«È anche nel contesto della guerra che scopriamo la forza della preghiera. C’è più che mai bisogno di perdono, concesso e ricevuto, per sanare la memoria dei popoli europei». Ne è convinto l’arcivescovo maggiore di Kiev, Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, che ha incontrato l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario del Consiglio per i rapporti con gli Stati (ministro degli Esteri vaticano), inviato di Papa Leone per le celebrazioni del 35° della riapertura delle strutture della Chiesa cattolica latina, pochi giorni dopo la visita del cardinale Matteo Maria Zuppi: «Pregare con gli inviati del Papa è pregare con la Chiesa universale, è un segno visibile della Chiesa che ci abbraccia».
La preghiera come balsamo per le ferite della guerra
In un’intervista ai media vaticani mons. Shevchuk afferma: «Nei contesti di guerra riscopriamo il senso e la forza della preghiera. Pregare insieme vuol dire trovare uno spazio che cura le ferite: la preghiera è un balsamo, che permea il cuore di una persona sofferente. Pregare con gli inviati del Papa è pregare nel seno della Chiesa universale, è pregare con il Papa stesso, è sentirsi accarezzati dal Padre comune. La presenza del cardinale Zuppi e dell’arcivescovo Gallagher è un segno visibile della Chiesa che ci abbraccia».
In Ucraina cattolici e ortodossi, protestanti, ebrei e musulmani vivono le stesse tragedie e le stesse sfide. Grazie al Consiglio pan-ucraino delle Chiese, che festeggia i 30 anni, «collaborare vuol dire oltrepassare i limiti confessionali o rituali e testimoniare l’autenticità dell’amore che abbraccia, sana, salva, serve a tutti».
L’aiuto della Chiesa e il perdono per sanare la memoria storica
Secondo le Nazioni Unite, oggi in Ucraina ci sono 5 milioni di persone che sperimentano un’emergenza umanitaria, ma solo 2 milioni possono essere assistiti con le risorse disponibili. «Come mi ha detto una volta il sindaco di Kiev – confida – più dei vestiti, del pane e degli alimenti, dalla Chiesa abbiamo bisogno della parola di speranza. Sono tempi di grande sofferenza per milioni di ucraini. Solo la Chiesa di Cristo è capace di sanare queste ferite. Attraverso il perdono possiamo costruire un futuro migliore. Perciò il dono del perdono, concesso e ricevuto, è la medicina che sana la memoria storica dei popoli europei».
Lo scisma ortodosso e il ruolo della Chiesa ucraina
Lo «scisma ortodosso» che si è verificato sette anni fa nel 2019 quando il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli ha concesso l’autocefalia, cioè l’autonomia, alla Chiesa ortodossa ucraina, sottraendola al Patriarcato ortodosso di Mosca, ha rappresentato l’ennesima, grave frattura nell’ortodossia ed è una delle cause della guerra provocata dall’aggressione e dall’invasione della Russia di Putin in Ucraina. Mons. Shevchuk ha chiesto al Consiglio ecumenico delle Chiese di includere la Chiesa ortodossa ucraina «perché la voce dell’Ucraina sia ascoltata». Lo ha fatto nell’incontro tra il Consiglio ecumenico delle Chiese e il Consiglio ucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose. Ciò garantirebbe, secondo lui, una voce ucraina permanente nella comunità ecumenica internazionale.
Ci sono due segni di speranza. Prima di tutto «ci sono molte conversioni perché le persone cercano risposte alle domande sul perché della loro sofferenza e nessuno può rispondere meglio della Parola di Dio». E poi c’è una nuova esperienza di cooperazione inter-ecclesiale, quello che chiama «ecumenismo esistenziale, non teorico, ma profondamente pratico perché insieme affrontiamo le stesse sfide e la stessa tragedia e siamo chiamati a rispondervi insieme».
Contro la strumentalizzazione della religione e la guerra “santa”
L’arcivescovo maggiore richiama il pericolo di strumentalizzare la religione «perché trasformare la religione in un’arma, dichiarare la guerra “santa” e promettere il perdono dei peccati a chi uccide gli ucraini è blasfemia. Questo getta dubbi sulla credibilità stessa del messaggio cristiano». Ed è quello che ha fatto più volte il patriarca russo ortodosso Kirill, amico di Vladimir Putin, che ha più volte benedetto armi e soldati impegnati nell’offensiva contro l’Ucraina, Paese in cui la libertà di coscienza è garantita, mentre nei territori occupati «la Russia sta sistematicamente distruggendo la libertà religiosa». Il Consiglio ucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose si ispira, secondo l’arcivescovo, «a quattro principi: l’uguaglianza di tutte le organizzazioni religiose di fronte alla legge, che è applicata equamente a tutti; il diritto dello Stato di difendere la propria sovranità e sicurezza nazionale; la cooperazione tra le Chiese e lo Stato per il bene comune; la definizione delle rispettive competenze, con lo Stato che si astiene dall’interferire negli affari delle Chiese».
In particolare, Shevchuk dice che «la legge a tutela delle Chiese dalle ingerenze di uno Stato aggressore non è diretta contro una Chiesa specifica. Piuttosto, in conformità al principio di universalità della legislazione civile, si applica a tutti senza eccezioni. Essa è diretta contro la strumentalizzazione della Chiesa e la trasformazione della religione in un’arma».
La missione di solidarietà del Consiglio Ecumenico delle Chiese
Anche il Consiglio ecumenico delle chiese parla di «visita di solidarietà in Ucraina, camminando nella speranza e pregando con le Chiese e le comunità per la fine della guerra». Visita in concomitanza con il 30° del Consiglio ucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose, che rappresenta oltre il 90 per cento delle organizzazioni religiose in Ucraina: «La delegazione ha ribadito il suo profondo impegno per la fine della guerra, il sostegno agli sforzi umanitari, l’incoraggiamento del dialogo ovunque se ne presenti la possibilità e l’accompagnamento delle Chiese ucraine».
«È stata un’esperienza profondamente toccante – afferma il pastore Jerry Pillay, segretario del Cec -. Siamo molto incoraggiati dalla resilienza, dalla tenacia e dalla speranza dimostrate dalla popolazione. Capi religiosi e funzionari governativi ci hanno aggiornato sulla situazione, con informazioni nuove e profondamente significative, con storie, pensieri e sentimenti delle persone».
Pier Giuseppe Accornero



