L’Arcivescovo in Barriera di Milano

Torino – Ha portato grande gioia e un segno di speranza la visita dell’Arcivescovo mons. Roberto Repole, domenica 8 gennaio, nella parrocchia Maria Regina della Pace, nel cuore di Barriera di Milano, dove nella festa del Battesimo di Gesù ha presieduto la Messa

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Ha portato grande gioia e un segno di speranza la visita dell’Arcivescovo mons. Roberto Repole, domenica 8 gennaio, nella parrocchia Maria Regina della Pace, nel cuore di Barriera di Milano, dove nella festa del Battesimo di Gesù ha presieduto la Messa.

Una visita annunciata pochi giorni prima che ha richiamato tutta la comunità e il quartiere: la chiesa era gremita in ogni posto.

L’Arcivescovo è stato accolto su corso Giulio Cesare dal parroco don Stefano Votta, dal viceparroco don Alexandru Rachiteanu, dal collaboratore parrocchiale don Luca Ramello, dal diacono Roberto Longo e da tutta la comunità. Ha preso parte alla celebrazione anche il presidente della Circoscrizione 6 Valerio Lomanto. La parola del Vescovo ha dato forza in un quartiere che certamente più di altri soffre per l’escalation di violenza, lo spaccio di droga a cielo aperto e il degrado, che non accennano a diminuire in una fetta di città divenuta ormai da tempo «terra di nessuno».

«Le istituzioni hanno abbandonato il nostro quartiere», sottolinea don Stefano Votta, «nulla è cambiato dopo gli infiniti appelli».

Una comunità che diventa «ospedale da campo» per reggere l’urto delle crisi che si susseguono una dietro l’altra. La parrocchia segue 313 famiglie in difficoltà che vengono aiutate con la borsa della spesa e il pagamento di affitti e utenze. Imponente l’attenzione in particolare verso le nuove generazioni grazie all’oratorio: testimonianza di come sia possibile vivere bene insieme nelle diversità.

L’Arcivescovo, commentando il brano di Vangelo di Matteo sul Battesimo di Gesù (Mt 3,13-17), ha sottolineato come «faccia bene a ciascuno riconoscere anzitutto che – quando ci mettiamo a contatto con Gesù, con il risorto, il vivente – anche quei piccoli spiragli di divino che ci sono in noi vengono valorizzati, anche quelle piccole capacità di bene, che ciascuno di noi ha, vengono assunte e moltiplicate. In genere siamo soliti, purtroppo, guardarci mettendo in evidenza anzitutto quello che non funziona; qualche volta lo facciamo sugli altri, ma tante volte lo facciamo anche su noi stessi. Gesù non ci guarda così». Ed ecco l’invito «a metterci davanti a Lui e riconoscere che è capace di vedere senza paure tutte le nostre infermità, tutte le nostre malattie. Spesso passiamo una vita a mettere sotto il tappeto le cose che sono malate della nostra esistenza: a volte le nostre relazioni ferite, a volte i nostri difetti, quei peccati sempre uguali. Ci fa del bene sapere che Gesù invece si accosta a noi con il desiderio di sanare quello che è malato, non volendo fare altro, se non del bene.

Ma ci fa anche del bene riconoscere che noi siamo stati battezzati, immersi nello stesso Cristo, per essere presenza di Dio allo stesso modo, guardando agli altri e sapendo cogliere anche quei barlumi di bene e di divino che ci sono per farli esplodere; guardandoci tra di noi, mettendo in evidenza prima di tutto quello che è bene e non quello che è male, con le parole anzitutto».

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