La vedova entrerà nel Regno

Commento alle Letture della XXXII Domenica del Tempo ordinario – 10 novembre – Letture: 1Re 17,10-16 – Salmo 145; Ebrei 9,24-28; Marco 12,38-44

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Raffaele Casnedi, Obolo della vedova (1854), Accademia di Belle Arti di Brera, Milano

Probabilmente non poteva esserci introduzione migliore ai racconti della Passione dei capitoli successivi, che questo racconto definito «l’offerta della povera vedova». Che la condizione della vedova fosse misera è testimoniata da tutti i racconti dell’ Antico Testamento (cfr. il Libro dei Re nel racconto della vedova di Zarepta e di Eliseo) ma anche nei racconti della letteratura del vicino Oriente. Che questa condizione di povertà fosse derivata dagli ingiusti comportamenti dei responsabili del Tempio come gli scribi ce lo testimonia Gesù quando dice «Guai» a voi perché divorate le case delle vedove: queste due categorie di persone le raduna ugualmente il Tempio: quel Tempio che ieri come oggi non fa differenze o non le dovrebbe fare o se le fa dovrebbe farle con la misura di Dio.

E nel racconto evangelico odierno è un piccolo spunto di riflessione: il Tempio è la casa aperta a tutti senza distinzione e se nel Tempio si devono fare scelte e prendere decisioni il criterio da seguire non deve essere preferenziale e di selezione rispetto alle persone che lo frequentano. Sarebbe bello imparare dal Tempio così come dal Tempio sarebbe bello imparare la lezione che ci viene dallo sguardo di Gesù. In una zona appositamente dedicata era previsto un punto di raccolta delle offerte, decime che erano destinate al culto secondo la tradizione biblica secondo il  libro del Levitico ed è proprio questa zona sotto osservazione di Gesù che  osserva i gesti, quasi meccanici di coloro che lì si recavano per adempiere anche questo dovere sacro per il Tempio e per il culto: lasciare l’offerta.

Il gesto materiale è identico e viene quasi ripreso come da una telecamera: si avvicinano, e gettano le monete nell’apposita cassetta. I ricchi ne gettavano molte, ma è un gesto spesso eclatante, condito di arroganza e superiorità. Il gesto della vedova è quasi nascosto, potremmo dire compiuto con vergogna per la sproporzione evidente tra l’obolo dei ricchi e il suo che getta «un soldo solo» che il Vangelo di Matteo paragona ai passeri: «i passeri non si vendono forse per un soldo solo eppure io vi dico voi valete più di molti passeri». In questo soldo è descritta tutta la piccolezza che secondo la logica evangelica nasconde la grandezza del dono che si contrappone alla grandezza del gesto dei ricchi che nasconde invece la loro piccolezza: essi danno del loro superfluo, un gesto alla portata di tutti. La donna vedova e povera invece è additata da Gesù come un esempio di generosità perché, nota l’evangelista essa dona non solo il soldo ma tutto quanto aveva per vivere meglio (dona «tutta la sua vita» dice testualmente il testo greco).

All’inizio dei racconti della Passione di Gesù viene messa ancora al centro la chiamata a lasciare tutto per Lui, fare dono della propria vita per il Maestro che da lì a donerà la sua vita per tutti noi. Quel dono della vita che non era riuscito a fare il giovane ricco, quel dono della vita che fanno fatica a comprendere i discepoli che discutono con Gesù su chi debba essere il più grande.

Nella sequela del Maestro, nella pratica del Vangelo sarebbe meglio fare a meno delle mezze misure, delle distinzione su cosa seguire e cosa lasciare, dell’avere sempre la scialuppa di salvataggio quando la strada del Maestro si fa esigente: sarebbe più opportuno se lo chiede Lui, se veramente abbiamo compreso che ce lo chieda Lui, dare tutto quello che abbiamo per vivere: la vita che, o è tutta, oppure se anche solo un pezzettino. Dare il superfluo nel linguaggio del discepolato vuol dire non rimetterci, ma entrare nel Tempio, magari anche presiedere l’Eucarestia nella Comunità, ma non essere toccati dalla voglia di donarsi e di rimetterci in autoreferenzialità.

padre Andrea MARCHINI

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