La Torino che non c’è più

Storia – Forse non tutti sanno che via Roma a Torino, fino agli anni ’30 dello scorso secolo, era molto più stretta e non aveva i portici. Probabilmente sono ormai poche le persone che si ricordano che, fino agli anni ’40, si poteva salire al Monte dei Cappuccini utilizzando una funicolare

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Forse non tutti sanno che via Roma a Torino, fino agli anni ’30 dello scorso secolo, era molto più stretta e non aveva i portici. Probabilmente sono ormai poche le persone che si ricordano che, fino agli anni ’40, si poteva salire al Monte dei Cappuccini utilizzando una funicolare e, al Valentino, si poteva passare da una  sponda all’altra del Po utilizzando una seggiovia.

Queste e molte altre informazioni si possono avere vedendo le  fotografie e i disegni esposti all’Archivio Storico della Città di Torino, in via Barbaroux angolo via Stampatori.

Possiamo anche vedere il disegno dell’Angelo che Alessandro Antonelli aveva previsto per essere collocato in cima alla Mole, dove ora c’è una stella. Sul tetto di Palazzo Madama, fino al 1912, era collocato un osservatorio astronomico, antenato di quello che ora si trova a Pino Torinese. Se qualcuno si era chiesto come mai, all’angolo tra corso Vittorio e corso Vinzaglio, ci fosse un bar chiamato Stadium, in una zona molto distante da tutti gli stadi torinesi, capirebbe che, prima della costruzione del Politecnico, in quell’area c’era un enorme impianto sportivo, in grado di ospitare fino a centomila persone. Era una costruzione sovradimensionata per la città e con le tribune talmente distanti dal campo di gioco che, per i Mondiali del 1934, fu costruito uno stadio nuovo, l’attuale Olimpico Grande Torino (che, nella mostra, possiamo vedere quando ancora non era coperto). Tante sono le immagini che richiamano ad una città che non c’è più: piazza San Carlo enorme parcheggio a cielo aperto, i resti della Torre Comunale, all’angolo di via Milano con via Corte d’Appello, e così via. Tra i ricordi più originali, quelli dell’Idroscalo che era collocato nei pressi del ponte Isabella, da dove partivano gli idrovolanti che collegavano Torino a Venezia e Trieste, e l’autobanca, antenata degli attuali  bancomat che, nel parcheggio Aci di piazza Carlo Felice, permetteva all’automobilista di colloquiare con un impiegato di banca senza scendere dall’auto, mediante un circuito televisivo.

Una seconda sezione dell’esposizione è dedicata alla Torino che cambia. Una serie di foto presentano alcune zone cittadine come erano decenni fa e come sono ora: case popolari riqualificate, corso Inghilterra prima del passante ferroviario, il Parco Dora con le fabbriche fatiscenti, il Moi prima e dopo la cura,…

Una stanza è infine dedicata alla ricostruzione del Teatro Regio e alla sua inaugurazione, giusti cinquant’anni or sono: il 10 aprile 1973. Una serie di cartelloni pubblicitari rammenta che, nonostante l’incendio del teatro, le rappresentazioni torinesi di opere liriche continuarono ugualmente, anche se una delle sedi utilizzate, il Teatro Nuovo, non era esattamente all’altezza dei grandi spettacoli operistici.

Si tratta di una mostra agevole, visitabile con leggerezza fino al 29 settembre, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 16.30, con ingresso libero e senza prenotazione, per fare un piccolo tuffo in anni vicini della nostra storia che, forse, nella nostra memoria sono più lontani dei pochi decenni che sono effettivamente passati.

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