L’aula Paolo VI compie 50 anni

30 giugno 1971 – Cinquant’anni fa Papa Paolo VI inaugurava l’aula delle udienze, che oggi porta il suo nome. Si calcola che in cinquanta anni siano passati oltre 12 milione di persone

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«Osi! Bisogna saper osare al momento giusto!», disse nel maggio 1964 Paolo VI all’ingegner Pier Luigi Nervi – il «papà» dello straordinario «Palazzo del Lavoro» a Italia 61 a Torino – invitandolo a costruire l’aula delle udienze e «a tentare un’opera non meschina o banale, ma cosciente della sua privilegiata collocazione e della sua ideale destinazione». Il grande architetto chiede al Pontefice se può «osare» a due passi dalla cupola michelangiolesca, avrebbe potuto «osare». Commenta mons. Leonardo Speranza, reggente della Casa pontificia, nel bel libretto «La Chiesa deve osare. 50° dell’edificazione dell’aula Paolo VI», Edizioni Viverein, Roma, 2021.

Cinquant’anni fa Paolo VI, il 30 giugno 1971 inaugurava l’aula delle udienze, che oggi porta il suo nome. Si calcola che in cinquanta anni siano passati oltre 12 milione di persone. Piega mons. Sapienza: «”Osare”: è lo spirito con cui Montini ha affrontato il suo ministero» e propone una serie di frasi sul coraggio del Papa bresciano: «Osare d’oltrepassare le soglie del Vangelo, e li studiare da quali principi il Signore vuol trarre la fecondità dell’istituzione spirituale e sociale, che è la Chiesa» (31 agosto 1966). «Sì; sì, o Signore, dimmi quello che io devo fare, e oserò, lo farò» (13 ottobre 1968). «Siamo esortati a non aver timore; possiamo e dobbiamo osare» (25 luglio 1973).

Ha osato – osserva Speranza – «quando ha affrontato una mentalità conformista, iconoclasta, mondanizzante, che tende a minare e disperdere i tesori della tradizione; nell’affrontare l’indipendenza e la ribellione nella vita ecclesiale; nella riforma liturgica; nel tenere la barra dritta della Chiesa sui temi del celibato sacerdotale e della vita umana». Il 29 giugno 1972 esce in una drammatica lamentazione: «Sembra che da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio. Non ci si fida più della Chiesa, ma del primo profano che viene a parlarci da qualche giornale per rincorrerlo e chiedere a lui se ha la formula della vera vita». Nonostante tutto, al termine della vita Papa Montini può affermare «con umile e ferma coscienza di non aver mai tradito ‘il santo vero”» (29 giugno 1978). Afferma: «Non possiamo essere cristiani se non con coraggio pieno e con forza» (27 febbraio 1974).

Il 30 giugno 1971 inaugura «questa bella e grande aula, che abbiamo voluto soprattutto per due motivi: per liberare la basilica di San Pietro dalla moltitudine eterogenea e vivace e per offrire ai nostri visitatori un’aula più adatta» ed esprime «compiacenza all’architetto Pier Luigi Nervi, ideatore di questa costruzione. Prevendendone le dimension, lo abbiamo incoraggiato a “osare”, ben sapendo il suo genio e le sue virtù».

Il primo a usare l’udienza generale è Pio XII. Dall’aprile 1939 dedica il mercoledì agli incontri e catechesi agli sposi novelli. Giovanni XXIII prosegue la consuetudine con i maestri cattolici o con i fedeli. Le udienze in diverse lingue di fatto iniziano con Paolo VI: il suo saluto è ripetuto in francese, spagnolo, tedesco e inglese. Discorsi brevi e saluti a gruppi particolari. L’architetto Pier Luigi Nervi, insuperabile maestro nell’interpretare il cemento, disegna un capolavoro. L’aula è pensata per le dirette tv e ci sono varie salette. Prima le udienze si svolgevano in San Pietro o nell’«Aula delle benedizioni». L’ultima udienza generale di Paolo VI è il 2 agosto 1978, quattro giorni prima di morire.

Solo quattro udienze generali tiene Giovanni Paolo I, un breve ciclo dedicato alle virtù con stile prettamente pastorale: «I discorsi di Papa Paolo sono una vera catechesi adatta al mondo moderno. Io cercherò di imitarlo, nella speranza di poter anch’io, in qualche maniera, aiutare la gente a diventare più buona». Affronta i temi «umiltà, fede, speranza, carità», come un buon parroco che spiega la dottrina.

Giovanni Paolo II inizia la prima udienza generale, il 25 ottobre 1978, con il ricordo del predecessore: «Quando mercoledì 27 settembre Giovanni Paolo I ha parlato ai partecipanti all’udienza generale, nessuno poteva immaginare che fosse per l’ultima volta. A distanza di quattro settimane desidero salutarvi e parlare con voi facendo seguito ai temi di Giovanni Paolo I: ha parlato delle tre virtù teologali fede, speranza e carità. Oggi parliamo di un’altra virtù: dagli appunti del defunto Pontefice ho appreso che era sua intenzione parlare anche delle virtù cardinali, “lampade della vita cristiana”, come le chiamava Giovanni XXIII».

Da allora le catechesi del mercoledì seguono uno schema a cicli, come la «Teologia del corpo» (1979-1984). Altra consuetudine introdotta da Giovanni Paolo II è, il mercoledì successivo a un viaggio internazionale, raccontarne le tappe fondamentali e il significato. Ad aiutare il Papa nei diversi cicli tematici si susseguono teologi, biblisti, liturgisti, storici e specialisti di varie discipline. L’ultimo ciclo è dedicare alla «Liturgia delle Ore». Nell’ultimo appuntamento Wojtyla è irriconoscibile per la malattia e saluta a fatica con poche parole. Muore la sera del 2 aprile 2005.

Benedetto XVI prosegue la tradizione: «Dopo la pia dipartita del mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, riprendono le udienze generali del mercoledì». Spiega la scelta del nome Benedetto. Dedica un ciclo ai Salmi e scelse poi i Padri della Chiesa – tra i quali Sant’Eusebio di Vercelli e San Massimo di Torino – e le grandi donne della cristianità. L’ultima udienza, il 27 febbraio del 2013, un giorno prima della fine del pontificato, piazza San Pietro è stracolma. Papa Francesco è eletto il 13 marzo 2013 e un mese dopo riprende il ciclo preparato dal predecessore dedicato all’«Anno della fede» con uno stile molto popolare e immediato. Dedica le catechesi a vari temi, come quello attuale: la preghiera. Nei primi anni le udienze, molto affollate, e si svolgevano in piazza san Pietro. Durante la pandemia Francesco parla in televisione.

Pio XII non aveva un saluto specifico; Giovanni XXIII spesso iniziava con «diletti figli»; neppure Paolo VI e Giovanni Paolo I avevano un saluto speciale; Giovanni Paolo II iniziava sempre con «Sia lodato Gesù Cristo»; Papa Francesco inizia con «Fratelli e sorelle, buon giorno», come alla domenica augura «Buon pranzo».

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