di cura; sulle carceri; su chi vive per strada. Abbiamo bisogno di te, rivolgi i tuoi occhi di misericordia su tutti i popoli oppressi dall’ingiustizia e dalla povertà, provati dalla guerra; guarda ai popoli ucraino, palestinese e israeliano, ripiombati nella violenza».

PAPA FRANCESCO – Non si risolve nulla con la guerra. Tutto si guadagna con la pace e il dialogo. Sono entrati nei kibbutz, hanno preso ostaggi. Hanno ucciso. E poi la reazione». Papa Francesco ribadisce la posizione della Chiesa e dei Pontefici: per sanare il contrasto millenario tra ebrei e islamici, tra israeliti e palestinesi occorrono due Stati per i due popoli: «Nella guerra uno schiaffo provoca l’altro. Uno forte e l’altro più forte ancora e così si va avanti. La guerra è una sconfitta. Io l’ho sentita come una sconfitta in più. Due popoli che devono vivere insieme. Con quella soluzione saggia: due popoli due Stati, due Stati ben limitati e Gerusalemme con uno status speciale». Si capisce l’attualità solo alla luce della storia.

ISRAELE – «L’anno prossimo a Gerusalemme» era l’augurio che gli ebrei della diaspora si scambiarono per quasi duemila anni alla festa di «Pesach, Pasqua». Dalla «Guerra dei sei giorni» (5-10 giugno 1967), l’augurio si è avverato con la conquista di Gerusalemme Est. Lo Stato di Israele è proclamato 75 anni fa, grazie al sionismo, l’aspirazione ebraica di tornare a Sion, il colle del Tempio di Gerusalemme. Alla fine dell’Ottocento diventa un movimento politico per la costituzione in Palestina, di uno Stato ebraico. Foraggiato dai banchieri ebrei anglo-tedeschi Rothschild, il sionismo favorisce l’emigrazione ebraica in Palestina per crearvi uno Stato e chiede appoggi e aiuti ai governi. Durante la Grande Guerra, la Gran Bretagna appoggia la colonizzazione. Con il crollo dell’Impero ottomano nel 1918, nasce anche l’idea di costituire una comunità binazionale, araba ed ebraica. La comunità ebraica si radica sempre più, anche con la nascita di scuole, istituti scientifici e di un’università.

DOPO L’OLOCAUSTO – Dopo la Seconda guerra mondiale l’Europa, anche per la cattiva coscienza dell’Olocausto, spinge verso la Palestina centinaia di migliaia di ebrei, scampati ai massacri nazisti. All’Onu la «risoluzione 181» ha una vita travagliata, non passa per due volte ed è approvata il 29 novembre 1947 con 33 voti sì, 13 no e 10 astenuti. Sancisce la divisione fra arabi e israeliani, che i palestinesi, sobillati dagli arabi non hanno mai accettato: fu un grave errore. Pio XII incoraggia i Paesi cattolici a votare a favore della spartizione della Palestina. Il progetto prevede: allo Stato arabo il 42,8 per cento della superficie con 800 mila arabi e 10 mila ebrei; lo Stato ebraico il 56,4 per cento del territorio con 500 mila ebrei e 400 mila arabi. Il rifiuto palestinese del piano, la nascita il 14-15 maggio 1948 dello Stato di Israele, proclamato da David Ben Gurion e il deterioramento dei rapporti provocano la prima guerra arabo-israeliana (1948-1949). I palestinesi – sostenuti da Egitto, Giordania, Siria, Libano, Iraq e Arabia Saudita – scendono in campo ma hanno la peggio. Una risoluzione Onu riconosce il diritto dei profughi palestinesi a tornare alle loro case.

DUE POPOLI, DUE STATI – Oltre cento anni fa il nunzio Eugenio Pacelli, futuro Pio XII, lavorò alla creazione di un «focolare ebraico» in Palestina. Elliot Hershberg, presidente della «Pave the Way Foundation», trovò negli archivi vaticani documenti che dimostrano come Pacelli organizzò nel 1925 un incontro Papa Benedetto XV e Nahum Sokolow, presidente della «Zionist Organization». Eletto Papa 1939, in silenzio Pio XII salva e fa salvare decine di migliaia di ebrei, omosessuali, zingari, oppositori politici dalla furia nazifascista. Fino al 1963 ebrei e storici lo ringraziano ed elogiano. Il 20 febbraio 1963 sera va in scena a Berlino «Stallvertreter. Il vicario» di Rolf Hochhuth e nasce la «leggenda nera» di Pio XII «servo» di Adolf Hitler.

I PAPI E LA CHIESA concordano con l’Onu: due popoli e due Stati e uno statuto speciale per i Luoghi Santi e Gerusalemme, città sacra alle tre religioni monoteiste: Ebraismo, Cristianesimo, Islamismo. Il problema è posto da Leone XIII («Domini et Salvatoris», 26 dicembre 1887). Pio XII, rivolgendosi nel 1946 a una delegazione araba, dichiara: «Abbiamo diverse volte condannato le persecuzioni che un antisemitismo fanatico ha scatenato contro il popolo ebraico, abbiamo sempre mantenuto questa perfetta imparzialità». Durante la prima guerra arabo-israeliana («In multiplicibus curis», 24 ottobre 1948) indice preghiere per la pacificazione della Palestina: «Sulla terra su cui Gesù versò il suo sangue continua a scorrere il sangue degli uomini»; parla dei Luoghi Santi («Redemptoris nostri», 15 aprile 1949): «La Palestina è ancora lontana dalla tranquillità e dall’ordine. Sia stabilito un regime internazionale per Gerusalemme con uno statuto giuridico». Paolo VI va pellegrino (4-6 gennaio 1964) «ove Cristo nacque, visse, morì, risorse è suolo benedetto»; alla vigilia della guerra arabo-israeliana il 5 giugno 1967 chiede di far tacere le armi nella «terra santa per tutti». Giovanni Paolo II («Redemptionis anno», 1984) invoca «pace e riconciliazione per i due popoli». Per Francesco «il dialogo con l’ebraismo è di particolare importanza per noi cristiani, perché abbiamo radici ebraiche. Gesù è nato e vissuto da ebreo; è il primo garante dell’eredità ebraica nel Cristianesimo»

Pier Giuseppe Accornero

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