L’aria buona di Taizè

Chiuse le giornate torinesi – Intensa partecipazione agli incontri ecumenici nella chiesa di San Filippo Neri e al Tempio Valdese, meditazione dell’Arcivescovo Repole davanti alla Sindone. I pellegrini hanno animato le vie del Centro, pregato insieme, affollato i workshop. GALLERY

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«Diventare artigiani di unità». Questo il tema e l’obiettivo proposto da frère Alois Loser, priore della Comunità ecumenica francese di Taizé, per la riflessione e il confronto di tutto il 2022. Il tema, declinato in 6 proposte, ha accompagnato il cammino che ha portato a Torino dal 7 al 10 luglio oltre un migliaio di giovani per l’Incontro europeo che avrebbe dovuto svolgersi nel dicembre 2020 e che a causa della pandemia è stato differito e disgiunto in due appuntamenti: il primo sempre a Torino, per i giovani del Piemonte lo scorso dicembre, in collegamento web con la comunità francese, e il secondo, in questi giorni di inizio luglio.

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Sono arrivati a Torino giovani provenienti da decine di Paesi, nonostante le limitazioni imposte dal Covid e dal conflitto in Ucraina, ma non solo dall’Europa (Polonia e Ungheria le nazioni più rappresentate), a testimoniare un desiderio di unità che va oltre i confini del continente. In particolare sono arrivati a Torino anche giovani da Indonesia, Corea, Stati Uniti, Cina ed Egitto. Un gruppo, quest’ultimo, intervenuto con un canto nella preghiera finale di sabato 9 luglio  prima della «Notte bianca della fede» che ha concluso l’Incontro.

Appartenenze geografiche diverse, culture differenti, ma per gli oltre 3 mila ragazzi che hanno partecipato ai diversi momenti del 44° Pellegrinaggio di Fiducia sulla Terra, le giornate sono state soprattutto un’occasione per condividere, approfondire, trasformare in azione concreta la preghiera e il desiderio di essere «artigiani di pace e unità».

Un percorso iniziato dall’accoglienza nelle famiglie, testimonianza preziosa, come ha ricordato con gratitudine mons. Repole nella preghiera conclusiva a San Filippo sabato sera: «Aprire la propria casa a degli sconosciuti è affidarsi ed è una testimonianza che la fiducia reciproca – e non il sospetto o la paura – ci fa davvero uomini e donne e che senza fiducia non ci può mai essere una società umana».

Famiglie e comunità parrocchiali hanno aperto le porte sin dalla mattina di giovedì 7, dopo tanti mesi di preparazione vissuti dall’Arcivescovo emerito mons. Cesare Nosiglia che, con la Pastorale Giovanile e i Frères di Taizé, fino a maggio aveva stimolato la Chiesa torinese a non perdere la speranza nella realizzazione dell’Incontro. «La fiducia», ha ricordato lo stesso Nosiglia giovedì mattina in Municipio alla presentazione dell’Incontro europeo, «è ciò di cui abbiamo bisogno, è ciò che dobbiamo costruire o ricostruire, in un continente che si è ritrovato dove mai avrebbe voluto essere.

Qualche mese fa, di fronte all’ennesimo rinvio cui siamo stati obbligati, avevo chiesto di riflettere sul senso della prova cui venivamo sottoposti. Come Chiesa di Torino, ma anche come società civile, puntiamo molto su questo incontro perché rappresenta una occasione importante di accoglienza e di conoscenza reciproca. È una opportunità per far conoscere la nostra città e il nostro territorio in quella Europa che sentiamo come casa».

L’atmosfera di casa e di famiglia è stata percepita a partire dalla «Casa della pace», la tensostruttura creata per l’occasione in piazza Castello, luogo di informazione per i giovani e spazio per alcuni degli incontri che hanno scandito le giornate. Incontri dedicati alla Sindone e ai Santi, piemontesi e non, che anche nei momenti di preghiera e nelle visite pomeridiane sono stati indicati ai giovani come modelli da seguire.

Tante le possibilità offerte nei work-shop per cogliere come si possa diventare «artigiani di unità e pace» intervenendo in quelle realtà che rischiano di diventare luoghi di divisione ed emarginazione e vivendo la fraternità, come accade al Cottolengo, al Sermig, a Valdocco, al Gruppo Abele, alla Piazza dei Mestieri. Tra le proposte poi le esperienze di accoglienza e conoscenza reciproca tra le diverse confessioni, le offerte artistico-culturali di musei e mostre, le esibizioni musicali, ma, soprattutto, le preghiere di mezzogiorno e della sera, che hanno ribadito ai ragazzi la bellezza e l’importanza di non lasciarsi scoraggiare, di esprimere nella vita l’entusiasmo e la gioia che si leggevano nei volti in Piazzetta Reale per la Festa dei Popoli, tra balli e canzoni, sabato, prima della preghiera.

Volti gioiosi, volti pronti ad accogliere quello che è stato l’invito finale di frère Alois, concludendo l’Incontro in San Filippo, prima della «Notte bianca della fede». «Come testimoniare la speranza della Resurrezione?», ha chiesto, «È con la nostra vita che diventiamo testimoni dell’amore di Cristo per ogni essere umano! Trovate tempo ora per chiedervi: ‘come posso continuare a casa con un impegno concreto a servire gli altri?’, ‘Dove mi sta aspettando Dio?». Così, esortando i giovani a impegnarsi, a ricordarsi dell’Amore di Dio che unisce, che supera il dolore, «più forte della morte e del male», frère Alois ha ringraziato i rappresentanti delle diverse confessioni (cattolici, luterani, ortodossi, valdesi) che hanno contribuito al Pellegrinaggio torinese offrendo «un bel segno dell’unità della Chiesa», e ha espresso la consapevolezza di aver condiviso con i giovani davvero «un’esperienza di comunione radicata nell’amore di Dio che ci è stato rivelato attraverso la vita croce e resurrezione di Cristo».

E ancora, ricordando l’appuntamento al prossimo Incontro europeo, che sarà a Rostock in Germania il 28 dicembre, frère Alois ha ricordato anche l’accoglienza sempre possibile presso la comunità francese dove «si fanno passi concreti», ha sottolineato mons. Repole ringraziando i frères, «di incontro e unità tra i cristiani, rappresentando in ciò uno stimolo per tutti i credenti a cercare vie di collaborazione e stima, ascolto reciproco e comunione». Parole di gratitudine ma anche di incoraggiamento – al cammino spirituale personale ed ecumenico – che poi mons. Repole ha ripreso anche aprendo la contemplazione della Sindone con i primi giovani che dalla chiesa di San Filippo hanno scelto, tra le tante proposte di spiritualità della «Notte bianca della fede», ultimo appuntamento del programma di Taizé, di recarsi in Cattedrale.

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