«Non ci si può assuefare alla guerra né al linguaggio che la giustifica o la banalizza» ribadisce la Conferenza episcopale italiana dopo il Consiglio permanente del 23-25 marzo rinnovando – in questa Settimana Santa di autentica sofferenza – la vicinanza alle Chiese del Medio Oriente. La guerra continua a essere usata «come strumento ordinario di risoluzione delle controversie» mentre «la crisi energetica rischia di pesare sulle famiglie e sulle persone più vulnerabili». Rilanciando la nota pastorale «Educare a una pace disarmata e disarmante», i vescovi dicono che le giovani generazioni «sono bisognose e desiderose di parole credibili, di adulti autorevoli e di una presenza ecclesiale capace di accompagnare, orientare e offrire ragioni di speranza davanti alle prove del presente», richiamando «il valore dell’unità come tratto costitutivo della vita ecclesiale e come testimonianza necessaria anche per la società».
I vescovi dedicano ampio spazio alle «Linee di orientamento per il cammino delle Chiese in Italia» in vista dell’82ª assemblea generale della Cei (Roma, 25-28 maggio 2026). Sottolineano «l’esigenza di una conversione missionaria, la centralità della trasmissione della fede, il rilievo della corresponsabilità ecclesiale e la necessità di individuare strumenti, tempi e momenti di verifica comuni». Tra le priorità indicate figurano «l’iniziazione cristiana, la missione e la pace con la consapevolezza che la fede non può essere più data per scontata e la conseguente percezione che la società non fa più normalmente riferimento al Vangelo».
Molto importante, in questa ottica, l’approvazione del testo su «Identità di padrini e madrine», figure «presentate alla luce dei cambiamenti in atto, come “ponte” e “raccordo” tra famiglia e comunità»: il problema sarà studiato dalla Commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi. Approvato anche un documento sulla gestione dei fondi 8xmille e l’aggiornamento delle «Linee guida sugli investimenti etici e sostenibili» che si articola su quattro principi-cardine: «trasparenza, rendicontabilità, tracciabilità e comunicabilità: non sono solo requisiti tecnico-amministrativi, ma espressione concreta dello stile sinodale nella gestione dei beni destinati alla missione della Chiesa».
«Soddisfazione per una partecipazione così significativa da parte di tante fasce della popolazione, e soprattutto dei giovani», sul recente referendum costituzionale, è espressa da mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei. Anche se il referendum non è stato oggetto di confronto diretto tra i vescovi – precisa Baturi – i risultati sono arrivati durante la prolusione del cardinale presidente Zuppi. «La vivacità del dibattito, depurato dalle polarizzazioni eccessive, ha messo in evidenza un elemento importante – osserva Baturi -. Il fatto, cioè, che su alcuni punti nodali si può accendere un dibattito vero e che la questione della giustizia è sentita con vivacità e alcuni punti di essa possono essere affrontati con un dialogo costruttivo. L’essenziale, come ha fatto notare il presidente della Cei, è il metodo. È giusto che su temi che riguardano il bene comune, rispetto ai quali ci può essere una diversità di posizioni, si possa discutere, per costruire una casa comune pur partendo da posizioni culturali diverse».

