L’Assegno ai figli, primo passo per la famiglia

Riforma importante – Voto unanime del Parlamento sulla Legge Lepri di sostegno alla genitorialità: partirà da luglio e varrà fino ai 21 anni dei figli. Draghi promette per l’estate il versamento dei primi contributi in busta paga

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L’assegno unico e universale per i figli arriverà dal 1° luglio 2021. Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha assicurato che da quella data tutte le famiglie riceveranno fino a 250 euro al mese per ogni figlio. Una riforma che il Paese attende da anni e che arriva in un momento delicato tra picchi di pandemia, tentativi di ripartenza, la luce in fondo al tunnel dei vaccini. L’Italia è fanalino di coda in Europa nella spesa di protezione sociale per la famiglia: siamo al terzultimo posto nella classifica dei 27 partner europei, dietro solo Malta e Paesi Bassi. Ma adesso il Governo deve correre e approvare entro tre mesi i decreti legislativi necessari per attuare la riforma sulla famiglia, votata all’unanimità (i «sì» sono stati 227, nessun voto contrario, quattro gli astenuti), martedì 30 marzo, in Senato. La gestazione del provvedimento è stata lunga: la prima proposta di legge risale al 2014. Per capire cosa cambierà abbiamo sentito il deputato torinese del Pd Stefano Lepri, considerato il ‘padre’ della riforma.

Stefano Lepri (Pd)

Con il via libera di Palazzo Madama, il Governo introdurrà nel nostro ordinamento un assegno unico e universale. Chi ne avrà diritto?

L’assegno sarà riconosciuto ai genitori per tutti i figli a carico dal settimo mese di gravidanza fino ai 18 anni di età. E può arrivare fino ai 21 anni se i figli studiano o sono impegnati in programmi di formazione oppure svolgono il Servizio civile universale. Si tratta di una riforma epocale, votata da tutto il Parlamento, ma scritta, voluta e guidata dal Partito democratico. Cinque gli obiettivi generali: contrasta la denatalità, favorisce la genitorialità, riduce le diseguaglianze legate ai carichi familiari, tutela i servizi di welfare e la previdenza, stimola i consumi, specie su base locale.

Cosa significano «unico» e «universale»?

«Unico» significa che ci sarà una sola misura, invece delle otto attuali, che saranno abolite (dagli assegni famigliari per i lavoratori dipendenti alle detrazioni per i figli a carico, dal bonus bebè agli sgravi per le famiglie numerose). Passiamo dalla giungla attuale a un sistema semplicissimo: ogni mese per ogni figlio si riceveranno i soldi sul conto corrente, oppure si potrà detrarre la somma come credito di imposta. L’assegno sarà anche «continuo», cioè senza interruzioni fino alla maggiore età. Ed «equo»: lo stesso importo per ogni figlio e maggiorazioni dal terzo in poi per aiutare le famiglie numerose. «Universale», infine, significa che ne beneficeranno tutti: non solo i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, ma anche gli incapienti, gli autonomi e i professionisti, chi è disoccupato o ha perso il lavoro. Sono grandi innovazioni e semplificazioni.

L’importo sarà maggiorato per figli con disabilità?

Sì, il contributo di base prevede una serie di maggiorazioni per i figli successivi al secondo, per le madri con meno di 21 anni e per i figli disabili, con un’aliquota aumentata tra il 30 e il 50 per cento. Per i disabili, inoltre, non c’è limite di età per ottenere la quota riservata ai maggiorenni, pur senza maggiorazioni.

Basta il plafond di circa 20 miliardi di euro per le coperture, finora ipotizzato, o dovrà essere irrobustito?

L’ultima legge di Bilancio ha stanziato 6 miliardi aggiuntivi rispetto ai circa 14 oggi destinati all’insieme delle agevolazioni per i genitori per un totale di 20 miliardi. È un incremento notevole. Questo vuol dire che molti avranno importi maggiori rispetto alla somma delle attuali misure: oggi l’importo medio che si ottiene per ogni figlio è di circa 100 ero al mese; con l’assegno unico l’importo medio aumenterà di quasi il 50 per cento. Il calcolo sarà fatto in base al reddito Isee e al numero dei componenti della famiglia. Sono in corso simulazioni per fare in modo che nessuno ci perda e che i più ci guadagnino. Basteranno ulteriori 800 milioni per assicurare una piena copertura. Peraltro aumenterà la platea di beneficiari, oggi tanti sono esclusi in tutto o in parte. È chiaro, però, che se si vuole arrivare alle cifre indicate da Draghi, serviranno altre risorse.

In commissione alla Camera c’è l’intero provvedimento del Family Act. Arriveranno altre misure a sostegno delle famiglie e della natalità?

L’assegno unico è la risposta in denaro, mentre il Family Act potenzierà le misure in servizi (per esempio, gli asili nido), quelle per l’occupazione femminile (tema che il premier Draghi ha inserito come priorità nell’agenda di governo), per la conciliazione dei tempi e i congedi parentali per tutti i lavoratori. Sostegno economico e servizi: due strategie che insieme guardano al futuro del nostro Paese.

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