L’appello degli anziani alla politica

Verso le elezioni regionali – La Terza età come banco di prova nella società che invecchia. Braccio di ferro sui fondi regionali per le Rsa. I gestori dei servizi socio-sanitari non hanno firmato il «Patto per un nuovo welfare innovativo e sostenibile» proposto dalla Regione «in quanto non è sufficiente a coprire i maggiori costi affrontati dalle strutture»

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Calano le nascite, aumentano gli anziani. Serve un passo in più del Governo, della Regione e dei Comuni. In Europa, entro il 2024, le persone con età superiore ai 65 anni saranno più numerose dei ragazzi al di sotto dei 15 anni.

Dopo la questione del lavoro, dei giovani e della sanità, la sfida degli anziani è la più grande e sarà sociale, economica, sanitaria. L’allarme è stato dato anche dalle Nazioni Unite. E il Piemonte, con i suoi 4 milioni e 250 mila abitanti, risulta in testa alla classifica dell’invecchiamento.

In questa primavera 2024 – segnata dalle elezioni europee, regionali e comunali – i temi legati alla terza e alla quarta età saranno decisivi: ci aspettiamo che i riflettori si accendano sul mondo degli anziani e producano fatti, oltre al consueto fiume di parole.

Gli anziani che stanno bene, ovviamente, vivono in casa. Ma oggi, anche per loro, occorre intensificare le relazioni, rafforzare le reti contro la solitudine, mettere a disposizione più medici di famiglia, garantire visite e ambulatori accessibili in tempi ragionevoli, rilanciare i negozi di vicinato…

Per chi vive in una casa di riposo, bisogna che le Rsa non siano più, come è avvenuto, luoghi isolati dal resto della società. Si stanno moltiplicando i gruppi che, volontariamente, organizzano animazioni ed incontri. La vita, in parte, torna anche così, col sorriso. Su 50 mila posti letto, la Regione interviene (con denaro pubblico) per 15 mila. Si può fare di più. Nei giorni scorsi l’Amministrazione Cirio ha annunciato lo stanziamento di 16 milioni per potenziare il fondo, ma i gestori delle case di riposo hanno risposto che si tratta di una cifra irrisoria (1 euro al giorno per paziente), così la discussione resta aperta e molto accesa.

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Il problemone, su tutti, è l’assistenza ai non autosufficienti. In Piemonte, la spesa è passata dai 263 milioni di euro del 2021 ad oltre 300 milioni e sono aumentati anche i posti letto (circa 5 mila) , ma non bastano perché in Italia gli anziani che ne hanno bisogno sono 3 milioni e mezzo. Certo, le risorse per i più fragili stanno crescendo. Ma basteranno? Si vedrà! Anche perché le tariffe a carico delle famiglie sono, quasi ovunque, aumentate e diverse Rsa hanno chiuso perché avevano l’acqua alla gola.

E gli anziani dove vanno? I nuovi modelli, che poi sono i co-housing, cioè strutture con alloggi indipendenti, vengono costruiti solo ora. In queste aree, ognuno, volendo, fa la sua vita: sono disponibili aree comuni per giocare e per  mangiare; si può avere l’assistenza di un infermiere e la reperibilità dei medici.

Cresce, invece, il numero di chi sta a casa perché non ha i soldi per vivere in una struttura, quando la non autosufficienza è lieve. Servirebbero «centri diurni» che sono come le mosche bianche e, attualmente, l’assistenza domiciliare e sul territorio non solo ha il fiatone, ma quasi non respira. Il «pronto intervento» domiciliare vive come esperimento, forse, ma andrebbe costruito e offerto a tutti.

Dicono gli esperti: «In un Paese, destinato ad essere sempre più anziano, occorre rivedere la programmazione, non solo delle risorse destinate alle strutture per non autosufficienti, ma anche delle filiere connesse col mondo delle Rsa. In particolare, occorre sviluppare un servizio per andare incontro a tutte quelle forme di residenzialità leggere e a forme di domiciliarità che sono sempre più diffuse e che, oggi, in Piemonte, hanno numeri non compatibili con i bisogni».

Le risposte e le strade dell’assistenza, che si possono affiancare alle Rsa, sono case, ospedali di comunità, letti di prossimità. Ma richiedono tempo e denaro: tanto. Per ora, sono come le oasi nel deserto. Rarissime!

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