La svolta Meloni e le insidie degli alleati

Analisi – Il Governo Meloni rappresenta una duplice svolta nella storia della Repubblica: una donna alla Presidenza del Consiglio, contestualmente l’egemonia della maggioranza appartiene ad una formazione politica (FdI) proveniente dalla cultura politica post-fascista (il Msi di Almirante)

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Il Governo Meloni rappresenta una duplice svolta nella storia della Repubblica: una donna alla Presidenza del Consiglio, contestualmente l’egemonia della maggioranza appartiene ad una formazione politica (FdI) proveniente dalla cultura politica post-fascista (il Msi di Almirante).

Nel valutare le novità derivanti dal voto del 25 settembre, i due principali quotidiani, il «Corriere della sera» favorevole al Governo, «la Repubblica» vicina alle opposizioni, hanno concordemente sottolineato le insidie e i problemi insiti nelle due coalizioni. In altre parole la vera battaglia politica comincia adesso.

Lo storico Ernesto Galli della Loggia, sul «Corriere», sostenitore della Meloni, vede forti difficoltà dall’accoppiata alleata Berlusconi-Salvini per due motivi essenziali: il desiderio di rivincita dopo la sconfitta elettorale di Lega e Forza Italia (gli ultimi sondaggi confermano il trend: la Meloni al 28 per cento, il doppio degli alleati); la grande divergenza sulla questione centrale della politica estera: alle Camere la premier ha ribadito il sostegno a Kiev e la piena adesione alle scelte atlantiche; Lega e Forza Italia hanno approvato, ma la storia recente di Berlusconi e Salvini è ben diversa.

Il Cavaliere ha attribuito all’Ucraina la responsabilità della guerra e ha riaffermato l’amicizia con Putin, tra gli applausi dei suoi deputati; la Lega insiste da tempo nelle critiche alle sanzioni contro Mosca e alle armi a Kiev. C’è poi il confermato attivismo di Salvini: da neo ministro delle Infrastrutture ha discusso del controllo dei porti con le forze di polizia e il nuovo ministro degli Interni, il prefetto Piantedosi, a lui politicamente vicino, ha già annunciato una circolare per una «stretta» sulle attività delle Ong che salvano i naufraghi nel Mediterraneo. Per il «Corriere», se le difficoltà fossero preminenti, la Meloni dovrebbe chiedere a Mattarella le elezioni anticipate.

Sull’altro fronte, «la Repubblica» ha rilevato con amarezza «la mesta sfilata delle opposizioni» al Quirinale, segnalando ancora una volta la dispersione del centro-sinistra: Letta e Conte neppure si parlano, Calenda è defilato, mentre Renzi è pronto a guidare la commissione d’inchiesta sulla gestione del Covid proposta dalla Meloni.

Anche alla Camera Letta e Conte si sono fronteggiati: il segretario del Pd in difesa di Draghi (osteggiato dai grillini) e nettamente schierato con l’Ucraina contro l’invasone russa, i Pentastellati per il blocco delle armi a Kiev, vicini a Berlusconi e Salvini.

La divisione delle opposizioni è una forma di garanzia per il nuovo Governo; ma forte aiuto istituzionale è venuto dal premier uscente che ha difeso la Meloni in Europa, ha favorito l’incontro con Macron e ha approvato la scelta dell’Esecutivo di nominare consigliere speciale l’ex ministro Cingolani, già numero uno per la vicenda scottante del caro-bollette. La leader di FdI ha ringraziato Draghi per la collaborazione dopo due anni di ferma opposizione, mentre i due promotori della ‘carta Draghi’, Letta e Calenda, sono rimasti ai margini.

Nel discorso alle Camere la premier ha riscosso i maggiori applausi nella rivendicazione politica e sociale dell’ascesa delle donne, citando, senza esclusioni di parte, sedici indiscusse protagoniste della battaglia politica, sociale, culturale, comprese Tina Anselmi e Nilde Jotti. Ha condannato tutti gli autoritarismi, tra cui il fascismo, e ha rilanciato il programma elettorale del centro-destra: presidenzialismo, tregua fiscale, contestazione del Reddito di cittadinanza, difesa della famiglia tradizionale, sostegno a Bruxelles (ma senza rinnegare i principi della Destra sull’Europa delle nazioni), riforma delle pensioni…

Come ha rilevato il foglio di Confindustria, «Il Sole 24 Ore», le cifre saranno presentate nell’imminente documento di Bilancio per il 2023; ma la crisi energetica, con il caro-bollette, esaurirebbe quest’anno le risorse disponibili (Draghi ha lasciato un tesoretto di 10 miliardi di euro), anche se gli accordi ultimissimi di Bruxelles sul prezzo del gas hanno rallentato la corsa dei rincari alla Borsa di Amsterdam.

Sindacati e Confindustria hanno già chiesto il confronto al Governo sulle scelte economiche e sociali urgenti, consapevoli che saranno la recessione e la crescita zero a dominare i prossimi mesi, perdurando la guerra Russia-Ucraina. Sarebbe urgente la pace, anzitutto per motivi umanitari: è il leit motiv dell’azione di Papa Francesco, invocato come mediatore anche dal Presidente francese Macron nei suoi incontri a Roma con la Comunità di Sant’Egidio.

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