Le abbazie della Valle di Susa

Storia – Il 30 gennaio compie 1300 anni l’abbazia di Novalesa. Nel monastero si sono succeduti monaci Benedettini, Cassinesi e Sublacensi, Cistercensi e Trappisti. Tutte le abbazie della Valle di Susa

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A 1300 anni fa, il 30 gennaio dell’anno del Signore 726 – quando le Chiese d’Oriente e d’Occidente erano ancora unite – risale il documento di fondazione dell’abbazia della Novalesa («Novalux, nuova luce») in Valle di Susa, dedicata ai Santi fratelli Pietro e Andrea. Una storia lunga 13 secoli e ricca di cambiamenti: nel monastero si sono succeduti – in fedeltà al Vangelo e alla storia – monaci Benedettini (San Benedetto da Norcia), Cassinesi (Montecassino) e Sublacensi (Subiaco), Cistercensi (abbazia di Citeaux, Certosa) e Trappisti (Cistercensi di stretta osservanza). «La pergamena che fondò l’Europa: in 43 righe 1300 anni di storia custoditi nell’archivio di Stato. Il monastero benedettino non solo un luogo di preghiera, ma un centro pulsante della civiltà europea» scrive Andrea Parodi su «La Stampa».

I primi monaci seguono la «regula mixta» di San Colombano e di San Benedetto. Dalla Novalesa, dove è abate dall’817, Benedetto d’Aniane – su richiesta di Ludovico il Pio – comincia l’opera di unificazione dei monasteri imponendo la regola benedettina. Questo fa della Novalesa il centro propulsore dell’era benedettina che segna il Medioevo ed è celebre per la cultura biblica e teologica, umanistica e scientifica. Sotto Eldrado, abate 820-845, la comunità conosce la maggiore fioritura. Nel 906 i monaci, per scampare alle scorrerie dei Saraceni, fuggono a Torino. Robuste radici spirituali collegano la Novalesa al santuario della Consolata: i monaci fondano l’antica chiesa di Sant’Andrea, tuttora visibile e funzionante nel piano ribassato del santuario.

E fondano l’abbazia di San Pietro a Breme (Pavia), dalla quale nell’XI secolo ripopolano la Novalesa. Ai Benedettini succedono i Cistercensi (1646-1798) quando sono espulsi dal governo piemontese. Poi Napoleone affida la Novalesa ai Trappisti di Tamié in Francia. Caduto Bonaparte, il monastero è ripopolato dai Benedettini che nel 1821 si uniscono alla Congregazione Cassinese. Ma con le leggi del 29 maggio 1855 il governo piemontese, affamato di soldi e di beni, caccia i monaci – sorte toccata a molti ordini religiosi – vende l’edificio che è trasformato in manicomio, come accade anche alla Certosa di Collegno. Nel 1972 il complesso è acquistato dalla Provincia di Torino e affidato ai Benedettini Sublacensi.

SACRA – Non dissimile è la storia della Sacra di San Michele, o abbazia di San Michele della Chiusa, strabiliante complesso architettonico arroccato sul Monte Pirchiriano, a guardia della Via Francigena verso le Gallie all’imbocco della valle: su un imponente basamento di 26 metri, a 960 metri si innalza il monumento simbolo del Piemonte. È un punto di importanza strategica, presidiato dai militari già in epoca romana  («castrum»), utilizzato dai Longobardi a difesa dalle invasioni dei Franchi. Il culto dei Longobardi a San Michele arcangelo è ereditato dall’imperatore Federico I Barbarossa. Nell’Alto Medioevo in Europa sorgono numerosi edifici dedicati al santo arcangelo. La costruzione è del 983-987. Le fonti parlano di San Giovanni Vincenzo, arcivescovo di Ravenna che vi si ritira a vita eremitica.

Alessandro Manzoni nella tragedia «Adelchi» (1822) narra le vicende del figlio dell’ultimo re longobardo, Desiderio: nel 772-774 il regno cade a opera dei Franchi di Carlo Magno. Nel dialogo con il padre, Adelchi riflette sul fatto che anche i Longobardi, prima di essere sconfitti dai Franchi, si erano imposti su altre popolazioni e Manzoni riflette sulla ciclicità della storia e sul ruolo determinante della Divina Provvidenza, fulcro tematico de «I promessi sposi». Particolare attenzione riserva alla gente latina, quel «volgo disperso che nome non ha», che si illude di vedere la propria liberazione. Questo volgo rappresenta il popolo italiano dopo la delusione dei moti del 1820-21 contro la dominazione austriaca. Le opere di Manzoni si basano su fatti storici e su accurate ricerche. Il franco Carlo Magno sconfigge il longobardo Desiderio nella battaglia delle Chiuse, aggirando lo sbarramento fortificato che chiude la valle tra i monti Caprasio e Pirchiriano, tra il «Castrum Capriarium» e Chiusa San Michele. Nel «Chronicon novalicensis»

Manzoni trova che un giullare traditore avrebbe mostrato ai Franchi, bloccati da mesi, un percorso che avrebbe consentito di aggirare la barriera prendendo i nemici alle spalle. Nel «Liber pontificalis» di Agnello Ravennate, la strada sarebbe stata indicata a Carlo Magno dal diacono Martino.

FRUTTUARIA – È un’altra abbazia fondata intorno al Mille a San Benigno Canavese, da Guglielmo da Volpiano, figura di primo piano della Riforma cluniacense. La posa della prima pietra è del 23 febbraio 1003 alla presenza del vescovo di Ivrea Ottobiano e di Arduino marchese d’Ivrea e d’Italia. Guglielmo la fonda sui possedimenti della sua famiglia in località «fructuariensis locus» cioè luogo destinato alla riproduzione degli agnelli, oppure – secondo altri – «terreno fertile».  Guglielmo, oltre che figura religiosa di primo piano, nei secoli X-XI secolo è costruttore e restauratore di alcuni dei più importanti edifici religiosi di Francia e in Piemonte. Arduino si ritira a Fruttuaria e vi muore nel 1015. L’abbazia segue la regola benedettina affiancata da consuetudini cluniacensi. Nel 1027 una bolla di Giovanni XIX la pone, con i suoi beni, sotto il controllo di Roma.

SUSA – È ricordata per la prima volta nelle carte della Novalesa. Nell’887 «Segusium» e il territorio fanno parte della diocesi di Saint-Jean de Maurienne in Francia. Risale all’XI secolo la fondazione dell’abbazia di San Giusto in Susa, attuale Cattedrale. Le abbazie e i centri religiosi della Valle di Susa testimoniano l’importanza dal Medioevo di questo territorio come transito dei pellegrini diretti a Roma o a Santiago di Compostela attraverso la Via Francigena. La diocesi è relativamente recente: è eretta il 3 agosto 1772 da Clemente XIV con la bolla «Quod nobis», ricavandone il territorio dalle abbazie di San Giusto di Susa e della Novalesa e dall’arcidiocesi di Torino. La diocesi dura in pratica fino al 12 ottobre 2019 quando Papa Francesco – dopo la rinuncia del vescovo Alfonso Badini Confalonieri – nomina l’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia amministratore di Susa e il 19 febbraio 2022 la unisce «in persona episcopi» al nuovo arcivescovo di Torino, Roberto Repole.

Pier Giuseppe Accornero

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