L’addio a Papa Francesco, “ora prega per noi”

I funerali – Immensa folla alle esequie di Francesco sabato 26 aprile in Piazza San Pietro: di fronte ai potenti della Terra il racconto di un Papa che ha sfidato tutte le guerre e le ingiustizie

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È un clima surreale quello che abbiamo vissuto in piazza San Pietro sabato 26 aprile, giornata tersa di primavera. Sul sagrato della Basilica davanti all’altare c’è la bara di legno in cui riposa papa Francesco con sopra il libro del Vangelo. Il vento che lo sfoglia ci riporta a 20 anni fa, l’8 aprile 2005, quando sullo stesso sagrato la stessa brezza voltava le pagine del Vangelo posato sul feretro di papa Giovanni Paolo II. L’immagine delle pagine scompigliate dal vento fa calare il silenzio tra i 450 mila fedeli, tra i 220 cardinali e 750 vescovi che concelebrano il rito funebre, sacerdoti religiosi e religiose. E poi tra i più o meno potenti della Terra: dal Presidente Donald Trump a Volodymyr Zelens’kyj, dalle teste coronate al Presidente del Congo Félix Tshisekedi e il nostro Sergio Mattarella (sono 160 le delegazioni provenienti dai 5 continenti).

Ma è soprattutto il silenzio del popolo di Papa Bergoglio che colpisce: chi non è riuscito ad entrare in piazza San Pietro ed è assiepato lungo via della Conciliazione e nelle zone limitrofe per seguire il rito funebre dai numerosi maxi schermi; le migliaia di persone di tutte le età che hanno passato la notte in prossimità dei cancelli per essere certi di passare i varchi del Colonnato all’alba per assicurarsi un posto in piazza o sono arrivati alle transenne dalle 7 in poi. Seguono la Messa 4.500 giornalisti e fotografi accreditati in Sala Stampa e 11 mila i poliziotti, vigili, volontari della Croce Rossa e Protezione civile garantiscono sicurezza e accoglienza a tutti, dalle migliaia di ragazzi e ragazze giunti in Vaticano per il Giubileo degli Adolescenti, a chi fa fatica perché anziano o malato.

«Vivo come sospesa» ci dice Annamaria, 67 anni, romana di Tor Vergata, col volto rigato dalle lacrime: «ero qui domenica scorsa per Pasqua quando, a sorpresa, Francesco è salito nella Papamobile per un lungo giro della piazza, quasi ci volesse salutare tutti, uno per uno come al solito. È passato vicino a me, il volto stanco ma sereno, non lo potrò dimenticare: è stato come un congedo dalla sua gente. Ora quelle pagine di Vangelo scosse dal vento sulla sua bara ci parlano ancora di lui. Siamo tristi, ma non orfani. Francesco ora prega per noi come tante volte ha chiesto a noi di pregare per lui».

E sono proprio le parole di Annamaria, «parole del popolo di Bergoglio», quelle usate dal cardinale decano Giovanni Battista Re, 91 anni, che ha presieduto la concelebrazione, concludendo la sua omelia (che pubblichiamo integralmente a pag. 3) interrotta più volte dagli applausi dell’immensa assemblea che ha abbracciato idealmente Francesco da quando la sua salma è stata esposta in Basilica, mercoledì 23 aprile, fino all’ininterrotto omaggio che sta proseguendo nella Basilica di Santa Maria Maggiore dove «Franciscus» è stato sepolto in terra, in una semplice urna in marmo bianco.

«Papa Francesco soleva concludere i suoi discorsi ed i suoi incontri dicendo: ‘Non dimenticatevi di pregare per me’» ha detto il card. Re, «Caro Papa Francesco, ora chiediamo a Te di pregare per noi e che dal cielo Tu benedica la Chiesa, benedica Roma, benedica il mondo intero, come domenica scorsa hai fatto dal balcone di questa Basilica in un ultimo abbraccio con tutto il popolo di Dio, ma idealmente anche con l’umanità che cerca la verità con cuore sincero e tiene alta la fiaccola della speranza». Un applauso ininterrotto, lacrime nei volti di tutti, dai più giovani che si nascondono appoggiandosi le spalle degli amici, ai più anziani che non temono di essere visti in pianto.

Tra le migliaia di pellegrini anche un folto gruppo da Torino giunto con l’Opera Diocesana Pellegrinaggi e poi tanti altri che hanno raggiunto Roma autonomamente o che erano già nella capitale per il Giubileo degli Adolescenti, scout, oratori, associazioni. Voci e storie diverse ma tutti accomunati da una convinzione: il funerale di Papa Francesco non è un momento triste, sebbene il distacco da una «persona di famiglia sia doloroso» commenta Paola di Dronero: è qui per la sua mamma malata che oggi compie 90 anni e sta seguendo commossa i funerali del «suo Papa anziano come lei» in televisione mentre la figlia le fa vedere le immagini dal vivo una videochiamata.

All’inizio della Messa i fedeli sono stati invitati a non sventolare bandiere o striscioni, per simboleggiare che tutta la piazza è unita senza distinzioni di provenienza: «Fratelli tutti, siamo tutti fratelli» come diceva il Papa, commenta Thomas, 15 anni, approvando e riponendo lo striscione che con i suoi amici dell’oratorio di Brescia hanno portato con loro per Giubileo degli adolescenti. «Avremo occasione di sventolare le nostre bandiere in questi giorni: oggi è la giornata in cui salutiamo Francesco, il Papa della gente, che ha parlato al cuore di tutti senza distinzione di razza».

«Non sembra di essere ad un funerale» aggiunge Pietro animatore del gruppo: gli applausi che hanno interrotto l’omelia sono il segno che le lacrime per il distacco da questo Papa che è entrato nelle nostre vite senza giudicarci si trasformano oggi in serenità e gioia: la nostalgia per Francesco è l’affetto che rimane e che speriamo di conservare per il suo successore. Ai nostri giovani lascia un messaggio centrale per chi deve costruire il proprio futuro in un mondo difficile come il nostro: ‘Vietato smettere di sognare’».

Infine interviene Olabode, 43 anni, nigeriano, nell’abito azzurro tradizionale della festa: «Sono immigrato a Londra dove faccio il caregiver. Non potevo mancare per il nostro Papa, il Papa dei migranti. Porto con me la gente del mio Paese e tutti coloro che come me sono stati costretti a lasciarlo per avere futuro. Mi sono commosso quando il cardinale Re ha ricordato la visita del Papa a Lampedusa, quanti miei fratelli africani sono morti in quel mare. Sono molto fortunato perché tutti i miei risparmi mi permettono di essere qui. Per me è come partecipare a fare la storia, io che non sono nessuno, noi ultimi del mondo, insieme a tanti governanti e potenti. Papa Francesco era per tutti, senza fare differenze».

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